L’83ª Mostra del Cinema di Venezia si appresta a celebrare due icone straordinarie del cinema americano assegnando il Leone d’Oro alla Carriera a George Clooney e Ellen Burstyn. Si tratta di due tributi che raccontano anime diverse ma ugualmente fondamentali della settima arte: da un lato l’evoluzione della classica “diva-star” hollywoodiana in un autore d’impegno civile, dall’altro la dedizione pura all’arte dell’interpretazione e dello scavo psicologico.
George Clooney: il carisma d'altri tempi al servizio del cinema moderno
George Clooney rappresenta una figura quasi unica nel panorama contemporaneo. Raggiunta la fama globale grazie al ruolo del dottor Doug Ross nella serie di culto E.R. – Medici in prima linea, non si è adagiato sullo status di sex symbol, ma ha utilizzato la propria popolarità per finanziare, produrre e dirigere progetti di profondo spessore. Il suo percorso da attore spazia con disinvoltura attraverso i generi: dalla commedia sofisticata dei fratelli Coen (Fratello, dove sei?) ai thriller di denuncia civile come Michael Clayton e Syriana (che gli è valso l’Oscar come miglior attore non protagonista), fino al grande intrattenimento d’autore della trilogia di Ocean’s Eleven.
Come regista e sceneggiatore, ha firmato opere di grandissima lucidità civile e politica, tra cui Good Night, and Good Luck. (presentato proprio a Venezia nel 2005 e pluripremiato) e Le idi di marzo. Il Leone d’Oro alla carriera premia la sua capacità di incarnare l’eleganza della classica star di Hollywood senza mai rinunciare alla sostanza, all’ironia e alla responsabilità intellettuale del fare cinema.
Ellen Burstyn: la verità emotiva e sessant'anni di grande recitazione
Con oltre sessant’anni di attività tra teatro, televisione e grande schermo, Ellen Burstyn è una vera e propria colonna portante della recitazione americana. Figura storica e Presidente dell’Actors Studio, la Burstyn ha legato il suo nome a ruoli capaci di segnare la storia della cultura pop e del cinema d’autore.
È stata la memorabile Chris MacNeil, madre disperata e combattiva ne L’esorcista (1973) di William Friedkin, ha vinto l’Oscar come miglior attrice protagonista per Alice non abita più qui (1974) di Martin Scorsese (un ritratto femminile moderno e profondo sulla riconquista dell’indipendenza) e ha regalato una delle interpretazioni più devastanti e intense dell’era moderna nel cult Requiem for a Dream (2000) di Darren Aronofsky.
Tra le sue collaborazioni figurano maestri come Peter Bogdanovich (L’ultimo spettacolo), Alain Resnais (Providence) e Christopher Nolan (Interstellar). Il premio alla carriera riconosce un’attrice che ha fatto della disciplina, della fragilità e dell’autenticità le sue cifre stilistiche, dando vita a personaggi drammatici dotati di una dignità e di una forza straordinarie.
Un'edizione tra celebrazione e competizione
Mentre i Leoni alla Carriera omaggeranno la storia e l’eredità di Clooney e Burstyn (con quest’ultima festeggiata anche in occasione della proiezione del cortometraggio Flesh Impact), la giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal lavorerà per individuare i vincitori del Concorso ufficiale. Tra Leoni d’Argento, Coppe Volpi e il Leone d’Oro al Miglior Film, la 83ª Mostra del Cinema si preannuncia come un punto d’incontro ideale tra i giganti del passato e i nuovi talenti del cinema mondiale.


