Dopo il successo di Past Lives, Celine Song torna dietro la macchina da presa con Material Love (titolo originale: Materialists), una commedia romantica e drammatica che esplora il concetto moderno di amore, tra aspettative sociali, desideri personali e… Excel. Ambientato nella scintillante New York, il film mette in discussione la matematica dell’amore e il valore che attribuiamo alle relazioni nella società contemporanea. Protagonisti, Dakota Johnson, Pedro Pascal e Chris Evans. Noi l’abbiamo visto per voi e vi diciamo cosa ne pensiamo.
LA TRAMA
Lei, lui e l’altro
Lucy (Dakota Johnson) è una brillante e ambiziosa matchmaker che lavora per un’agenzia di lusso. Il suo metodo è scientifico: incrocia parametri come altezza, reddito e carriera per trovare il partner perfetto ai suoi clienti. Dopo aver celebrato il nono matrimonio della sua carriera, incontra Harry (Pedro Pascal), l’uomo che sembra incarnare la perfezione: ricco, bello, gentile, alto. Un vero “unicorno”. Ma la stessa sera, Lucy si imbatte in John (Chris Evans), il suo ex fidanzato, un uomo dolce ma economicamente instabile e professionalmente incerto. Mentre Harry la corteggia con eleganza, Lucy si ritrova divisa tra la sicurezza del presente e il rimpianto del passato.
INFO & CAST
Durata 116 min
Regia Celine Song
Cast
Dakota Johnson: Lucy
Pedro Pascal: Harry Castillo
Chris Evans: John
Marin Ireland: Violet
Zoe Winters: Sophie
LA RECENSIONE
Il fascino dell’apparenza e l’illusione del sentimento
Ebbene si, con questo suo secondo lungometraggio, Celine Song tenta un’operazione audace: ripensare la commedia romantica attraverso la lente del capitalismo affettivo. Dopo il successo di Past Lives, che aveva incantato pubblico e critica con la sua delicatezza emotiva, Song cambia registro e ambientazione, scegliendo la Manhattan patinata e iperconnessa come teatro di una storia d’amore triangolare che riflette le contraddizioni del nostro tempo. Il risultato è un film elegante, visivamente impeccabile, ma che fatica a trovare una vera anima sotto la sua superficie scintillante.
La protagonista Lucy, interpretata da Dakota Johnson, è una matchmaker professionista e il triangolo amoroso che si sviluppa è classico nella struttura, ma aggiornato nei dettagli: da un lato Harry (Pedro Pascal), imprenditore affascinante e benestante, l’uomo che incarna il sogno materialista; dall’altro John (Chris Evans), attore squattrinato ed ex fidanzato di Lucy, che torna nella sua vita con il carico emotivo di un passato irrisolto. La scelta tra i due non è solo sentimentale, ma ideologica: tra la sicurezza e la passione, tra il calcolo e l’istinto.
Una Manhattan di cartapesta: estetica e vuoto narrativo
Non c’è dubbio che, visivamente, Material Love sia un gioiellino. La regia di Song è pulita, raffinata, e la fotografia cattura una New York da cartolina, fatta di loft da sei milioni di dollari, ristoranti minimalisti e tramonti urbani. La colonna sonora (di Daniel Pemberton), aperta dalla splendida “Manhattan” di Cat Power, contribuisce a creare un’atmosfera sognante, quasi rarefatta. Ma proprio questa perfezione estetica diventa un limite: il film sembra più interessato a costruire un mondo ideale che ad esplorare le sue crepe. Il problema principale, comunque, risiede nella sceneggiatura. I dialoghi, pur essendo spesso brillanti e taglienti, non riescono a costruire personaggi credibili e a 360 gradi. Lucy, Harry e John sembrano archetipi più che individui: la donna disillusa, l’uomo perfetto, l’ex tormentato. Le loro azioni non seguono una logica emotiva, ma una funzione narrativa.
Il peso del denaro e l’evaporazione del sentimento
Il tema centrale di Material Love è il rapporto tra amore e denaro. Song lo affronta con coraggio, mettendo in discussione l’idea stessa di spontaneità romantica. Lucy è convinta che l’amore sia una costruzione, un algoritmo che tiene conto di variabili precise: reddito, ambizione, stabilità. È una visione che riflette il nostro tempo, in cui le app di dating trasformano il desiderio in una questione di swipe e match, e in cui la scelta del partner è spesso influenzata da considerazioni pratiche più che emotive. Tuttavia, il film non riesce a portare questa riflessione fino in fondo. Dopo aver impostato un discorso interessante, si rifugia in una conclusione prevedibile, che cerca di recuperare una forma di romanticismo classico senza averne costruito le basi. La tensione tra Lucy e i suoi due pretendenti non esplode mai davvero e la decisione finale appare più come una necessità narrativa che come una scelta autentica.
In definitiva, Material Love cerca di reinventare la commedia romantica attraverso una critica al materialismo contemporaneo. Celine Song dimostra ancora una volta di avere uno sguardo acuto e una mano registica sicura, ma questa volta il suo racconto manca di profondità emotiva. È come un iPhone appena uscito dalla scatola: lucente, affascinante, ma ancora impersonale. Dopo la precisione sentimentale di Past Lives ci si aspettava un’evoluzione, non una regressione. Eppure, anche nei suoi limiti, Material Love resta un’opera interessante, che merita di essere vista e discussa. Perché, in fondo, ci parla di noi, delle nostre paure, delle nostre scelte, e di quel fragile equilibrio tra ciò che vogliamo e ciò che possiamo permetterci.
Il voto di Cinefily



