La Salita è il film di debutto alla regia cinematografica di Massimiliano Gallo, amatissimo attore napoletano già noto per una lunga carriera tra teatro, cinema e televisione. Ha lavorato con tantissimi registi pluripremiati, come Matteo Garrone, Paolo Sorrentino, Mario Martone, Ferzan Özpetek, Marco Risi - e in bacheca ha già svariati riconoscimenti. Di Eduardo De Filippo, ha interpretato per la Rai: Filumena Marturano, Napoli Milionaria, Questi Fantasmi mentre, tra i successi più recenti ci sono I Bastardi di Pizzofalcone, Imma Tataranni e Vincenzo Malinconico.
Quello alla regia era quasi un passaggio obbligato e questa sua pellicola lo rispecchia pienamente, intrecciando racconto storico e dimensione umana attraverso una narrazione ambientata nella Napoli dei primi anni ‘80, in particolare nel carcere minorile dell’isola di Nisida.
L’opera nasce da un episodio realmente accaduto, legato alla figura di Eduardo De Filippo, uno dei più grandi drammaturghi italiani del ‘900, che negli ultimi anni della sua vita si impegnò concretamente per il recupero dei giovani detenuti attraverso il teatro. Questo elemento reale diventa il cuore tematico del film: il teatro non solo come forma artistica, ma come strumento educativo, di riscatto e di trasformazione personale.
Il contesto storico è fondamentale: siamo nel 1983, in una Napoli segnata dal fenomeno del bradisismo nei Campi Flegrei, che provoca danni strutturali e costringe alla chiusura del carcere femminile di Pozzuoli. Questo evento diventa il punto di partenza narrativo per un incontro forzato tra mondi diversi: giovani detenuti minorenni e donne adulte recluse.
La pellicola esce in tutti i cinema il prossimo 9 aprile ma noi l’abbiamo vista in anteprima per voi e vi diciamo cosa ne pensiamo.
LA TRAMA
Un intreccio di vite sospese tra colpa e possibilità di redenzione
Napoli, 1983. A causa del bradisismo nei Campi Flegrei, il carcere femminile di Pozzuoli viene dichiarato inagibile e alcune detenute vengono trasferite temporaneamente nel carcere minorile di Nisida. Qui vivono giovani detenuti, tra cui Emanuele (Alfredo Cossu), che trascorrono le giornate tra tensioni, amicizie e il peso della reclusione. L’arrivo delle donne altera profondamente gli equilibri interni, generando conflitti ma anche nuove relazioni.
In questo contesto interviene Eduardo De Filippo (Mariano Rigillo), da poco nominato senatore a vita, che decide di impegnarsi personalmente nel carcere avviando un laboratorio teatrale. Ristruttura il teatro interno, organizza corsi di scenotecnica e recitazione e coinvolge gli attori della sua compagnia per mettere in scena uno spettacolo. Parallelamente si sviluppano storie individuali: tra queste quella di Emanuele e Beatrice (Roberta Caronia), una detenuta trasferita da Pozzuoli, il cui rapporto diventa intenso e pericoloso. Attorno a loro si muovono educatori, detenuti e personale carcerario, tutti coinvolti in un cambiamento che il teatro contribuisce ad alimentare, senza però cancellare la durezza della realtà.
Il film racconta così un intreccio di vite sospese tra colpa e possibilità di redenzione, mostrando come l’arte possa offrire un’occasione di espressione e dignità anche in un contesto di privazione della libertà.
INFO & CAST
Durata 90 min
Regia: Massimiliano Gallo
Cast
Roberta Caronia: Beatrice
Alfredo Francesco Cossu: Emanuele
Mariano Rigillo: Eduardo De Filippo
Antonio Milo: Giovanni
Shalana Santana: Maria
Gianfelice Imparato: Direttore del Carcere
Maurizio Casagrande: Carlo Croccolo
Massimiliano Gallo
LA RECENSIONE
Un forte racconto corale, emotivo e pieno di speranza
E’ stato proprio Massimiliano Gallo a dichiarare quanto segue: “Per il mio debutto alla regia volevo avere la piena consapevolezza di quello che stessi facendo. Volevo avere la capacità e la forza di raccontare la storia con il mio sguardo, dal mio punto di vista. Con questo film, spero di esserci riuscito. Probabilmente perché è una storia che mi appartiene, che racconta il vincolo, la speranza di alcuni ragazzi e la voglia di riscattare la propria vita. E poi, perché racconta di Eduardo De Filippo e del suo impegno con i ragazzi di Nisida. È una storia che rende omaggio al Teatro e al suo potere salvifico, che in pochi conoscono e per questo andava raccontata».
Possiamo assolutamente dire che Gallo ci è riuscito pienamente, costruendo un racconto corale, in cui le dinamiche carcerarie si intrecciano con relazioni umane complesse, tensioni emotive e possibilità di cambiamento. Il titolo stesso del film assume un valore simbolico e valido per i giovani di tutte le epoche: non indica una fuga o una liberazione immediata, ma un percorso faticoso verso una possibile crescita interiore e ci invita a riflettere su temi estremamente importanti come la detenzione, l’identità, la marginalità sociale e soprattutto la capacità dell’arte di aprire spiragli anche nei contesti più chiusi.
E’ innegabile che il regista dimostri, fin dalle prime scene, una chiara volontà autoriale. Gallo racconta, infatti, una storia collettiva senza rinunciare all’intimità dei singoli personaggi. Il suo sguardo è sincero e partecipe, capace di restituire un’epoca e un contesto senza indulgere in nostalgie superficiali che potevano risultare stucchevoli. Altro elemento importantissimo è la Napoli degli anni ’80, che non è solo uno sfondo bellissimo, ma proprio un organismo vivo, segnato da contraddizioni sociali e culturali, che il film prova a catturare con rispetto e attenzione.
Uno script essenziale al servizio della ricostruzione dell’epoca
La sceneggiatura, scritta dallo stesso Gallo con Riccardo Brun e Mara Fondacaro, si muove su un impianto classico, con una struttura lineare che accompagna lo spettatore lungo un percorso di crescita e trasformazione. I dialoghi sono naturali e credibili, soprattutto quando affidati ai giovani interpreti, anche se in alcuni momenti emergono passaggi più esplicativi, in cui il film tende a dichiarare apertamente il proprio messaggio. Dal punto di vista della ricostruzione storica, il lavoro sui costumi (di Eleonora Rella) è particolarmente accurato: abiti, divise e dettagli contribuiscono a restituire con precisione l’ambientazione degli anni ’80, senza mai risultare artificiosi o eccessivamente marcati. Anche la scenografia (di Giada Esposito), pur nella limitatezza degli spazi, riesce a creare un ambiente perfettamente coerente, valorizzando la dimensione chiusa e ripetitiva del carcere.
Questi elementi tecnici, pur non appariscenti, svolgono un ruolo fondamentale nel rendere immersiva l’esperienza visiva, dimostrando un’attenzione produttiva significativa per un’opera prima.
Le musiche di Enzo Avitabile: la forza delle radici e la spiritualità
Uno degli elementi più distintivi del film è rappresentato dalla colonna sonora firmata dal grandissimo Enzo Avitabile. Le sue musiche accompagnano il racconto con discrezione ma incisività, fondendo sonorità tradizionali napoletane con influenze contemporanee. Il fantastico musicista ha composto il brando inedito “Addore ‘e libertà” che parla di speranza e riscatto e che già non smetteremmo mai di riascoltare.
Il contributo di Avitabile non si limita a sottolineare le emozioni (il Padre Nostro iniziale ci ha colpito direttamente allo stomaco), ma costruisce un vero e proprio tessuto sonoro che dialoga con le immagini. Le sue composizioni evocano una dimensione quasi spirituale, rafforzando il tema della trasformazione interiore e della ricerca di redenzione. È una presenza che arricchisce il film senza sovrastarlo, dimostrando grande equilibrio. Gallo non poteva effettuare scelta migliore.
La regia tra realismo e tensione poetica
La regia di Gallo si distingue per un approccio senza virtuosismi per concentrarsi, sin da subito, sulla verità emotiva delle situazioni. La macchina da presa predilige spesso piani ravvicinati e movimenti contenuti, creando una sensazione di prossimità con i personaggi e accentuando il senso di clausura, soprattutto inizialmente. La splendida fotografia di Davide Sondelli contribuisce in modo significativo alla costruzione dell’atmosfera: toni spenti, luci naturali e una palette cromatica desaturata restituiscono la durezza degli spazi carcerari, contrapponendosi alle sequenze teatrali, dove la luce si fa più calda e avvolgente. Questo contrasto visivo sottolinea la funzione del teatro come spazio di apertura e immaginazione, di famiglia ritrovata. Il montaggio, curato da Maria Fantastica Valmori, segue un ritmo lineare ma efficace, senza particolari sperimentazioni, privilegiando la continuità narrativa, dunque, il lavoro di assemblaggio sostiene la progressione emotiva del film.
A nostro avviso, la regia trova i suoi momenti migliori proprio nelle scene teatrali, dove Gallo riesce a fondere realismo e dimensione simbolica, lasciando emergere una sensibilità più personale e meno vincolata al racconto cronachistico. E che dire poi della (mia) splendida Napoli? La città è sempre presente, in musica, immagini e poesia, e questa presenza diventa inevitabilmente magia.
Il sensazionale cast con grandi attori e volti nuovi
Gallo ha scelto con attenzione il suo cast, costruito con intelligenza e sensibilità. Accanto a interpreti esperti troviamo un gruppo di giovani attori che restituiscono con autenticità la realtà dei detenuti, evitando ogni forma di stereotipo. Tra i nomi di maggiore rilievo spiccano il fenomenale Mariano Rigillo, che interpreta Eduardo De Filippo con grande misura, evitando imitazioni caricaturali e puntando su una presenza autorevole e discreta. Eh si, lo ammettiamo, abbiamo versato anche qualche lacrima vedendolo nei suoi panni perché – oltre alla straordinaria somiglianza – la sua performance mette davvero i brividi. Roberta Caronia, intensa e sfaccettata nel ruolo di Beatrice, personaggio enigmatico che porta con sé un dolore molto profondo e medita vendetta; Alfredo Francesco Cossu, splendida scoperta e semplicemente perfetto nel ruolo di Emanuele, ragazzo bello, sensibile, forte e “cazzuto” allo stesso tempo, che trova nel teatro uan via di fuga dalla noia del carcere e in Beatrice una complice insperata; Maurizio Casagrande e Luisa Esposito sono, rispettivamente, nei panni dei grandissimi Carlo Croccolo e Rosalia Maggio, attori della corte di De Filippo mentre Gianfelice Imparato è il Direttore del carcere. Antonio Milo è Giovanni, guardia carceraria segnata dal lutto non superato della moglie e che per i ragazzi è una figura paterna, invece Shalana Santana è Maria, la professoressa del carcere, che per loro è come una madre, ma allo stesso tempo, cerca anche di aiutarli a farsi valere. Il resto del cast è formato da Manuel Mazia, Giuseppe De Simone, Antonio Jovine, Francesco Piccirillo, Diego D’Elia, Lucianna De Falco, Angela De Matteo, Marianna Mercurio, Maria Bolignano e Ludovica Ferraro. Tutti arricchiscono il film con interpretazioni solide ed esilaranti dall’inizio alla fine.
Lo stesso Massimiliano Gallo compare davanti alla macchina da presa, dimostrando ancora una volta la sua versatilità, ma preferiamo non svelarvi troppo per non rovinarvi la sorpresa e per non spoilerarvi neanche un fotogramma.
L’equilibrio tra esperienza e freschezza è uno degli elementi più riusciti dell’opera, capace di sostenere la dimensione corale del racconto tra amori, amicizie, vendette e voglia di vivere oltre ogni costrizione. Insomma, questo esordio è stato un turbine di emozioni, risate e qualche lacrima e siamo contentissimi di dire che Massimiliano Gallo ha superato la prova alla grande, grazie alla sua esperienza, alla sua sensibilità e alla grande passione che mette in ogni suo lavoro.
Il voto di Cinefily



