Presentato nella sezione Orizzonti a Venezia 83, La Città dei Vivi di Edoardo Gabbriellini (con Valerio Mastandrea) è un pugno nello stomaco che sceglie, coraggiosamente, la via del cuore. Liberamente ispirato all'incredibile omonimo romanzo di Nicola Lagioia, senza dubbio il libro italiano più folgorante degli ultimi anni, il film compie una missione difficilissima: raccontare la vita di Luca Varani prima che la cronaca nera lo trasformasse in una notizia. Un’opera dal ritmo incalzante che ci restituisce un'emozione cruda, dolorosa e profondamente umana.
LA TRAMA
L'equilibrio fragile dei vent'anni
Luca ha ventitré anni. Cresciuto in una famiglia adottiva che lo circonda di affetto e dedizione, vive la classica esistenza sospesa di chi ha il futuro spalancato davanti ma non sa ancora come afferrarlo. Le sue giornate rimbalzano tra il centro e la periferia di Roma, scandite dal gruppo di amici storici e da una relazione sentimentale giovane, ma già viscerale e carica di significato. È una vita fatta di identità contrastanti e passioni in divenire, un’esistenza normale che, improvvisamente, si spezza. Basterà una sola notte, un incontro apparentemente casuale e profondamente sbagliato, per interrompere bruscamente il suo percorso in un’esplosione di violenza insensata.
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INFO & CAST
Durata 104 min
Regia Edoardo Gabbriellini
Cast
Emanuele Maria Di Stefano
Gaia Merlonghi
Simona Senzacqua
Roberta Mattei,
Valerio Mastandrea
LA RECENSIONE
La Città dei Vivi: un film di cuore, oltre la cronaca
Era facile cadere nella trappola del true crime morboso, ma Gabbriellini sceglie un’altra strada. La Città dei Vivi è un film di cuore, solido e ben strutturato, che viaggia su un ritmo rapido per immergerci nella quotidianità di un ragazzo come tanti, alla disperata ricerca del proprio posto nel mondo. Il regista indaga i turbamenti giovanili e il lato oscuro che si annida in una vita apparentemente comune, dove scelte sbagliate e frequentazioni tossiche possono prendere pieghe inaspettatamente crudeli, spingendo verso la tragedia per il puro “gusto di farlo”. Non c’è compiacimento nel dolore: a colpire duro è la fotografia del film, realistica, ruvida e senza filtri, che si incolla addosso allo spettatore esattamente come le emozioni, devastanti, che ti accompagnano fuori dalla sala.
Un plauso obbligato va a Valerio Mastandrea nei panni del padre di Luca: la sua ostinazione nel cercare a tutti i costi un lato positivo, fino a scivolare in una dimensione quasi irreale, è una delle vette emotive del film.
Dal capolavoro letterario allo schermo
Quando nel 2020 Nicola Lagioia ha pubblicato La città dei vivi, ha scosso la letteratura italiana scavando a mani nude nel male e nelle responsabilità collettive di una città (e di una società) intera. Il film raccoglie questa eredità pesantissima e sceglie saggiamente di non scimmiottare la pagina scritta, ma di tradurla in immagini, concentrandosi sull’umanità della vittima. Ridare tridimensionalità ai sogni, agli amori e alle fragilità di Luca, strappandolo all’etichetta del caso di cronaca del 2016, è forse il traguardo più grande di questa pellicola.
IN CONCLUSIONE
Dimenticate la cronaca nera e i titoloni sensazionalistici. La Città dei Vivi è un ritratto intenso, veloce e spietatamente reale sulla fragilità della giovinezza e su come l'oscurità possa inghiottire la normalità in un istante. Un'opera che resta impressa grazie a una regia attenta e a una fotografia cruda che non fa sconti a nessuno.
Il voto di Cinefily



