La scelta di affidare a Maggie Gyllenhaal la presidenza della Giuria Internazionale del Concorso per l’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ribadisce la linea della Biennale: affidarsi ad autori capaci di coniugare una profonda sensibilità artistica con uno sguardo rigoroso e non convenzionale.
Maggie Gyllenhaal: la guida fuori dagli schemi di Venezia 83
Il legame tra l’artista americana e il festival veneziano è solido e significativo. Proprio in Laguna, nel 2021, Gyllenhaal aveva conquistato critica e pubblico vincendo il premio per la miglior sceneggiatura con il suo esordio alla regia, La figlia oscura (The Lost Daughter). Quell’opera prima ne ha rivelato la capacità di affrontare temi complessi, intimi e psicologicamente stratificati, doti confermate anche nella sua seconda prova dietro la macchina da presa, The Bride! (La sposa!, 2026).
Il percorso di Gyllenhaal si distingue per una coerenza rara. Prima di affermarsi come autrice, ha costruito una solida carriera da attrice muovendosi tra il cinema indipendente d’autore (con ruoli cult come in Secretary e la candidatura all’Oscar per Crazy Heart) e produzioni di grande rilievo internazionale.
Insieme agli altri giurati che comporranno la commissione, dal 2 al 12 settembre 2026 Maggie Gyllenhaal sarà chiamata ad assegnare il Leone d’Oro al Miglior Film e gli altri riconoscimenti ufficiali del palmarès. Un compito che l’autrice intende affrontare con spirito di scoperta, guidata — come lei stessa ha dichiarato — da una naturale curiosità e dalla passione autentica per la libertà espressiva che Venezia ha sempre storicamente valorizzato.


