The Danish Girl è un film molto particolare. Ho provato l’esperienza di guardarlo senza essere condizionato da trailer, notizie e immagini varie più o meno spoileranti e influenzanti. Senza conoscere la trama, senza conoscere attori e regista sono stato quasi letteralmente trascinato in una piccola sala di un vecchio cinema cittadino, il risultato? Sono stato letteralmente fulminato da questo film.

Un paio di collant, una sottoveste e un desiderio recondito sono gli elementi chiave che ruotano attorno l’incipit della storia. Sin dai primi minuti del film si capisce come DiCaprio potrebbe non aver avuto vita facile nella conquista del suo primo oscar, Eddie Redmayne è infatti assolutamente perfetto nella parte della prima trasgender della storia, l’uomo che subì la prima operazione in assoluto di cambio di sesso (storia realmente accaduta negli anni ‘20 di una Danimarca, di un’Europa altamente bigotta e intollerante).

Descrivere una simile storia è già complicato nel mondo di oggi, pensate voi quanto possa esserlo stato in quel periodo.

È stato un percorso emotivo molto forte, Redmayne è andato alla ricerca di Lili dentro se stesso, ha tratto elementi importanti attraverso gli incontri con le comunità trans di Copenhagen, Bruxelles, Londra. E proprio a partire da quelle storie sentite è riuscito a ricalcare un personaggio vero e trasparente, con tutte le sue preoccupazioni, i suoi stati d’animo, le sue incertezze.

Alicia Vikander (premio Oscar per miglior attrice non protagonista) nel panni della moglie pittrice, rappresenta un personaggio forte e sicuro di se, che sa mettere da parte i propri sentimenti per il bene del compagno, della MARITA. Inconsciamente lo porta a trovare la sua vera strada, attraverso alcuni ritratti eseguiti inizialmente quasi per gioco, poi sempre più remunerativi… Redmayne rappresenta il suo personaggio con una dolcezza e un’intensità tali da farci immergere nel dramma più completo, le sue ragioni sono talmente forti che non si può non tifare per lui. Prima di trovare pace come Lili Elbe, Heiner deve affrontare fantasmi del passato, scheletri nel armadio, turbamenti, improbabili cure contro l’omosessualità e la schizofrenia, umiliazioni da parte di chi si ritiene “normale”. Un calvario placato solo dall’amore della compagna Gerda e dal desiderio di essere sé stesso, di guardarsi allo specchio e finalmente riconoscersi: «Qualunque cosa io indossi, i sogni che farò questa notte saranno i sogni di Lili».

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