Se pensavate che il Batman di Robert Pattinson fosse oscuro, preparatevi a cambiare idea. Presentato a Venezia 83, Primetime segna il debutto nel lungometraggio di finzione del documentarista Lance Oppenheim. È un viaggio disturbante, cinico e viscerale dietro le quinte di "To Catch a Predator", il celebre show americano che nei primi anni 2000 incastrava presunti pedofili in diretta tv. Un thriller grottesco che ci costringe a guardare nello specchio il nostro voyeurismo.
LA TRAMA
L'esca, la trappola e lo share
Il film ricostruisce in modo febbrile l’operato di Chris Hansen (Robert Pattinson) e della sua squadra “Perverted-Justice”. L’obiettivo è semplice quanto machiavellico: utilizzare finti minorenni (tra cui spiccano la cantautrice Phoebe Bridgers e Skyler Gisondo) per adescare predatori online, attirarli in villette di periferia e umiliarli a favore di telecamera con l’intervento delle forze dell’ordine. Affiancato dalla glaciale produttrice Andie Bender (Merritt Wever), Hansen si trasforma in un giustiziere ossessionato dagli ascolti, disposto a tutto pur di battere Lost nella guerra dell’audience, fino a spingersi verso un punto di non ritorno.
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INFO & CAST
Durata 110 min
Regia Lance Oppenheim
Cast
Robert Pattinson: Chris Hansen
Merritt Wever: Lynn Keller
Skyler Gisondo: Dan Plumb
Tony Revolori: predatore sessuale
LA RECENSIONE
Il mostro in diretta TV
Oppenheim dirige Primetime come se fosse un horror d’essai. Il film si muove al ritmo forsennato di un thriller, ma è immerso in un’atmosfera così sordida e opprimente che a fine visione si ha quasi bisogno di farsi una doccia. La regia evita di glorificare i protagonisti, mostrandone invece il progressivo marciume morale. Robert Pattinson è monumentale nel decostruire la rassicurante figura televisiva di Chris Hansen: la sua non è l’interpretazione di un eroe, ma di un uomo divorato da un delirio di onnipotenza e disperatamente bisognoso di attenzioni. Supportato da un cast in stato di grazia (incluso un meta-cameo dell’ex CEO di NBCUniversal Jeff Zucker nei panni di se stesso), Primetime è una satira nerissima su una televisione disposta a nutrirsi di anime umane pur di fare spettacolo.
Un incubo in formato DV
Per restituire l’estetica sgranata e “sporca” dei primi anni 2000, Oppenheim ha compiuto una scelta tecnica formidabile. Ha recuperato le videocamere digitali (DV) originali usate per girare lo show dell’epoca, mescolandole a telecamere nascoste sparse per il set, per poi scansionare il girato su pellicola 16mm. Il risultato è una patina visiva analogica e inquietante, un finto realismo che trasforma l’inchiesta giornalistica in un grottesco freak show.
IN CONCLUSIONE
Un film compulsivo, mostruoso e affascinante. Oppenheim e Pattinson firmano una discesa negli inferi della TV verità, svelando come il confine tra il cacciatore di mostri e il mostro stesso possa diventare impercettibile. Una delle visioni più coraggiose (e scomode) di questo festival.
Il voto di Cinefily



