Con Se ami qualcuno dillo, opera prima da regista di Marco Bonini adattata dal suo omonimo e fortunato romanzo edito da Longanesi nel 2019, ci troviamo esattamente di fronte quel tipo di film che prende vita da ferite intime, profonde e irrisolte, portati sul grande schermo solo quando il tempo e la maturità hanno trasformato il dolore in una grazia narrativa lucida e consapevole. È un debutto alla regia che porta con sé l'odore della vita vissuta, della vulnerabilità maschile spogliata di ogni sovrastruttura patriarcale ed esibita in un registro al contempo brillante, tagliente e spietato. Bonini firma una commedia amara, coraggiosa ma anche divertente, che si muove in un equilibrio sottilissimo sul filo del dramma familiare, affrontando con un pudore disarmante il tema della malattia, della scomposizione della maschera virile e della miracolosa possibilità di una seconda opportunità emotiva. In questa giostra vertiginosa di sentimenti irrisolti e risentimenti sedimentati nel corso degli anni, si muove un cast in assoluto stato di grazia, guidato da un Edoardo Leo in stato di grazia. Noi di Cinefily l’abbiamo visto per voi e vi diciamo cosa ne pensiamo.
LA TRAMA
La rinascita di Sergio
Sergio (Edoardo Leo) è un uomo cinico, prepotente, anaffettivo e totalmente concentrato sulle proprie ambizioni, incapace di stabilire una connessione autentica con chi lo circonda. Colto da un malore improvviso in pieno tradimento, cade in un coma profondo che scuote le fondamenta del suo piccolo mondo egoistico. Nella sala d’attesa dell’ospedale si ritrovano per forza di cose tre persone che avrebbero tutte le ragioni legittime per volerlo dimenticare per sempre: la compagna attuale Gabriella (Claudia Gerini), l’ex moglie Alba (Giovanna Mezzogiorno) e il figlio adolescente Giulio (Biagio Venditti). Al suo risveglio, però, Sergio non è più l’uomo di prima: a causa di un grave danno neurologico provocato dall’arresto cardiaco, si ritrova bloccato in una sorta di regresso infantile e cognitivo, costretto a dover imparare il mondo daccapo all’interno del proprio corpo adulto. La sua arroganza sparisce di colpo, lasciando spazio a una figura tragicomica e candidamente dirompente, convinta di aver ricevuto una straordinaria seconda possibilità per imparare finalmente a voler bene alla sua complicata, ferita e allargata famiglia.
INFO & CAST
Durata: 111 min
Regia: Marco Bonini
Cast:
Edoardo Leo (Sergio)
Claudia Gerini (Gabriella)
Giovanna Mezzogiorno (Alba)
Biagio Venditti (Giulio)
Thomas Trabacchi (Riccardo)
Clemente Pernarella (Luca)
Daniela Virgilio
Pietro De Silva
Luisa De Santis
Antonia Di Francesco
LA RECENSIONE
Edoardo Leo alla prova attoriale più complessa della sua carriera
Per Edoardo Leo – uno degli attori più amati del panorama cinematografico italiano – accettare una parte complessa e rischiosa come quella di Sergio significava sicuramente camminare costantemente su un filo del rasoio. Bastava un accento fuori posto, un eccesso di zelo o una calibrazione sbagliata della caricatura per far precipitare l’intero film nella farsa più scontata e indigesta. L’attore compie invece un vero e proprio miracolo attoriale, regalandoci quella che si attesta senza dubbio come la sua migliore, più coraggiosa e matura interpretazione di sempre. L’attore romano decide di spogliare completamente il suo personaggio di quella comicità sorniona e di quel disincanto generazionale che avevano contraddistinto i suoi ruoli più celebri, lavorando con certosina pazienza sui minimi dettagli del corpo, sullo sguardo costantemente spalancato sullo stupore e sui tempi di una recitazione meravigliosamente destabilizzante. Leo restituisce con una verità che disarma lo spaesamento profondo di un uomo che deve imparare daccapo i gesti basilari dell’affetto, privo di filtri e totalmente liberato dalla paura del giudizio altrui. È una performance fortemente fisica, misurata con il bilancino nei momenti di blackout cognitivo e capace di passare in una frazione di secondo dalle risate di pancia a sprazzi di pura, lacerante commozione.
L’architettura del dolore e il trio delle meraviglie
Il valore aggiunto e la vera forza strutturale dell’opera prima di Marco Bonini risiedono nel modo straordinario in cui la regia gestisce un cast corale così denso di personalità artistiche forti. Claudia Gerini e Giovanna Mezzogiorno costruiscono due figure femminili potentemente antitetiche ma destinate a completarsi a vicenda nello specchio di questa crisi inattesa. La Gerini lavora sulle sfumature sottili di una donna costretta a misurarsi con la fragilità improvvisa di un uomo che aveva sempre vissuto come granitico e inattaccabile, sfoggiando un registro drammatico di altissimo livello intriso di un’ironia amara e dolente. Dall’altra parte, Giovanna Mezzogiorno regala una performance di immensa statura emotiva, scegliendo la strada difficile della sottrazione. I suoi sguardi carichi di storia, i suoi silenzi eloquenti che esplodono poi con rabbia e il peso specifico dei ricordi mai del tutto sopiti ancorano il film a una verità psicologica ineccepibile. Questo magnifico trio di protagonisti viene brillantemente completato dalla rivelazione di Biagio Venditti, nei panni del giovane Giulio, vero e proprio alter ego del regista nella genesi autobiografica del racconto e dal sempre bravo Clemente Pernarella “paziente” nuovo compagno di Alba/Giovanna Mezzogiorno . L‘intesa e la chimica che si stabiliscono tra Leo e Venditti regalano alcune tra le sequenze più intense dell’intera pellicola, mettendo a nudo – senza alcuna retorica – la bellezza dolorosa del ribaltamento dei ruoli generazionali, facendoci scendere anche qualche lacrima.
La verità della ferita: dal libro allo schermo
A nostro avviso, ciò che distingue Se ami qualcuno dillo dal panorama medio - e spesso ripetitivo - della commedia sentimentale italiana è la sua radicale matrice profondamente autobiografica, che si avverte in ogni singola inquadratura.
Il libro e il film – come ribadito dallo stesso regista nell’incontro antecedente alla proiezione - affondano le radici in un evento drammatico realmente vissuto dall'autore nell'estate del 2000. Suo padre, infatti, fu colpito da un grave infarto che lo portò in coma e gli causò un importante danno cerebrale. Al risveglio, l'uomo era cambiato profondamente, perdendo alcune facoltà ma acquisendo una nuova e spiazzante dolcezza, capace di stravolgere e ridefinire il rapporto con il figlio.
La sua regia, quindi, non insegue mai il virtuosismo tecnico fine a sé stesso o la battuta a tutti i costi, ma sceglie di mettere la macchina da presa al servizio di una storia vissuta direttamente sulla propria pelle. Il film trasuda un'autenticità che allo stesso tempo fa male e cura, offrendo allo spettatore una prospettiva inedita sulle seconde possibilità. Bonini affronta il grande tabù del condizionamento patriarcale e della fragilità neurologica rifiutando categoricamente ogni forma di pietismo o retorica consolatoria, preferendo raccontare la guarigione affettiva come un processo scomodo, buffo, talvolta disperato ma irrefrenabilmente vitale. Se ami qualcuno dillo si conferma così un esordio sincero, coraggioso e di rara intelligenza emotiva, capace di far riflettere a lungo su quanto spesso sia necessario che le nostre certezze più rocciose vadano in frantumi per permetterci, finalmente, di pronunciare ad alta voce le parole che contano davvero.
Il voto di Cinefily



