La miniserie racconta le storie di alcune figure femminili dell’Antico Testamento — tra fede, coraggio, seduzione e potere — in un mix di dramma storico e narrazione moderna. Divisa in due puntate, ha attirato l’attenzione per il suo taglio accessibile e per l’attenzione ai personaggi femminili spesso poco approfonditi. Ecco, quindi, 10 curiosità che dovete sapere.
C’è grande interesse per la miniserie Le Donne della Bibbia (titolo originale The Faithful: Women of the Bible), che andrà in onda a Pasqua e Pasquetta su Canale 5 in due serate evento. Si tratta, infatti, di uno dei tentativi più interessanti della TV contemporanea di rileggere il racconto biblico (La Genesi) in chiave moderna. Non si tratta della classica fiction religiosa fedele al testo sacro, ma di un progetto ambizioso che rielabora la Bibbia come se fosse una serie drama contemporanea: dialoghi intensi, conflitti familiari, introspezione psicologica e una forte attenzione alle emozioni.
Il cuore della narrazione è lo sguardo femminile: figure come Sara (Minnie Driver), Agar (Indira Varma), Rebecca (Alice Eve), Lia (Leah Harvey) e Rachele (Hannah John-Kamen) vengono trasformate in protagoniste assolute, con una profondità emotiva che riflette sensibilità moderne.
Proprio questa scelta rende la serie affascinante e allo stesso tempo controversa: molte parti sono reinterpretazioni, adattamenti o vere e proprie forzature rispetto al testo originale. Noi abbiamo selezionato 10 curiosità su questo doppio appuntamento che dovete assolutamente sapere.
10 curiosità che dovete assolutamente sapere
1. Non è davvero una miniserie “in due puntate”
In realtà la serie originale è composta da 6 episodi, ma Canale 5 li ha rimontati in due serate evento da tre episodi ciascuna. Questa scelta è tipica della TV italiana per creare un appuntamento “evento” durante festività importanti.
2. È arrivata in Italia quasi in contemporanea con gli USA
La serie è stata trasmessa negli Stati Uniti praticamente negli stessi giorni della messa in onda italiana, cosa non così comune per fiction di questo tipo. Questo dimostra che Mediaset ha puntato molto sul progetto come prodotto internazionale di punta.
3. Fa parte di una strategia globale di “Bibbia seriale”
Negli ultimi anni, diverse produzioni cercano di raccontare la Bibbia come una serie TV moderna. Questa miniserie si inserisce in questa corrente, ma con una differenza chiave: lo sguardo esclusivamente femminile, cosa ancora rara nel genere.
4. Le protagoniste rappresentano le radici di tre religioni
Le storie di Sara, Agar, Rebecca, Lia e Rachele non sono scelte a caso: sono figure da cui derivano le genealogie di ebraismo, cristianesimo e islam. La serie, quindi, racconta indirettamente l’origine di tre grandi religioni mondiali.
5. È più un family drama che una serie religiosa
Uno degli aspetti più interessanti è il tono: la serie è costruita come un dramma familiare più che come racconto spirituale. Gelosie, infertilità, rivalità tra sorelle e crisi di coppia sono al centro della narrazione.
6. Sara è riscritta come un personaggio “moderno”
Il personaggio di Sara, interpretato da Minnie Driver, viene rappresentato come una donna complessa e ribelle, che arriva perfino a mettere in discussione Dio e distruggere simbolicamente la fede del marito. Una caratterizzazione molto più audace rispetto al testo biblico tradizionale.
7. La maternità è il vero tema centrale (non la fede)
Tutte le storyline ruotano attorno alla maternità: desiderata, negata o vissuta come competizione. In questo senso, la serie usa la Bibbia per parlare di un tema universale e contemporaneo: il valore sociale e personale dell’essere madre.
8. Girata in Italia, ma ambientata nel Medio Oriente biblico
Le riprese sono state effettuate tra Roma e Matera, location spesso usate per ambientazioni storiche e bibliche grazie ai paesaggi aridi e suggestivi.
9. Un team di grandi nomi della TV americana
La serie è prodotta da Fox Entertainment Studios e vede tra i creatori figure legate a successi come CSI: Scena del crimine. Questo spiega la struttura narrativa molto “seriale” e meno teatrale rispetto ai vecchi kolossal biblici.
10. La fede è raccontata come crisi, non come certezza
Uno degli elementi più innovativi è il modo in cui viene trattata la fede: non come sicurezza assoluta, ma come processo doloroso e pieno di dubbi. Le protagoniste dubitano, sbagliano, si ribellano – rendendo la spiritualità qualcosa di profondamente umano.



