Coyote vs. Acme, l'ambizioso progetto diretto da Dave Green che trasforma uno dei dualismi più iconici della cultura pop in una travolgente commedia legale in tecnica mista, è finalmente arrivato nelle sale. Ispirandosi liberamente al celebre articolo umoristico scritto da Ian Frazier per il New Yorker nel 1990, la pellicola si inserisce nel solco tracciato dai grandi classici capaci di fondere attori in carne e ossa e animazione tradizionale, offrendo al contempo un'inaspettata e brillante satira sulle storture del sistema giudiziario e sul potere sconfinato delle multinazionali. Con un ritmo serratissimo e una scrittura che riesce a rispolverare la comicità dei corti originali senza mai snaturarla, l'opera si dimostra una sorpresa di rara intelligenza e freschezza. Noi, infatti, l’abbiamo già vista per voi e vi diciamo cosa ne pensiamo.

LA TRAMA

Quando il Coyote chiede il conto

La narrazione prende il via quando Willy il Coyote, stanco di subire incidenti catastrofici a causa dei prodotti costantemente difettosi acquistati dal catalogo Acme, decide che è giunto il momento di chiedere conto dei propri danni. Dopo aver collezionato esplosioni, cadute da dirupi, magneti impazziti e razzi malfunzionanti, il celebre coyote ingaggia Kevin Avery, un avvocato sfortunato e di second’ordine. La causa civile per responsabilità da prodotto difettoso contro la potentissima multinazionale Acme Corporation si trasforma rapidamente in una battaglia legale epica. A difendere il colosso industriale si schiera l’ex boss di Avery, l’arrogante Buddy Crane. Ciò che inizia come un disperato tentativo di risarcimento si trasforma in un’avventura processuale ricca di ostacoli, colpi di scena e apparizioni di storici personaggi dell’universo animato, dimostrando come la lotta tra l’individuo schiacciato e la corporazione spietata possa diventare la più grande commedia dell’anno.  

INFO & CAST
Anno: 2026
Durata: 103 min
Regia: Dave Green

Cast:
Will Forte: Kevin Avery 
Lana Condor: Paige Avery 
John Cena: Buddy Crane 
Tone Bell: Sal Maltese 
Luis Guzmán: giudice Troppogrosso 
Martha Kelly: Dottie Jones
J. Byrne: Bill Pelicanos
John Early: Henry Heslop 
Nancy Linehan Charles: Cherry 
Kenneth Choi: Oscar Jeon 
Ernie Vigil: Talon 

LA RECENSIONE

Un'anarchia visiva infallibile tra nostalgia cartoonesca e slapstick perfetta

Il primo e più grande pregio di Dave Green risiede nel rispetto assoluto per il materiale d’origine e nell’incredibile perizia tecnica con cui l’animazione si integra con l’ambiente reale. Willy il Coyote rimane rigorosamente muto e la sua recitazione si fonda interamente sull’espressività dei cartelli scritti, sulla mimica facciale e su una fisica dell’assurdo che le maestranze dell’animazione sono riuscite a tradurre con un volume tridimensionale impeccabile. La comicità slapstick è orchestrata con la precisione di un orologio svizzero: i tempi comici di esplosioni, cadute e contraccolpi non risultano mai stanchi o ripetitivi, ma vengono esaltati da una regia che comprende la geometria e la spazialità delle vecchie gag di Chuck Jones. L’interazione tra gli attori in carne e ossa e gli elementi animati raggiunge vertici di manualità artigianale che ricordano i momenti migliori del cult Chi ha incastrato Roger Rabbit, facendo percepire il peso, la materia e il pericolo paradossale di ogni singolo gadget firmato Acme presente in scena.  

La satira giuridica e la ridicolizzazione del potere corporativo

Andando oltre la goliardia e le sventure fisiche, la sceneggiatura, firmata da Samy Burch, offre un secondo livello di lettura sorprendentemente acuto e corrosivo. L’idea di applicare la fredda e noiosa logica del diritto civile e del contenzioso sulle responsabilità di laboratorio all’universo dei Looney Tunes genera un cortocircuito comico irresistibile. I decenni di cortometraggi animati diventano veri e propri atti di prova proiettati in tribunale, prove documentali di una negligenza sistematica da parte di una multinazionale che considera i propri clienti sacrificabili. Il contrasto tra l’umanità goffa di Will Forte e il gigantismo privo di scrupoli (di un John Cena in stato di grazia) sublima la critica contro i monopoli industriali. Il film attacca senza mezzi termini le logiche del profitto a tutti i costi, trasformando la contesa legale in un’allegoria sull’estenuante lotta di tutti noi contro apparati burocratici e societari apparentemente intoccabili. 

La riscossa degli ultimi e l'eredità immortale dei Looney Tunes

Nella sua parte finale, la pellicola riesce a trovare un equilibrio emotivo raro per prodotti di questo tipo, infondendo al Coyote una dignità quasi tragica senza mai scivolare nel melenso. Non è più soltanto l'aggressore sfortunato, ma il simbolo universale di chi fallisce costantemente, si rialza e continua a tentare contro ogni logica. Le varie apparizioni dei volti noti del mondo animato non si riducono a semplici marchette per il pubblico, ma si inseriscono armoniosamente nell'architettura della narrazione, culminando in un climax finale travolgente. Coyote vs. Acme è, dunque, una divertentissima commedia per famiglie e adulti, ma anche una celebrazione dell'arte dell'animazione e della resilienza, capace di vincere la sua battaglia più grande sia all'interno dello schermo che nel mondo reale. Bravi tutti!

Il voto di Cinefily

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