Is this the real life? Is this just fantasy?

Ricordate l’ultima volta che vedendo un film al cinema, avete pianto e riso allo stesso tempo, cantato ed addirittura applaudito perché non riuscivate a contenervi, mentre un brivido vi ripercorreva l’intera colonna?

No, non sto parlando di un concerto, nonostante le sensazione che suscita siano pressoché molto simili. Sto parlando di Bohemian Rhapsody, una pellicola firmata Bryan Singer (e conclusa dal non accreditato Dexter Fletcher), che tesse le lodi del leggendario Freddie Mercury e della sua band, un po’ regale e un po’ dandy, i famigerati Queen.

1970, siamo a Londra, è l’anno in cui Farrokh Bulsara, in arte Freddie Mercury, incontra Roger Taylor e Brian May, quelli che saranno il futuro batterista e chitarrista della band. Non servirà molto tempo a Freddie per imporsi con la sua voce potente e personalità esuberante nel gruppo, che verrà completato dal bassista John Deacon  solamente un anno dopo.

Un’ora e mezza per raccontare una finestra storica di 15 anni che vede la nascita, l’ascesa, il successo mondiale seguito da vizi ed eccessi, la (presunta) separazione, i malesseri interiori fino alla scoperta della malattia per terminare con la più grande esibizione di tutti i tempi, il Live Aid (Wembley, 1985).

Farrokh ha sempre portato alle spalle il peso e la vergogna per le proprie origini parse zoroastriane, che ha rinnegato dal cambio del nome sino alle dichiarazioni alla stampa “riviste” circa la sua famiglia. Questa, infatti, non ha mai pienamente accettato la scelta del figlio di intraprendere una carriera, se mai lo fosse diventata, incerta e sconsiderata. Ma nulla e nessuno avrebbero mai potuto fermare Freddie Mercury dal diventare una Star.

Supportato nel bene e nel male, l’amica e amante Mary Austin, definita da lui stesso, l’amore della sua vita e a cui è stata dedicata l’omonima canzona, è stata l’unica donna che è riuscita a strappargli il cuore. Essa, ha rappresentato la forza motrice per il cantante, con la quale sapeva che tutto sarebbe stato possibile perché al suo fianco c’era una persona in cui credere. Inaspettatamente, dietro un grande uomo, non sempre c’è una grande sicurezza e solidità interiore, ma al contrario, si possono celare grandi, enormi e incolmabili vuoti, con il rischio inevitabile di instaurare un vero e proprio circolo vizioso.

Un vuoto tenta di essere colmato con emozioni forti, potenti, che lasciano il segno, ma spesso non moralmente giuste (che poi, tutto è relativo) e questo genera un malessere sempre maggiore che aggrava il senso di vuoto e solitudine iniziale, e così via. Saranno propri questi vani tentativi e questa vita sregolata a portarlo ad una scomparsa prematura, lasciando dentro i nostri cuori, il vero vuoto.

Info
Anno 2018
Durata 134 min
Regia Bryan Singer
Dexter Fletcher (non accreditato)

Cast
Rami Malek: Freddie Mercury
Ben Hardy: Roger Taylor
Joseph Mazzello: John Deacon
Gwilym Lee: Brian May
Lucy Boynton: Mary Austin

Freddie Mercury e i Queen sono e rimarranno sempre delle Leggende.

Indipendentemente dalla veridicità assolata dei fatti storici rispetto alle licenze cinematografiche che si è permesso il film, Bohemian Rhapsdody racconta la vivace energia del gruppo rock più amato degli anni 70/80 con un sorprendente Rami Malek dominante la scena e una colonna sonora che parla, e canta, da sè.

Ora non resta che aspettare il primo canale streaming a trasmettere la pellicola per poi rituffarsi in questo mondo di “emarginati che canta per altrettanti emarginati, una famiglia unita ma diversa” come loro stessi hanno saputo definirsi.

Cosa fare nel frattempo? Sintonizzatore le playlist di Spotify  con Don’t Stop Me Now oppure Radio Ga Ga nel attesa di inchinarci di nuovo di fronte a sua maestà, i Queen.

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