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È sulla bocca di tutti e adesso sta per arrivare in Italia. “Talk to Me”, l’horror diretto dai gemelli australiani Danny e Michael Philippou, noti come gli Youtuber “RackaRacka”. Il duo lo ha presentato con successo al Festival di Cannes 2022, poi al Festival di Berlino e al Sundance Film Festival, ammaliando la critica e il pubblico. La pellicola, distribuita dalla A24 e costata pochissimo, ha già incassato circa 69 milioni di dollari al botteghino mondiale ma il bottino è destinato a crescere per l’hype che il trailer e il passaparola stanno generando in tutto il mondo. In Italia uscirà il 28 settembre ma noi l’abbiamo vista in anteprima. Siete pronti a vivere un’esperienza unica?

https://www.youtube.com/watch?v=aLAKJu9aJys&ab_channel=A24
LA TRAMA

La storia di Mia e della mano imbalsamata

Un gruppo di giovani ragazzi – Mia (Sophie Wilde), Jade (Alexandra Jensen), Riley (Joe Bird) e Daniel (Otis Dhanji) – s’imbatte in una serie di video virali che ritraggono gli effetti sconvolgenti di un gioco al limite del soprannaturale: una seduta spiritica in cui il soggetto entra in contatto con gli spiriti dell’aldilà attraverso una mano imbalsamata che funge da portale tra i due mondi. In cerca di una distrazione nell’anniversario della morte di sua madre, Mia e i suoi amici decidono di cimentarsi in una prova di coraggio evocando gli spiriti, seguendo il semplice rituale in un pericoloso gioco al rilancio, accettando a turno di sfidarsi ad aprire il varco che collega vivi e morti fino a infrangere le regole del gioco. I giovani amici vivranno un’esperienza sconvolgente e si ritroveranno intrappolati in un vortice di terrore causato dalle misteriose forze soprannaturali sprigionate dal rituale.

Recensione di Talk to Me
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INFO & CAST
Anno 2022
Durata 95 min
Regia Danny e Michael Philippou

 

Cast
Sophie Wilde: Mia
Alexandra Jensen: Jade
Joe Bird: Riley
Otis Dhanji: Daniel
Miranda Otto: Sue

LA RECENSIONE

Talk to Me: oltre lo spunto della mano imbalsamata del medium c’è molto di più

Quanti film horror abbiamo visto su sedute spiritiche, evocazioni di demoni e conseguenze devastanti. Allora perché “Talk to Me” ne parlano in tutto il mondo? Beh, il primo lungometraggio dei fratelli Philippou, in realtà, mascherandosi da film horror, riesce a fare delle critiche sociali molto forti, non mollando mai però le redini dell’angoscia e della suspense che trapelano già dal trailer. Fin dalla prima scena, i registi offrono uno spettacolo di fortissimo impatto, con un suicidio e un tentato omicidio che avvengono in pochi secondi. Da lì parte la presentazione dei personaggi e subito entriamo nel mondo di Mia (Sophie Wilde, al suo primo lungometraggio), che ha perso la madre due anni prima, morta suicida, e ha un rapporto orribile col padre. Proprio durante questo periodo buio, va ad una festa e si lascia trascinare per gioco (e bisogno di essere accettata) in questa fantomatica seduta spiritica che avviene stringendo la mano di un grande medium, imbalsamata in una struttura di ceramica. A quel punto, la malcapitata deve pronunciare le frasi “Parla con me” (“Talk to Me”) e “Ti ho fatto entrare” per lasciare che un demone la possegga. Il tempo da non superare è di 90 secondi, dopodiché la mano va strappata dalla stretta della giovane, a tutti i costi.

Recensione di Talk to Me

I motivi del successo del film, tra horror e tematiche sociali

È molto facile intuire che i giovani andranno ben oltre quel limite, ma ognuno di loro lo farà per colmare delle mancanze, come Mia che si sottoporrà all’esperimento per parlare con la madre e per avere delle risposte. Intanto, il video della possessione diventa virale, la popolarità cresce e tutti gli amici (o quasi) saranno coinvolti e trascinati verso il buio più totale. L’espediente della mano imbalsamata è geniale e serve a fare la differenza rispetto a tutti gli altri film dello stesso genere, ma non solo. I registi, anche sceneggiatori della pellicola, sono molto bravi nel raccontare le storie personali dei protagonisti, a sviluppare tematiche importanti come l’incomunicabilità, l’elaborazione del lutto, la solitudine, la fugacità e la pericolosità della popolarità sui social, la voglia di protagonismo a tutti i costi, senza usare filtri o forzature. Tutto avviene in maniera naturale, in alcune scene anche in maniera molto cruda e splatter, senza ricorrere comunque alla CGI estrema (dato il budget bassissimo).

Da teen movie a horror drama psicologico a tinte molto forti

Il gioco, l’ironia e la goliardia, si trasformano in autodistruzione, il mondo dei vivi si mescola a quello dei morti e viceversa, il “teen movie” iniziale diventa un horror drama psicologico a tinte molto forti. La sceneggiatura procede in maniera assolutamente lineare, senza bisogno di jumpscare. Siamo allo stesso tempo rapiti e terrorizzati dai discorsi delle persone possedute e cerchiamo di capirne i riferimenti, se sono veri o falsi, se i demoni vogliono far ammazzare i malcapitati tra loro o dicono la verità sul loro conto e sulle persone che li circondano. Man mano che ci avviciniamo al finale, si superano confini che non dovrebbero essere mai superati. La protagonista Mia diventa il ponte perfetto per collegare il reale al soprannaturale, il bene e il male. La sua disperazione le fa commettere errori da cui non potrà liberarsi e, anche se l’intreccio nella storia è quasi inesistente, proprio nella scena finale i registi decidono relativamente di stupirci. In conclusione, “Talk to Me” è costato poche migliaia di dollari, ha sfruttato un’idea alquanto originale che ha creato un’onda anomala di commenti e recensioni online che durerà ancora per mesi. La critica specializzata lo ha definito addirittura uno dei più bei film horror dell’ultimo decennio. A noi è piaciuto, ma senza gridare al capolavoro e sperando in altri sequel – o almeno un bel prequel – che possano sviluppare in maniera più articolata degli spunti e delle storie rimaste in sospeso.

Il voto di Cinefily

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