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Recensione di The Last Duel (2021): un racconto cavalleresco in tre atti. Il 15 ottobre Ridley Scott, insieme al duo Damon – Affleck, torna con una pellicola “cappa e spada” mozzafiato, che riscrive il Medioevo cinematografico.

Il regista del Gladiatore, dimostra alla veneranda età di 84 anni, di essere ancora in grado di
regalarci opere cinematografiche dal forte impatto visivo ed emotivo.
The Last Duel - tratto dall’omonimo libro di Eric Jager ed ispirato da una storia vera - racconta della forza e della tenacia di una donna nel denunciare una violenza sessuale, in
un momento storico in cui la voce femminile è spesso inascoltata.
Il film è stato presentato come Fuori Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 78.

LA TRAMA

Un racconto cavalleresco diviso in tre atti

Veniamo catapultati nella Francia di Carlo VI, intorno al XVI secolo, in un angolo del pianeta imperversato da continue guerre, dove il valore dell’uomo si misura principalmente in base al sangue versato sui campi di battaglia. Qui troviamo i due scudieri e amici, Jean de Carrouges (Matt Damon) valoroso, ma dal difficile carattere e Jacques Le Gris (Adam Driver) astuto, bello e colto. Entrambi sono al servizio del Conte Pierre d’Alençon (Ben Affleck) nobile eccentrico, cugino del re francese.

Jean, sposa la bellissima Lady Marguerite de Thibouville (Jodie Comer) che porta in dote le sue ricchezze, e la possibilità di avere di avere un erede. I continui dissapori tra Jean e il Conte d’Alençon mettono in difficoltà l’amicizia dei due scudieri. Nel frattempo, Jacques acquista le simpatie del Conte, diventando man mano il suo uomo più fidato.

the last duel jodie comer matt damon

Il rapporto tra i due protagonisti precipita quando Marguerite viene abusata da Jacques mentre il marito si trova in viaggio per Parigi. La protagonista femminile prende coraggio e racconta tutto al marito Jean che – offeso più dal disonore arrecato che dalla sofferenza inflitta alla moglie – decide di denunciare il misfatto al Re.

Per risolvere la questione e ottenere giustizia, Marguerite spingerà il marito a richiedere al Re di Francia un Duello di Dio, una pratica in cui è un duello a decretare il verdetto di una disputa giuridica, dove la volontà di Dio stabilisce il destino dei due contendenti.

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Info
Anno 2021
Durata 152 min
Regia Ridley Scott

 

Cast

Matt Damon: Jean de Carrouges
Adam Driver: Jacques Le Gris
Jodie Comer: Marguerite de Carrouges
Ben Affleck: conte Pierre d’Alençon

LA RECENSIONE

Il duello secondo Ridley Scott

Ho avuto l’opportunità di vedere The Last Duel in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia. Ridley Scott si conferma ancora una volta uno dei migliori cineasti in circolazione, proponendo un’opera che richiama il mood del suo famoso film d’esordio I duellanti, e rivisita in chiave medievale e cavalleresca Rashomon di Akira Kurosawa mettendo al centro, appunto, il tema del duello.

Nel film, tuttavia, il regista dà maggiore attenzione all’aspetto psicologico e drammatico dei personaggi e alla narrazione, ma poco spazio all’azione, concentrata in pochi punti all’inizio e nel finale; uno squilibrio che si fa sentire principalmente nella parte centrale della pellicola. Lo scontro finale è uno dei migliori combattimenti tra paladini sul grande schermo: adrenalinico, frenetico, crudo e sanguinoso. Un duello mozzafiato che mostra tutta la brutalità del mondo cavalleresco medievale.

L’intreccio non perde mai di intensità, non annoia. La storia rimane ben articolata ed evita di scadere nella banale ridondanza degli eventi, mantenendo attiva l’attenzione dello spettatore fino alla fine. Un punto di forza importante di The Last Duel è certamente l’accuratezza storica. La cura dei particolari dona autenticità al mondo medievale che circonda i personaggi, nonostante alcune “imprecisioni storiche” sulle armature utilizzate.

Scott, nei suoi lavori, si è infatti sempre concentrato con maggiore attenzione sul racconto, tralasciando i dettagli di tipo storico – come nel Gladiatore o in Robin Hood – provocando l’ira di molti studiosi. La sceneggiatura è ben scritta e ben strutturata, opera della coppia di vecchi amici Ben Affleck e Matt Damon – entrambi interpreti all’interno del film – che segna il loro ritorno dopo quasi 24 anni dall’Oscar di Will Hunting – Genio ribelle – insieme alla penna esperta di Nicole Holofcener, regista e sceneggiatrice.

Tre personaggi, tre storie, una verità

Gli avvenimenti di The Last Duel si dividono in tre atti e mostrano le tre versioni dello stesso fatto, ma da angolazioni diverse, cioè quelle di Jean, Jacques e Lady Marguerite, rimanendo fedele al romanzo di Jager. Nel raccontare le versioni della vicenda, alcuni avvenimenti vengono ripetuti, ma sono i piccoli cambiamenti, le espressioni, i cambi di inquadratura, che permettono di entrare realmente a contatto con la parte più profonda e personale dei tre protagonisti.

Andando avanti nelle vicende, le tre versioni si intersecano tra loro, la storia diventa sempre più enigmatica e si insinua il dubbio negli spettatori, curiosi di sapere cosa sia realmente accaduto. Si intravede, però, l’intenzione del regista di dare più rilevanza ad una versione in particolare, quella della vittima – oggigiorno messa spesso da parte – che tenta con ogni suo mezzo di avere giustizia, mettendo in evidenza l’impotenza della voce femminile in un mondo dettato dal volere degli uomini.

Un tema centrale non facile da trattare

Il tema dello stupro è trattato magistralmente dal regista. Gli viene dato il giusto spazio, la giusta dimensione: porta lo spettatore a provare il profondo dolore della protagonista femminile.

La violenza carnale non è più la vile dimostrazione del carattere animalesco e possessivo dell’uomo; diventa un crimine verso quest’ultimo e tutto ciò che gli appartiene che mette – a dir poco – in sordina la reale vittima.

La sensazione principale che si prova nel vedere le vicende è un profondo disagio; il disagio, il fastidio di un passato che richiama il presente, e di un mondo contemporaneo che richiama quei secoli bui.

Un cast straordinario

L’ottima messa in scena è da attribuire per gran parte al cast.

Matt Damon e Ben Affleck assumono due importanti ruoli nel film, permettendo così una maggiore caratterizzazione del personaggio sia a livello di scrittura che di performance attoriale. Con Jacques Le Gris, Adam Driver si conferma la rivelazione di questi ultimi anni: statuario, fiero e capace di decostruire il mito del virtuoso paladino. Grazie alla sua incredibile bravura, Jodie Comer si confronta con un ruolo complesso, riuscendo a trasporre la difficile e umiliante realtà femminile nel Medioevo.

Un Medioevo freddo e nevoso

La fotografia di Dariusz Wolski ci presenta un Medioevo dai toni scuri e freddi, come i paesaggi innevati della Normandia, gli oscuri castelli e i corpi senza vita nei campi di battaglia. Il bianco della neve, il grigio della nebbia e il lume dei camini rischiarano le tenebre medievali e i cupi animi umani, creando un collegamento tra la buia natura e il profondo animo umano.

IN CONCLUSIONE

Ridley Scott torna con un grande dramma storico, brillante e visionario - sia dal punto di vista tecnico che visivo - raccontando una storia brutale e complessa.
Un lavoro con poche sbavature, un ritmo narrativo che si mantiene costante, ottime interpretazioni e una sceneggiatura solida. Il 15 ottobre fiondatevi al cinema a vedere questa piccola perla cavalleresca! 😉

Ridley Scott tornerà il 16 dicembre in sala con l’imperdibile House of Gucci.

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