Il ritorno della famiglia Owens rappresenta un evento nostalgico significativo per il cinema pop degli anni '90, un'operazione pensata per intercettare l'affetto di quanti sono cresciuti con il culto del primo capitolo e per estendere il franchise alle nuove generazioni. Amori e Incantesimi 2, diretto da Susanne Bier e basato sul romanzo del 2021, The Book of Magic, di Alice Hoffman, prova a raccogliere un'eredità non semplice. Il film originale del 1998, pur non essendo stato un trionfo immediato al botteghino, è diventato nel tempo un vero e proprio cult grazie alla sua estetica cozy, alla colonna sonora indimenticabile e soprattutto alla travolgente chimica tra Sandra Bullock e Nicole Kidman. Questo seguito affronta la sfida di rispolverare quella formula senza scivolare nell'effetto fotocopia. La sceneggiatura, firmata dal trio composto da Akiva Goldsman, Georgia Pritchett e Kelly Marcel, adotta un tono decisamente più cupo e drammatico rispetto all'originale. La regia della Bier tenta di infondere al progetto una dignità visiva ed emotiva da drama d'autore, anche se la narrazione soffre talvolta per un'eccessiva quantità di sottotrame e personaggi secondari. Noi l’abbiamo visto per voi e vi diciamo cosa ne pensiamo.
LA TRAMA
La maledizione continua
La storia riprende diversi anni dopo la conclusione del primo film, rivelando una dolorosa verità: la terribile maledizione della famiglia Owens, che condanna a morte prematura qualsiasi uomo si innamori di una donna del loro lignaggio, non è affatto spezzata. Dopo aver perso anche il suo secondo marito (il detective Gary Hallet), Sally Owens (Sandra Bullock), distrutta dal dolore, ha preso una decisione drastica: ha rimosso la memoria della magia dalle sue figlie, Kylie e Antonia, ed ha imposto al resto della famiglia la promessa di non praticare più l’arte stregonesca. Gli anni passano fino a quando, durante una riunione familiare per il compleanno delle zie Jet (Dianne Wiest) e Franny (Stockard Channing), la tragedia colpisce di nuovo. La giovane Kylie (Joey King) si innamora del bel Gideon (Xolo Maridueña), ma il ragazzo cade improvvisamente in un coma inspiegabile. Per salvarlo, Sally è costretta a rivelare la verità alla figlia. Kylie, determinata a spezzare la piaga ancestrale una volta per tutte, scopre un antico tomo e fugge in Inghilterra alla ricerca delle radici della maledizione. Sally e Gillian (Nicole Kidman) si mettono subito sulle sue tracce, unendo le forze con Ian Wright (Lee Pace), uno studioso ed esperto di arti oscure. Durante il viaggio d’oltreoceano si imbattono in Thomas (Solly McLeod), un misterioso e pericoloso stregone legato al passato degli Owens, scatenando una corsa contro il tempo per salvare la vita di Gideon prima che la maledizione consumi l’intera stirpe.
INFO & CAST
Durata 130 min
Regia: Susanne Bier
Cast:
Sandra Bullock (Sally Owens)
Nicole Kidman (Gillian Owens)
Stockard Channing (Frances Owens)
Dianne Wiest (Bridget “Jet” Owens)
Joey King (Kylie Owens)
Maisie Williams (Antonia Owens)
Lee Pace (Ian Wright)
Xolo Maridueña (Gideon)
Solly McLeod (Thomas Lockland)
LA RECENSIONE
Un cast carismatico ma con personaggi sacrificati
Il vero motore dell’intera operazione risiede, ancora una volta, nel duo di protagoniste. Sandra Bullock e Nicole Kidman mostrano una sincronia perfetta, ritrovando immediatamente la complicità emotiva che aveva decretato la fortuna del film del 1998. La Bullock interpreta con maestria la vulnerabilità e la protettività materna di Sally, mentre la Kidman restituisce a Gillian quel tocco esuberante e leggermente svampito che i fan hanno sempre amato. L’inserimento dei veterani Dianne Wiest e Stockard Channing regala momenti di pura nostalgia (ed emozione pura), sebbene i loro ruoli risultino fin troppo marginali rispetto alla trama principale. Per quanto riguarda le nuove entrate, Joey King si dimostra convincente nel ruolo di Kylie, portando sullo schermo la giusta dose di caparbietà e determinazione, affiancata da un carismatico Lee Pace nel ruolo del professore di occultismo. Tuttavia, la gestione di un cast così corale penalizza alcuni interpreti: personaggi come Antonia (interpretata da Maisie Williams) e Gideon (Xolo Maridueña) rimangono relegati a funzioni quasi passive, soffocati da una sceneggiatura che fatica a dare il giusto spazio a tutte le figure introdotte.
Il confronto diretto con il capostipite del 1998
C’è da dire che i due film riflettono in modo evidente le rispettive epoche di appartenenza. L’originale di Griffin Dunne era una commedia romantica fantastica decisamente anni ’90, caratterizzata da toni luminosi, momenti sopra le righe ed un’atmosfera calda e rilassata. Questo sequel della Bier si distacca parzialmente dall’estetica solare di allora per abbracciare un linguaggio visivo più cupo, malinconico e maturo. Laddove il primo capitolo concentrava l’attenzione sulle dinamiche quotidiane di una piccola cittadina del Massachusetts, il secondo amplia notevolmente la scala geografica e narrativa, spostandosi verso l’Europa e assumendo i connotati di una vera e propria avventura fantastica alla ricerca delle proprie radici. Se da un lato questo cambiamento di registro toglie un po’ di quel fascino provinciale e domestico che aveva reso memorabile l’originale, dall’altro permette alla pellicola di esplorare in maniera più profonda il trauma generazionale, la perdita e il peso che le scelte dei genitori esercitano sulla vita dei figli.
La regia, il ritmo e la magia ritrovata
Dal punto di vista tecnico e registico, Susanne Bier riconferma la sua impronta elegante, supportata da una fotografia curata e da una colonna sonora avvolgente, firmata da Rupert Gregson-Williams. Il difetto principale del film risiede nella struttura narrativa: la sceneggiatura cerca di stipare troppi elementi, sottotrame magiche e rivelazioni storiche all'interno di una durata che supera le due ore (precisamente 130 minuti), generando alcuni cali di ritmo nella parte centrale. Tuttavia, quando la cinepresa si sofferma sugli aspetti più umani della storia — la sorellanza, la complicità tra donne e il coraggio di affrontare il dolore insieme — la pellicola ritrova pienamente la sua magia. Non mancano citazioni affettuose al capostipite, tra cui la reimmaginazione dell'iconica scena dei midnight margaritas, che funzionano come un caloroso abbraccio al pubblico storico. In definitiva, pur non superando la freschezza e la semplicità dell'originale, questo secondo capitolo si attesta come un sequel dignitoso, imperfetto nella scrittura ma sorretto da interpretazioni di alto livello e da un cuore sincero. Ci aspettavamo di più? Decisamente si, ma diamo comunque 3 stelle perché la magia delle Owens ci mancava enormemente.
Il voto di Cinefily



