Il maestro Ridley Scott torna al genere post-apocalittico e distopico proponendo un’opera dal respiro profondamente intimo ed elegiaco, tratta dal romanzo omonimo del 2012 di Peter Heller. Con un cast d'eccezione che vede protagonisti Jacob Elordi nei panni del pilota Hig e Josh Brolin in quelli dell'ex marine Bangley, il regista britannico firma la sua 30esima pellicola per il grande schermo, scegliendo di girare la quasi totalità delle scene nelle vallate e tra le vette delle Dolomiti italiane per ricreare la desolazione suggestiva del Colorado. The Dog Stars - Le stelle dopo la fine si distacca dalle classiche produzioni catastrofiche muscolari ed esplosive per addentrarsi in una dimensione elegiaca e contemplative sulla condizione umana: la narrazione esplora cosa rimanga dell'empatia, del ricordo e del bisogno primario di connessione viscerale quando l'intera società civile è stata spazzata via da una tragica pandemia di influenza aviaria e dalle conseguenti guerre per le risorse. Noi l’abbiamo visto per voi e vi diciamo cosa ne pensiamo.
LA TRAMA
Tra sopravvivenza e speranza
Nel 2035, nove anni dopo che una devastante pandemia ha sterminato quasi l’intera popolazione mondiale, il pilota e meccanico Hig vive una vita di dura sussistenza in un hangar abbandonato adiacente a una pista d’atterraggio. Il suo piccolo mondo si riduce alla costante e affettuosa compagnia del suo cane Jasper e all’inconsueta alleanza protettiva con Bangley, un ex marine burbero e ossessionato dalla difesa militare dell’area. Insieme mantengono una rigida routine per respingere eventuali sciacalli e superstiti ostili. La vita monotona ma relativamente sicura di Hig viene sconvolta quando capta un debole segnale radio proveniente da un misterioso punto oltre il loro perimetro di pattuglia. Deciso a non rassegnarsi a un’esistenza fatta di sola sopravvivenza, Hig parte con il suo vecchio biplano Cessna verso l’ignoto alla ricerca di altri superstiti. Il viaggio lo porterà a incrociare la strada di Cima (Margaret Qualley) e di suo padre, rivelando nuove prospettive di rinascita emotiva ma mettendolo anche a dura prova di fronte ai pericoli mortali di un mondo regredito allo stato di natura.
INFO & CAST
Durata: 118 min
Regia: Ridley Scott
Cast:
Jacob Elordi: Hig
Josh Brolin: Bangley
Margaret Qualley: Cima
Guy Pearce: Jack
Allison Janney: Darlene
Benedict Wong: Aaron
LA RECENSIONE
La regia di Ridley Scott tra lirismo visivo e disillusione
Scott affronta il post-apocalittico declinando la sua perizia tecnica in chiave poetica. Questo è il punto principale e la regia lavora costantemente sui contrasti visuali, ovvero, la vastità delle montagne si contrappone all’isolamento quasi claustrofobico degli spazi abitati dai protagonisti. La direzione della fotografia valorizza le luci naturali, regalando inquadrature di rara bellezza visiva dove la natura selvaggia sembra essersi riappropriata dei suoi spazi a scapito delle rovine umane. Tuttavia, l’impronta del regista oscilla tra questo sincero afflato lirico e una certa freddezza formale che a tratti impedisce alle scene più drammatiche di esplodere a livello viscerale. Pur mantenendo un controllo formale impeccabile sulle sequenze di tensione, la regia sembra a tratti faticare a conciliare la lentezza contemplativa del romanzo di origine con i ritmi tradizionali del cinema hollywoodiano, producendo un film che impressiona gli occhi ma non sempre fa emozionare o sentirsi coinvolti fino in fondo.
La transizione dalla prima parte narrativa, dominata dalla rigida routine di sopravvivenza e dall’isolamento, al viaggio esplicativo di Hig, risulta improvvisa e poco fluida. Il film rallenta in modo eccessivo nella parte centrale, perdendosi in momenti contemplativi che rischiano di trasformarsi in vera e propria palude narrativa. La tensione drammatica accumulata nelle prime battute tende a disperdersi, rendendo il passaggio tra la solitudine dell’hangar e la scoperta di nuove comunità meno incisivo di quanto dovrebbe.
Le interpretazioni del cast e l’equilibrio dei personaggi
L’elemento di forza principale della pellicola risiede nel magnetismo del suo triangolo d’attori e nell’alchimia dei loro personaggi. Jacob Elordi si conferma un interprete sensibile e credibile nel tratteggiare la vulnerabilità e la malinconia di Hig, un uomo spezzato dai ricordi ma pervaso da un incontrollabile desiderio di vita. Al suo fianco, Josh Brolin incarna con straordinaria naturalezza la figura di Bangley, donando carisma, burbera umanità e toni da western moderno a un personaggio altrimenti a rischio di macchietta militarista. Margaret Qualley (Cima) apporta una spinta emotiva determinante nella seconda metà della vicenda, anche se la scrittura del suo personaggio soffre di una certa frettolosità. Le interazioni tra Elordi e Brolin rappresentano la vera colonna portante dell’opera: la loro dinamica da “strana coppia” in chiave apocalittica regala le scene più autentiche e toccanti di tutto il racconto.
La maestria tecnica e l'involucro sonoro
Sul piano puramente realizzativo, il film si distingue per un rigore formale di altissimo livello, sostenuto dalla consueta cura che il regista dedica alla costruzione dei suoi mondi. La fotografia di Erik Messerschmidt sfrutta al meglio la luce naturale e le calde tonalità dell'ora d'oro per scolpire le vette delle Dolomiti, trasformando il paesaggio in un personaggio vivo, titanico e indifferente alle tragedie umane. Il montaggio di Sam Restivo e Claire Simpson dosa con efficacia l'alternanza tra i lunghi silenzi contemplativi dei voli in solitaria e i bruschi tagli visivi che accompagnano le sequenze d'azione e gli scontri a fuoco. Particolarmente riuscita è la progettazione del suono: i rumori d'ambiente, dal sibilo del vento tra i rottami metallici al rombo viscerale e imperfetto del motore del biplano, avvolgono lo spettatore in una sensazione di realismo veramente tattile. A coronare il tutto interviene una colonna sonora (di Harry Gregson-Williams) intimista e rarefatta, capace di sottolineare la solitudine dei protagonisti senza mai cadere nella retorica o nel patetismo.
Il voto di Cinefily



