Uno dei capolavori della storia del cinema, forse non troppo preso in considerazione dai grandi critici, è sicuramente L’Attimo Fuggente.

Siamo alla fine degli anni Cinquanta, all’interno dell’Accademia Welton, un prestigioso collegio sorretto da capisaldi come disciplina, tradizione, onore ed eccellenza.

Intorno a questi spazi si sviluppa una narrazione la cui struttura è quella tipica di un regime oppressivo in cui alcuni personaggi cercano una modalità di liberazione attraverso l’aiuto di un nuovo elemento, un visionario, un eroe che arriva nell’ambiente stravolgendone le regole. Sconvolgendo come un uragano le vite dei ragazzi che frequentano l’importante istituto. La scossa del Professor Keating, interpretato da uno straordinario Robin Williams, riesce a inculcare negli studenti un nuovo modo di osservare le cose, un nuovo modo di viverle ed assaporarle.

L’intero film racchiude in sé una carica emozionale che ha nel finale la sua esplosione: un ragazzo decide di lasciarsi morire vedendo allontanarsi il sogno di poter fare ciò che realmente ama, teatro. Oppresso da un padre fin troppo dispotico come la società che egli rappresenta. La conseguenza di tale azione è l’ovvio allontanamento di Keating dalle aule.

Il finale tuttavia mostra un intenso momento di rinascita, l’importanza dell’ultima scena è dovuta alla sua grande potenza emotiva, una storia che non sappiamo definire se in bene o in male, che presenta un finale sottile, sfaccettato come la realtà che vediamo. È possibile osservare una scena capace di mettere i brividi ed emozionare ad ogni ripetizione: l’ordine è ristabilito alla Welton, gli studenti ascoltano una lezione di letteratura (con continui rimandi alla ben differente prima lezione tenuta da Keating) del preside Nolan, il quale tiene il corso temporaneamente fino al prossimo semestre. D’un tratto il professor Keating entra in classe per prendere i suoi effetti personali prima di lasciare l’Accademia e la vista del professore scatena in Todd (il più timido dei ragazzi protagonisti della storia) una riscossa emotiva, egli decide di fare un gesto simbolico, di fondamentale importanza, seguito pian piano da alcuni compagni: è l’immagine finale di una classe, di un gruppo di ragazzi in piedi sui propri banchi, cresciuti e mossi da uno spirito nuovo.

Per analizzare questa scena penso sia fondamentale porsi una domanda: perché questi pochi minuti di immagini ci commuovono ogni volta? Perché questa scena è così universale e ricordata in ogni parte del mondo?

Questa scena ci colpisce semplicemente perché tutti sentiamo la necessità di avere un maestro, un maestro di vita che ci illumini nelle nostre scelte. Sempre, in qualunque momento, a qualunque età. Desideriamo una guida che ci accompagni e che alla fine ci incoraggi nelle nostre scelte ed in ciò in cui crediamo.

È possibile affermare che Todd sia uno studente salvato da Keating grazie ai suoi insegnamenti. Un gesto semplice di Todd come levarsi in piedi sul banco è sufficiente a dimostrare che ha compreso gli insegnamenti del suo affezionato maestro: nel fare ciò Todd si leva a leader, proprio come Knox, Pitts e Meeks che lo seguono subito dopo, a dimostrazione del fatto che hanno recepito gli insegnamenti di Keating e che quindi la sua morte simbolica (cacciata dall’Accademia) non è stata vana.

Una seconda domanda su cui riflettere riguarda il motivo per cui Keating torna in classe, perché prendere le sue cose proprio durante la lezione? Forse perché sente il bisogno di vedere i suoi ragazzi ancora una volta, forse perché vorrebbe scusarsi per una colpa non sua, forse perché i ragazzi dovevano avere almeno un momento di re-incontro con Keating nel corso della narrazione. Vedere come alcuni dei suoi studenti hanno capito il messaggio rappresenta per Keating più che una soddisfazione, si tratta di una rinnovata fede nei suoi metodi di insegnamento che in quel “Grazie figliuoli, grazie” mostra una sua personale rinascita.

Film consigliatissimo per tutti gli aspiranti professori, maestri e docenti di vita ma soprattutto per tutti i ragazzi e studenti che non hanno ancora trovato un loro “Capitano, o mio capitano”.

Info
Anno 1989
Durata 124 min
Regia Peter Weir

Cast

Robin Williams: John Keating
Robert Sean Leonard: Neil Perry
Ethan Hawke: Todd Anderson
Josh Charles: Knox Overstreet
Gale Hansen: Charlie Dalton

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