Superman è arrivato. Diretto e co-prodotto da James Gunn, è basato sull’omonimo personaggio di DC Comics ed è il primo film del DC Universe (DCU), del così detto “Capitolo Uno: Dei e Mostri” nonché reboot della serie di film di Superman. La pellicola ha come protagonista David Corenswet nei panni di Clark Kent / Superman, insieme a Rachel Brosnahan, Nicholas Hoult, Isabela Merced, Edi Gathegi, Nathan Fillion, Anthony Carrigan, María Gabriela de Faría, Sara Sampaio, Skyler Gisondo, Terence Rosemore, Wendell Pierce, Pruitt Taylor Vince, Neva Howell, Beck Bennett, Mikaela Hoover e Christopher McDonald. Siete pronti a farvi rapire dall’eroe più amato di sempre? Noi l’abbiamo visto per voi e vi diciamo cosa ne pensiamo. No, non vi preoccupate, non c’è nessuno spoiler.
LA TRAMA
L’incarnazione della verità e della giustizia
Superman racconta il viaggio dell’eroe nel tentativo di riconciliare le sue origini kryptoniane con la sua educazione umana come Clark Kent di Smallville, Kansas. È l’incarnazione della verità, della giustizia e della via americana, guidato da una gentilezza umana in un mondo che considera la gentilezza fuori moda.
INFO & CAST
Durata 129 min
Regia James Gunn
Cast
David Corenswet: Clark Kent/Superman
Rachel Brosnahan: Lois Lane
Nicholas Hoult: Lex Luthor
Edi Gathegi: Michal Holt/Mister Terrific
Anthont Carrigan: Rex Mason/Metamorpho
LA RECENSIONE
Il Superman di James Gunn fonde la mitologia con la sensibilità contemporanea
James Gunn ha finalmente posato il suo sguardo visionario sull’icona più leggendaria del mondo dei supereroi. Dopo aver riscritto le regole del cinecomic con “Guardiani della Galassia” e “The Suicide Squad”, il regista porta in scena un nuovo “Uomo d’Acciaio” che sorprende per la sua autenticità, umanità e audacia narrativa. Gunn inaugura una nuova era per il personaggio simbolo della DC, abbandonando l’austerità visiva delle versioni precedenti e proponendo un racconto vibrante, sfaccettato e sorprendentemente intimo, dove la mitologia incontra la sensibilità contemporanea. Il regista è anche autore della sceneggiatura, quindi la sua narrazione si sviluppa con coerenza e densità tematica, evitando le classiche cadute nel didascalico. Il testo riconosce le origini del mito ma non ne diventa prigioniero perché, come sappiamo, il film non è una origin story, ma una riflessione sull’identità, sull’etica dell’eroismo e sull’alienazione. Il protagonista (bravo David Corenswet, diciamolo) affronta la dualità tra il potere assoluto e la fragilità emotiva, tra il dovere e il desiderio di appartenenza. Il film, in generale, s’interroga sull’eroismo in tempi post-ideologici: Il senso del dovere si scontra con il relativismo morale; la superiorità fisica non garantisce leadership etica e Il potere si misura nella capacità di ascolto, non di dominazione.
Un cast eccezionale e il sorprendente Krypto
La scelta del cast ha richiesto molto tempo ma alla fine ci ha convinto. Le aspettative su David Corensweat erano assurde, ma l’attore offre un’interpretazione stratificata, lontana dalla monoliticità muscolare dei predecessori. Il suo Clark Kent è, infatti, vulnerabile, idealista, credibile, con rimandi a Christopher Reeve molto vividi. Lois Lane (Rachel Brosnahan) emerge finalmente come una figura narrativa autonoma e determinante, non accessoria, ma non vi spoileriamo nulla, tranquilli. Lex Luthor, interpretato da Nicholas Hoult, ha suscitato la nostra curiosità fin dal trailer e l’attore non ha deluso. Il suo villain è interpretato con sottigliezza, incarna un antagonismo filosofico più che megalomane, restituendo spessore alla dialettica tra potere e moralità. Anche Edi Gathegi (Mister Terrific), Anthony Carrigan (Metamorpho), Nathan Fillion (Lanterna Verde) e Isabela Merced (Hawkgirl) riescono a ritagliarsi un proprio spazio, anche se molto minore, ed è un peccato. No, non ci siamo dimenticati di Krypto! il cane di Superman è uno dei personaggi più sorprendenti e amati della pellicola. E’ apparso per la prima volta nel 1955 in Adventure Comics #210. Proviene da Krypton e possiede poteri simili a Superman, ovvero il volo, la super-forza, l’invulnerabilità e la vista termica. Nel film non è solo una mascotte, anzi, in un momento cruciale, Superman chiama in suo aiuto il cane per affrontare una minaccia imponente, ma preferiamo non dirvi altro. Gunn ha detto che, per la sua caratterizzazione, si è ispirato a Ozu, il cane che ha adottato nel 2022 e che fu salvato da una situazione di grave maltrattamento. Krypto aggiunge leggerezza e calore al film, incarnando proprio l’amore di Gunn per gli animali e sottolinea il lato umano e vulnerabile di Superman.
Una riflessione sull’umanità attraverso lo sguardo di chi umano non è, ma aspira ad esserlo
Per quanto riguarda gli effetti speciali (curati da Stephane Ceretti, Michael Cozens, Dave Dalley ed Enrico Damm), Gunn ha scelto di abbandonare la spettacolarità fine a sé stessa a favore dell’equilibrio tonale. Le sequenze d’azione, coreografate con precisione e ritmo, non rubano spazio ai momenti contemplativi, che si rivelano il vero cuore pulsante del film. L’uso della luce naturale e della fotografia calda (fenomenale il lavoro di Henry Braham a riguardo) restituisce una dimensione terrena e umana all’iconografia supereroistica. Anche l’estetica dell’ambiente urbano si discosta dai canoni futuristici. Gunn preferisce una Metropolis viva, realistica, sporca, stratificata. Ci ha sorpreso, invece, la colonna sonora di John Murphy e David Fleming, sorprendentemente minimalista. La coppia ha deciso di sottolineare i momenti emotivi senza eccedere. L’uso di brani indie e atmosfere acustiche crea un contrasto efficace con la grandezza dell’impatto visivo, suggerendo una lettura più intima del personaggio. In definitiva, “Superman” di Gunn è un cinecomic sofisticato che riesce dove molti falliscono: coniugare spettacolo e pensiero, azione e introspezione. È una riflessione sull’umanità attraverso lo sguardo di chi umano non è, ma aspira ad esserlo nel modo più nobile. Un ritorno alle origini in chiave moderna, che non tradisce ma rinnova.
Naturalmente, tutto questo non significa che il film non sia esente da difetti. Ad esempio, l’inizio della pellicola è volutamente lento, centrato sull’identità e sul conflitto interiore di Clark. Per una parte del pubblico, questa costruzione può risultare eccessivamente contemplativa rispetto al ritmo d’azione atteso in un cinecomic. In aggiunta, alcune sottotrame, come quella legata ai rapporti familiari o alla politica interna di Metropolis, sono appena accennate e non pienamente sviluppate. Per quanto riguarda i personaggi invece, nonostante Lex Luthor sia tratteggiato in modo intelligente e meno stereotipato, la sua presenza resta contenuta. Avremmo potuto (e voluto) vedere più confronto ideologico diretto tra lui e Superman, ma ormai è andata e ci sta perché il film di Gunn, proprio per la sua originalità, rischia di non soddisfare tutti i gusti. È una pellicola che privilegia la sostanza rispetto al clamore, e nel farlo accetta consapevolmente qualche sbavatura. Noi gli diamo 4 stelle su 5, in attesa dei vostri pareri. Ah già, come al solito, non lasciate la sala a fine film per non perdervi le scene mid e post credit.
Il voto di Cinefily



