Nel 1987, con l’uscita del suo album solista Faith, George Michael ha ridefinito la storia del pop con oltre 25 milioni di copie vendute. L’anno dopo, ha consacrato la sua maturità artistica con il Faith Tour, un’imponente tournée da oltre 130 date che tra il 1988 e il 1989 ha infiammato le arene di tutto il mondo. Quello straordinario momento di grazia sbarca al cinema e va assolutamente visto.

Quando era nei Wham! era l’idolo dei teenager, ma poi è diventato una superstar mondiale della musica pop e soul grazie a canzoni diventate storiche. Nel 1987, con la pubblicazione del suo album di debutto da solista Faith, George Michael ha cambiato il proprio look e il proprio sound e ha ridefinito il concetto stesso di popstar globale. Il disco è diventato immediatamente un fenomeno culturale da oltre 25 milioni di copie vendute, trainato da una sequenza ininterrotta di singoli intramontabili come la celeberrima title-track, Father Figure, One More Try, Kissing a Fool e la provocatoria I Want Your Sex.  

Durante la dimensione dal vivo, questo capolavoro ha preso definitivamente vita, trasformandosi in una delle tournée più iconiche della storia della musica moderna. The Faith Tour, iniziato nel febbraio 1988 a Tokyo e conclusosi nell’estate del 1989 dopo oltre 130 date, è stato un viaggio trionfale che ha toccato Nord America, Europa, Asia e Oceania, registrando un sistematico tutto esaurito nelle principali arene e stadi di tutto il pianeta. Questa imponente impresa dal vivo ha mostrato al mondo un artista completo sotto ogni aspetto, un cantante dalla vocalità impeccabile e soul, uno showman carismatico e un compositore maturo capace di dominare la scena con una presenza scenica magnetica. Il ripristino e la celebrazione di quel capitolo storico arrivano oggi sia attraverso la memoria indelebile della musica dal vivo, sia tramite il nuovo e attesissimo film-concerto George Michael: The Faith Tour, diretto da David Austin e Andrew Morahan.

Realizzato grazie a un imponente lavoro di recupero, scansione in 4K e restauro del suono a partire dai rari e preziosi materiali audio e video in pellicola 35mm girati dal regista Andrew Morahan durante varie tappe della tournée, l’opera offre una testimonianza visiva di rara bellezza e nitidezza dell’apice performativo dell’artista britannico. Il film include non solo le esibizioni integrali dei brani più celebri, ma anche scorci inediti del dietro le quinte e rari momenti di vita privata durante i viaggi del tour. L’uscita è prevista per il prossimo 6 novembre 2026. 

La genesi e il concetto dello spettacolo

Dopo il definitivo e clamoroso scioglimento dei Wham! nel 1986, suggellato dallo storico concerto d’addio allo stadio di Wembley, George Michael era fortemente determinato a dimostrare la propria maturità artistica e a staccarsi dall’etichetta di “icona pop per teenager”. L’album Faith combinava abilmente pop sofisticato, funk, R&B contemporaneo e persino sottili influenze rockabilly, e la struttura della serie di concerti doveva riflettere fedelmente questa profonda svolta stilistica. Lo show venne accuratamente progettato per mettere al centro di tutto la performance vocale pura e la musica suonata dal vivo: si scelse di evitare scenografie eccessivamente distruttive o trucchi teatrali complessi, preferendo un palco dal design pulito e geometrico, un disegno luci d’avanguardia per la fine degli anni ’80 firmato dai migliori professionisti del settore e un’attenzione quasi maniacale alla resa acustica. Attorno a sé, George Michael volle una band di musicisti straordinari capaci di ricreare dal vivo le complesse stratificazioni sonore e il groove impeccabile del disco. 

Il look iconico e l'impatto visivo

L’estetica proposta da George Michael durante il Faith Tour è entrata a far parte dell’immaginario collettivo ed è diventata una vera e propria pietra di paragone per la moda degli anni ’80. Il chiodo in pelle nera marchiato sulla schiena con la scritta BSA, gli occhiali da sole Ray-Ban a specchio, la barba incolta perfettamente curata, i jeans strappati sorretti da una cintura con fibbie metalliche e il celebre orecchino a forma di croce pendente sono diventati simboli immediati della cultura pop di quell’era. Sul palco, la combinazione tra un’innegabile carica di sensualità e un’energia schietta e rock trasmetteva un’immagine sfacciata, ribelle ma al contempo estremamente sofisticata. Questo stile visivo viscerale non solo conquistò e ipnotizzò milioni di fan in ogni angolo del mondo, ma dominò in maniera schiacciante i palinsesti televisivi di MTV e le copertine dei magazine di tutto il pianeta, consacrando la sua immagine nell’Olimpo delle grandi icone di stile. 

La scaletta e le performance sul palco

La scaletta stilata per le oltre due ore di concerto era una combinazione sapiente e studiata di tutti i brani tratti dall’album Faith, grandi successi dell’epoca dei Wham! completamente rivisitati con arrangiamenti più adulti e contaminazioni jazz-funk, e una selezione di raffinate cover tributo alla musica soul e R&B.

I brani travolgenti e fortemente ritmici come I Want Your Sex, Hard Day, Monkey e Everything She Wants accendevano le arene, trasformando i palazzetti in enormi piste da ballo grazie a una sezione ritmica incalzante e ai movimenti di danza inconfondibili dell’artista. I momenti intimi e intensi legati alle ballad Father Figure, One More Try, Kissing a Fool e A Different Corner mettono in luce la straordinaria estensione vocale, il timbro caldo e l’incredibile controllo dinamico di George Michael, capace di ammaliare decine di migliaia di persone nel silenzio più assoluto. Non mancavano profondi omaggi ai suoi grandi riferimenti musicali di sempre, tra cui toccanti ed esaltanti reinterpretazioni dal vivo di classici della musica afroamericana come Love’s in Need of Love Today di Stevie Wonder e vari medley dedicati ad artisti del calibro di Patti LaBelle.

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