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Dopo aver fatto scalpore con l’esplosivo The Square, Palma d’oro nel 2017, lo svedese Ruben Östlund torna a Cannes in Concorso per presentare Triangle of Sadness, una satira grottesca e disinibita con Woody Harrelson, dove ruoli e classi sociali vengono capovolti, e il misero valore economico della bellezza svelato. Il risultato? Palma d’oro al miglior film, standing ovation di otto minuti, e un pubblico letteralmente conquistato.

LA TRAMA

Triangle of Sadness è una commedia spietata e rauca che inizia con l'infilzare l'industria della moda, per poi passare rapidamente a quella ultra-ricca e famosa. Una satira sociale? In questa economia? Assolutamente.

I modelli Carl (Harris Dickinson) e Yaya (Charlbi Dean) stanno navigando nel mondo della moda mentre esplorano i confini della loro relazione. La coppia è invitata per una crociera di lusso su uno yacht pieno di passeggeri super ricchi, tra cui un oligarca russo, trafficanti d’armi britannici e un capitano idiosincratico, alcolizzato, e Marxista (Woody Harrelson).

All’inizio, tutto appare instagrammabile. Ma si sta preparando una tempesta e un forte mal di mare colpisce i passeggeri durante la cena del capitano di sette portate. La crociera finisce in modo catastrofico. Carl e Yaya si ritrovano abbandonati su un’isola deserta con un gruppo di miliardari e uno degli addetti alle pulizie della nave. La gerarchia viene improvvisamente capovolta, poiché la governante (o “Toilette Manager”) si rivela essere l’unica a saper pescare.

Triangle of Sadness
Info
Anno 2022
Durata 149 min
Regia Ruben Östlund

 

Cast

Harris Dickinson: Carl
Charlbi Dean: Yaya
Woody Harrelson: Captain Thomas Smith
Zlatko Burić: Dimitry

LA RECENSIONE

Triangle of Sadness, è un triangolo di valori che parla di (dis)parità di genere, sfaldamento degli ideali e ribaltamento della piramide sociale.

Il regista Ruben Östlund modella sapientemente una beffa tagliente di influencer e ricchi. Il suo tempismo comico è impeccabile, sapendo esattamente quando tirare fuori una scena per risate atroci e raccapriccianti e quando indebolire i suoi protagonisti per una risatina veloce e immediata. Ma poi, la satira sociale è la specialità di Östlund. Triangle of Sadness è il seguito malvagiamente divertente di The Square e del suo primo nuovo film dal 2017. Francamente, ne è valsa la pena aspettare.
Gli “ultra-ricchi” compagni di bordo dello yacht da 250 milioni di dollari non sono altro che gli appartenenti all’1% della società capitalista, ognuno con una propria storia grottescamente originale e una brama per i beni più lussuosi, come champagne, caviale e Nutella.
Ma queste non sono semplici caricature. Östlund crea una certa profondità in questi individui, tanto da farteli odiare e compatire allo stesso tempo. La vera bellezza della commedia di Östlund sta proprio nella poca consapevolezza che questi personaggi hanno di sé. E mentre le cose vanno a rotoli, questo aspetto viene amplificato ancora di più per suscitare ulteriore ilarità.
Woody Harrelson è la scelta perfetta per il ruolo del capitano, un uomo che raramente si fa vedere al di fuori della sua cabina, dove trascorre la maggior parte del tempo ad ubriacarsi. È un Marxista che odia ogni momento che è costretto a trascorrere con i ricchi reprobi a bordo della sua nave. Ma quando la cena del capitano comincia ad andare storta, il film esplode in una grandinata di umorismo da (spoiler alert) toilette e vomito.

Triangle of Sadness

Si torna ai principi primordiali, dove la sopravvivenza sta nella capacità di adattamento senza lasciare spazio al livello estetico o conti in banca.

La maestria di Östlund nel suo genere si estende a qualcosa di più del semplice tempismo comico, grazie ad una serie di inquadrature sconvolgenti e rivoltanti ci trascinano nel pieno dell’azione, mettendoci proprio lì con loro. È una scelta nauseante che può suscitare un po’ di voltastomaco, ma è straordinariamente efficace.
Harrelson ha anche alcuni dialoghi impressionanti su cui far discutere, dopo che il capitano eccede in qualche bicchiere di vino di troppo e inizia a recitare teorie politiche sul tannoy della nave.

Il terzo e ultimo atto del film mantiene una certa freschezza con un cambio di scenografia, ma per fortuna le risate continuano ad arrivare. Alla fine, il film risulta andare po’ troppo per le lunghe e alcune scene non necessarie lasciano desiderare che Triangle of Sadness fosse un po’ più corto.
Detto questo, il film rappresenta un tour de force comico di un regista che sa davvero come condurre una guerra di classe tremendamente divertente. L’umorismo da brividi di Östlund si abbina bene ad alcuni momenti genuini dove ridere a crepapelle per creare una satira sociale esilarante a tutto tondo. Nel frattempo, Dickinson domina il film con una caratterizzazione sobria, ma incredibilmente divertente di un modello al maschile, dandoci uno sguardo straziante della vita mondana di qualcuno che rimane sempre alla periferia.

IN CONCLUSIONE

Triangle of Sadness è una presa in giro a tutto tondo degli “ultra-ricchi”, giocando sulla loro rovina per deriderli nelle peggiori situazioni.
È un’ottima lezione di commedia “raccapricciante” (o come piace chiamare agli americani “cringe”) durante la quale si assiste alla graduale disgregazione del capitalismo. In poco più di 2 ore e 3 capitoli, una società fondata su denaro, potere e bellezza affonda negli abissi come la nave stessa su cui erano a bordo i personaggi, distruggendo cosi tutte le illusioni di superiorità che questo mondo ha creato. Chi si aspettava che la politica di classe potesse essere così divertente?

Il voto di Cinefily

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