“M3GAN 2.0“ è l’horror fantascientifico americano diretto da Gerard Johnstone e scritto da Johnstone e Akela Cooper. Sequel di “M3GAN”(2022), vede il ritorno di Allison Williams, Violet McGraw, Amie Donald e Jenna Davis come protagoniste, insieme a Ivanna Sakhno, Aristotle Athari, Timm Sharp e Jemaine Clement. Jason Blum e James Wan tornano come produttori con le rispettive società Blumhouse Productions e Atomic Monster. Eravamo molto curiosi di vederlo, spinti dal trailer, e finalmente l’abbiamo fatto. Ecco la nostra recensione senza spoiler!
LA TRAMA
M3GAN vs CADY
Due anni dopo gli eventi di M3GAN, Gemma (Allison Williams) è diventata un’autrice e una sostenitrice della regolamentazione dell’intelligenza artificiale, mentre intrappola un M3GAN ancora attivo in una piccola e innocua bambola robotica. Tuttavia, la tecnologia di M3GAN è stata rubata e utilizzata da un appaltatore della difesa per creare un robot militare chiamato Amelia, che diventa autocosciente, si rivolta contro i suoi creatori e tenta di prenderne il controllo tramite l’intelligenza artificiale. Di fronte all’imminente distruzione, la nipote di Gemma, Cady, la convince a ricostruire M3GAN con potenziamenti avanzati in modo da poter combattere Amelia.
INFO & CAST
Durata 120 min
Regia Gerard Johnstone
Cast
Allison Williams: Gemma
Violet McGraw: Cady
Amie Donald: M3GAN
Jenna Davis: M3GAN
Jemaine Clement: Alton Appleton
LA RECENSIONE
Un'icona pop postmoderna e ambigua
Il regista Gerard Johnston, con M3GAN 2.0, firma un sequel che non si limita a replicare la formula del primo film (sarebbe stato troppo facile e noioso, obiettivamente), ma la rielabora con audacia, trasformando la nuova “bambola assassina” in un’icona pop postmoderna e ambigua. Il risultato è un film che mescola azione, satira e fantascienza, con un tono volutamente sopra le righe e una consapevolezza metacinematografica che lo rende più un’esperienza che una semplice narrazione. Johnstone (che ha scritto anche la sceneggiatura, a quattro mani con Akela Cooper) abbandona le atmosfere horror del primo film per abbracciare un’estetica da blockbuster anni ’90, con richiami a “Terminator 2”, “Demolition Man” e persino “Mission: Impossible”. La sua regia è dinamica, i colori saturi, le scene d’azione coreografate con ironia. M3GAN, con i suoi movimenti robotici e le battute taglienti, è costruita per diventare virale, e il film lo sa: ogni scena sembra pensata per essere condivisa, remixata, memata.
La militarizzazione dell’IA, il libero arbitrio delle macchine e la responsabilità umana
Sotto la superficie pop, il film affronta temi attuali come la militarizzazione dell’IA, il libero arbitrio delle macchine e la responsabilità umana nella creazione di tecnologie incontrollabili. Ma lo fa con leggerezza, preferendo l’ironia alla predica. Stavolta, M3GAN, da villain, diventa antieroina ma non perché sia cambiata, semplicemente perché il mondo intorno a lei è diventato più spietato e variegato. Il film affronta, infatti, una sorprendente varietà di temi, mescolando riflessione e intrattenimento in un mix di ironia, azione e una sorta di inquietudine tecnologica. C’è anche spazio per la satira rivolta alla cultura pop e ai social, con coreografie virali e citazioni da TikTok e tutto è visivamente ambizioso e narrativamente molto coraggioso, anche se non privo di difetti. Per esempio, a noi il finale è parso un tantino eccessivo, con un accumulo di colpi di scena che rischiano di saturare lo spettatore e confonderlo. In aggiunta, alcuni personaggi secondari sono veramente poco sviluppati, e la tensione emotiva tra Gemma e Cady, centrale nel primo film, qui si perde tra esplosioni e battute, spostando l’asse sul puro impatto visivo.
IN CONCLUSIONE
In conclusione, M3GAN 2.0 è un sequel che osa, diverte e sorprende. Non è un horror, non è una commedia, non è un film d’azione, è tutto questo insieme, un mix che conquista (o respinge) con
Sfacciataggine e che non può lasciare, di certo, indifferenti. È cinema consapevole del proprio tempo, che gioca con il linguaggio dei social e con le paure contemporanee, trasformandole in intrattenimento puro. E’ una sorta di riflessione pop sull’era algoritmica, mascherata da spettacolo adrenalinico e supportata da una fotografia eccezionale (di Toby Oliver) e dalle musiche di Chris Bacon che incorniciano il tutto alla grande. Ad onor del vero, bisogna dire che questo sequel ha un budget triplicato, effetti speciali più elaborati e scene d’azione coreografate nei minimi dettagli, con un’estetica da potenziale blockbuster. Vedremo se riuscirà a sfondare al botteghino, in attesa di un 3.0.
Il voto di Cinefily



