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Dopo Inside Out, Pixar porta in scena uno sguardo ancor più profondo su uno dei temi che più fa batter il cuore alle persone: ecco a te Soul.

Come nascono le personalità delle persone? I genitori hanno un ruolo oppure è tutto legato all’ante-nascita?

Per secoli, dottori in psicologia, filosofi e teologi hanno affrontato l’argomento, ma se vuoi, l’ultima “scoperta nel campo” ci viene offerta da un altro tipo di dottore, che con i dottori condivide giusto qualche lettera del cognome: Pete Docter.

Docter è il grande genio Pixar dietro i film più fuori dagli schemi: “Inside Out” e “Up”, film che guardano nel profondo e offrono una metafora intuitiva e di facile comprensione sul – oserei dire – significato della vita.

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Cast

Il risultato è “Soul”, un dramma che definirei stravagante, musicale e follemente metafisico su ciò che fa battere il cuore di ognuno di noi. “Soul” inizia con la morte del suo eroe sfortunato, l’insegnante di musica della scuola media, Joe Gardner (la cui voce è prestata da Jamie Foxx e Neri Marcorè nella versione italiana), un pianista frustrato che subito dopo aver superato un’audizione per una jazz band, esce in strada, evita per un pelo di essere schiacciato da operai edili in azione e investito da un’auto in arrivo, ma finisce per cadere in un tombino. Ebbene sì, il film inizia con la fine prematura del protagonista.

Devo ammettere che non è proprio questo il modo in cui ci si aspetta inizi un film per bambini. Pensa a “Bambi”… nemmeno in quel caso si è arrivati al punto di uccidere il personaggio principale prima dei titoli di testa 😀 . Ma in “Soul” le regole sono ribaltate. La morte di Joe non fa paura, bensì si chiede al pubblico di riconoscere la questione della mortalità in un modo che pochi film osano. Entrando poi a mostrare ciò che accade prima e dopo la vita delle persone sulla Terra.

Torniamo proprio a Joe! Il protagonista non è pronto ad arrendersi alla morte, e così scappa dalla Grande Luce verso, un regno fantastico in cui ogni anima acquisisce la propria personalità per prepararsi alla vita sulla Terra. Qui inizia a collaborare con l’anima sarcastica “Ventidue” la quale non ha alcun desiderio di andare sulla Terra, per Joe questa è la sua grande opportunità per tornare lì, per riprendersi il suo corpo.

Mentre Joe unisce le forze con Ventidue, inizia a rivalutare anche la propria vita e scoprire le risposte ad alcune delle più grandi domande della sua vita. È tutto inebriante. Non è di certo la visione festosa che vorresti, specialmente in un primo momento agrodolce in cui Joe riflette sulla sua vita fino ad oggi. Soul riesce sicuramente a farti riflettere sulla tua vita. Il messaggio toccante che ti lascia colpisce anche in questa attuale situazione globale.

Per quanto siamo abituati all’eccellenza tecnica dalla Pixar, le immagini sono ancor più mozzafiato, donano qualcosa di nuovo da scoprire in quasi ogni fotogramma. Il livello di dettaglio è applicato anche al “mondo reale”: dai più piccoli dettagli del modo in cui Joe suona il piano al meraviglioso e colorato panorama di New York City.

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La musica nell'anima

In ogni caso, l’eroe non celebrato qui – l’anima vera di “Soul”, se vuoi – può essere trovata proprio nella musica. Da Betty Boop alla Pantera Rosa, il jazz ha plasmato e ispirato l’animazione. Così la Pixar riaccende questa connessione, ingaggiando Jon Batiste per creare la componente jazz della soundtrack, mentre Trent Reznor e Atticus Ross hanno eseguito il prima e il dopo-vita.

A fine film scommetto che ci sarà qualche occhio lucido nel tuo salotto, e quando ti sarai ripreso, Soul ti colpisce con una battuta finale perfetta che ti farà ripartire di nuovo. L’intero film è comunque uno sguardo profondo, inventivo e spesso esilarante su cosa significa essere vivi.

Un messaggio di cui in questo momento, potremmo averne bisogno più che mai.

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