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Dopo la tappa in Concorso al Festival di Venezia 2023, dal 5 ottobre arriva nei cinema italiani “Dogman”, il nuovo film di Luc Besson. La pellicola racconta la storia di Douglas che, da bambino, fu abusato dal padre e gettato in pasto ai cani. Gli animali, però, invece di attaccarlo diventarono suoi alleati. Nel cast ci sono Christopher Denham, Marisa Berenson, Clemens Schick, Michael Garza, Derek Siow. Siete pronti a ritrovare l’anima, il graffio e la frenesia della macchina da presa di Luc Besson? Allora leggete la nostra recensione e poi procuratevi subito un biglietto!

https://www.youtube.com/watch?v=s1KIAfuH2vU&ab_channel=LuckyRed
LA TRAMA

Un viaggio alla scoperta di sé stessi

Caleb Landry Jones è Douglas, o meglio “Doug”, un uomo che ha subito abusi da bambino da parte del padre violento ed è stato brutalmente gettato in pasto ai cani. Invece di attaccarlo, i cani accorrono a proteggerlo e diventano suoi alleati. In un viaggio per guarire dai traumi infantili e dalle ferite fisiche, Douglas cerca di trovare la propria strada, anche se ciò significa infrangere le regole sociali.

Recensione di Dogman
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INFO & CAST
Anno 2023
Durata 114 min
Regia Luc Besson

 

Cast
Caleb Landry Jones: Douglas “Doug”
Jojo T. Gibbs: Evelyn
Christopher Denham: Ackerman
Clemens Schick: Mike

LA RECENSIONE

Doug, un randagio come i suoi adorati cani

Luc Besson è tornato. A quattro anni di distanza dall’action-thriller “Anna”, il regista francese è sbarcato al cinema con questo straordinario e atteso thriller-drama che ha colpito tutti fin dal trailer. Besson ha scritto anche la sceneggiatura e tutto ruota attorno al personaggio di Doug (un’impressionante Caleb Landry Jones), un ragazzo del New Jersey cresciuto con un padre violento, un fratello stupido e cattivo e una madre che subiva di tutto. Ad un certo punto, il padre lo rinchiude nella gabbia dei loro cani (che usavano per le lotte clandestine e lasciati a digiuno per aumentarne la ferocia). Ma Doug condivide con loro il fatto di essere un reietto, un randagio, uno da tenere prigioniero perché diverso e quindi pericoloso e per questo sarà amato, riceverà amore e lo darà ai suoi amici a quattro zampe.

Recensione di Dogman

Una vita tragica narrata attraverso flashback

È proprio Luc Besson a citare De Lamartine quando dice: “Ovunque ci sia un infelice, Dio invia un cane” e quando fa dire al suo protagonista: “I cani sono i migliori amici degli uomini. Hanno tutte le loro virtù, e nessuno dei loro difetti. Tranne uno: fidarsi troppo”. Proprio grazie a loro Doug supera le difficoltà più estreme, diventa parte di un gruppo, si sente per la prima volta amato. Assistiamo, quindi, alla sua “formazione” con i cani attraverso i flashback molto amati da Besson. La pellicola, infatti, si apre con Doug che viene arrestato mentre è alla guida di un furgone pieno di cani, vestito da Marylin Monroe. Dai successivi colloqui con la psichiatra Evelyn (Jojo T. Gibbs), risaliamo agli eventi della sua tragica e turbolenta vita, ai traumi dell’infanzia, alla reclusione coi cani e poi in un collegio per minori, dove si appassiona al teatro shakespeariano. Lo ritroviamo, poi, maggiorenne intento a dirigere un canile e a lavorare in un night club come drag. Per un periodo, vivrà anche in sedie a rotelle. Nonostante ciò, per guadagnare più soldi organizza rapine accompagnato dai suoi “amici” e, al tempo stesso, si adopera per difendere il suo territorio dai delinquenti. E’ verissimo che, in alcune scene, il personaggio ricorda molto il Joker di Todd Phillips (forse troppo?), ma è molto meno crudele e con una visione più bohémienne della vita, pur con tantissimi punti in comune che preferiamo non spoilerarvi.

I simbolismi e la performance da Oscar di Caleb Landry Jones

Doug, Dog, God, c’è un forte simbolismo nei nomi e nei personaggi usati nel film, che si apre a mille interpretazioni. I temi trattati sono tantissimi – la vendetta, il rapporto padre/figlio, la solitudine, la miseria umana e sociale, la resilienza – e la regia “sporca”, caleidoscopica e frenetica di Besson è totalmente al servizio della performance assolutamente da Oscar del protagonista Caleb Landry Jones, visto quando era piccolissimo in “Non è un paese per vecchi” e poi in “Scappa – Get Out”, “Tre manifesti a Ebbing, Missouri” e “I morti non muoiono”. L’attore passa dal dramma alla follia, dalla tragedia al “divertimento” quando si veste da Marylin o da Edith Piaf e quando sta con i suoi cani. Emarginato, antieroe, vittima, rifiuto della società, tutte facce della stessa medaglia che porta in scena con estrema forza e grande impatto, supportato anche da una sceneggiatura curata in ogni minimo particolare, tanto da oscurare letteralmente tutti gli altri attori.

IN CONCLUSIONE

Dogman, il ritorno di Luc Besson è semplicemente da Oscar

Questa lunga gestazione, passata anche attraverso problemi personali molto seri ma risolti, e che tralasceremo, ha permesso al regista di tornare ai suoi vecchi fasti, mettendo su una squadra che include molti amici fidati come Colin Wandersman alla fotografia (vi prego, fate caso alla bellezza del suo lavoro), Julien Rey all’incredibile e surreale montaggio, il mitico Eric Serra alle musiche, Hugues Tissandier alle scenografie e Corinne Bruand ai costumi. Oltre alla nomination al protagonista, ai prossimi Oscar andrebbero menzionati anche fotografia e montaggio. Staremo a vedere.

Il voto di Cinefily

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