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L’eclettico Taika Waititi torna in cabina di regia per “Thor: Love and Thunder”, dopo l’avventura nel 2017 con “Thor: Ragnarok” e l’Oscar alla Migliore sceneggiatura non originale per il bellissimo “Jojo Rabbit”(2019), di cui è anche regista. Ventinovesima pellicola dell’Universo Cinematografico Marvel e quarta dedicata alle avventure del Dio del Tuono, “Thor: Love and Thunder” ha un cast stellare formato dal nerborutissimo Chris Hemsworth, Christian Bale, Tessa Thompson, Natalie Portman, Russell Crowe, Jaimie Alexander e lo stesso Waititi. Il film sarà nelle nostre sale dal 6 luglio, quindi leggete la nostra recensione e poi correte al cinema perché è veramente imperdibile.

LA TRAMA

L’inconfondibile Waititi firma il film più riuscito della saga, tra stravaganze, temi universali e un cast da urlo

Dopo gli eventi di Endgame, Thor (Chris Hemsworth), il Dio del Tuono, sta affrontando un viaggio diverso da qualsiasi altro mai affrontato: quello verso la pace interiore. Il suo ritiro, però, viene interrotto da un killer galattico noto come Gorr il Macellatore di Dei (Christian Bale), che dopo una richiesta non ascoltata, persegue l’estinzione di tutte le divinità. Per combattere la minaccia, Thor chiede l’aiuto di Valchiria (Tessa Thompson), Korg (Taika Waititi) e dell’ex fidanzata Jane Foster (Natalie Portman), che, con sorpresa di Thor, brandisce inspiegabilmente il suo martello magico, Mjolnir, nei panni di Mighty Thor. Insieme, si imbarcano in una mirabolante avventura cosmica per svelare il mistero del vendicativo Dio macellatore e fermarlo prima che sia troppo tardi.

Recensione di Thor: Love and Thunder
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Info
Anno 2022
Durata 119 min
Regia Taika Waititi

 

Cast

Chris Hemsworth: Thor
Christian Bale: Gorr il macellatore di dei
Tessa Thompson: Valchiria
Jaimie Alexander: Lady Sif
Taika Waititi: Korg
Russell Crowe: Zeus
Natalie Portman: Jane Foster / Mighty Thor

LA RECENSIONE

Un perfetto mix tra follia e temi universalmente validi

Ebbene si, Taika Waititi ormai sembra averci provato gusto. Il regista aveva già dimostrato con “Thor: Ragnarok” di aver “svecchiato” o, almeno, dato una bella scossa al franchise del Dio del Tuono dall’eredità di Kenneth Branagh, regista del primo “Thor”(2011), e da “Thor: The Dark World”(2013), di Alan Taylor, un tantino didascalico e confuso. Waititi ha voluto premere il piede sull’acceleratore e portare al cubo il paradosso, la stravaganza, l’ironia e la bonarietà farsesca di Ragnarok, ma non solo. Le nuove avventure di Thor sono comunque ricche di tematiche importanti come il rapporto dell’umanità con la religione, il concetto d’immortalità, l’importanza dell’amore e dell’amicizia, la capacità di saper perdonare, il rapporto con la morte e la volontà di riscatto personale. La chiave del suo successo è proprio questa, saper mescolare alla perfezione ingredienti apparentemente inconciliabili. Nelle scene iniziali siamo portati completamente nel pazzo turbine Waititiano con Thor nei panni di un improbabile guru coadiuvato dai Guardiani della Galassia, a loro volta protagonisti del franchise più giullaresco del MCU. L’atmosfera e i colori degli anni ’80 sono la nota dominante di tutto il progetto ma il regista di “Jojo Rabbit” riesce a compiere una virata verso un tono più “serio” con l’arrivo di Gorr/Christian Bale, personaggio mosso dalla rabbia e dalla vendetta (che abbia poi ragione alla fine?) verso quelle divinità che non hanno mai ascoltato le sue richieste d’aiuto. Le metafore, allora, si sprecano e il tono da caserma diventa riflessione morale, senza mai scadere nel pesante o pedante.

Recensione di Thor: Love and Thunder

Il carismatico Gorr, Mighty Thor e Il resto del cast stellare

La punta di diamante, è inutile dirlo, è il cast. Chris Hemsworth è in una forma stratosferica e il suo Thor ha raggiunto un punto di autoironia che sarà difficile da smorzare nei potenziali capitoli successivi. Se state pensando che Mighty Thor/Natalie Portman sia un personaggio che vive all’ombra del Dio del Tuono, allora siete fuori strada. Già dal trailer si può ben capire che è assolutamente protagonista e si lancia in scontri rocamboleschi che riguarderete svariate volte su YouTube. Il suo cammino e la sua caratterizzazione sono stati trattati in maniera più completa e complessa rispetto a tutti gli altri membri del cast, offrendo anche uno spunto fiabesco ma non stantio, bensì una sorta di favola avventurosa e adrenalinica che non non può essere paragonata a quelle di altri film dello stesso genere.

Waititi ha dato nuovo vigore e follia anche a Zeus, interpretato da un Russell Crowe, con un outfit improbabile e protagonista di scene (poche) che resteranno nella storia del franchise per la comicità e la frivolezza fuori da qualsiasi schema già visto in precedenza. Su Gorr c’erano molte aspettative. Il “cattivo” interpretato da Christian Bale – che quasi sparisce dietro lo spettrale e spettacolare trucco – è diverso da quello dei fumetti ma è altrettanto interessante e carismatico. La sua storia ci cattura subito, tendiamo perfino a giustificare in minima parte la sua disperazione, la sua rabbia e la sua voglia di vendetta, fino a quando la sua vena inquietante e intimidatoria esplode a metà film, scatenando soprattutto l’ira di Valchiria – interpretata dalla straordinaria e azzeccatissima Tessa Thompson – e di Mighty Thor. Waititi, oltre ad aver diretto e co-scritto (con Jennifer Kaytin Robinson) il film si è ritagliato anche il ruolo del gladiatore di roccia, Korg, del quale vorrebbe girare addirittura uno spin-off ed è veramente spassoso vederlo in azione.

La cura maniacale dei dettagli tecnici e le due scene post credit

Come già appurato in “Thor: Ragnarok”, Waititi – pur nella sua stramberia – è un perfezionista che sa dare un suo ordine al caos in maniera impressionante e ha saputo circondarsi di una squadra di professionisti veramente eccezionali. Il difficilissimo e contorto montaggio ha richiesto la cura di ben quattro persone – Matthew Schmidt, Peter S. Elliot, Tim Roche e Jennifer Vecchiariello – mentre la caleidoscopica fotografia è opera di Barry Idoine. Le fiabesche scenografie sono state create dalla coppia formata da Nigel Phelps e Ra Vincet invece i coloratissimi costumi sono di Mayes C. Rubeo. Menzione d’onore per la spettacolare colonna sonora del grandioso, premiatissimo e onnipresente Michael Giacchino ma attenzione anche agli omaggi ai Guns N’ Roses, amatissimi dal regista. Dopo 29 film ci sembra scontato suggerirvi ancora di trattenervi dopo i titoli di coda ma, stavolta, è d’obbligo perché – senza fare spoiler – vi diciamo solamente che le scene post credit sono due e che la prima introdurrà un nuovo personaggio molto atteso e discusso in rete, mentre la seconda porrà un tiepido rimedio al finale del film. Hai già visto il film? Ecco la spiegazione delle scene post credit!

Il voto di Cinefily

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