Da Venezia 83 arriva l'ultima, spigolosa fatica di Martin McDonagh. Se avete amato i sicari in vacanza premio di In Bruges, preparatevi a un upgrade dal sapore western: "Wild Horse Nine" sposta il baricentro nel Sud America degli anni '70, sostituendo i piccoli criminali irlandesi con gli architetti dei più oscuri colpi di stato americani. Un film che diverte (a denti stretti), ma che a tratti fatica a reggere il peso della Storia con la S maiuscola.

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LA TRAMA

L'attesa prima del caos

Siamo nel 1973. Chris (John Malkovich) e Lee (Sam Rockwell) sono due agenti della CIA, partner platonici e colleghi di lunga data. Si trovano sull’Isola di Pasqua per una sorta di “vacanza premio” in attesa che il loro ultimo capolavoro si compia: il colpo di stato di settembre contro il presidente socialista cileno Salvador Allende. Tra flirt con giovani attiviste locali (Mariana di Girolamo) e passeggiate tra i Moai, Chris, veterano coinvolto persino nell’omicidio Kennedy, inizia a mostrare i segni di una memoria che si sgretola, portando a galla un inaspettato e ingombrante senso di colpa per le 68 persone che ha ucciso (o fatto uccidere) in carriera.

wild horse nine
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INFO & CAST
Anno 2026
Durata 118 min
Regia Martin McDonagh

 

Cast

John Malkovich: Chris Carlisle
Sam Rockwell: Lee Chesterfield
Steve Buscemi: M. J.
Mariana di Girolamo: Monica

LA RECENSIONE

Wild Horse Nine: John Malkovich e Sam Rockwell in vacanza (con colpa) sull'Isola di Pasqua

McDonagh prova a riproporre la formula magica del suo cinema: dialoghi serratissimi, umorismo nerissimo e personaggi moralmente ambigui in cerca di redenzione. Il problema di Wild Horse Nine sta però nel materiale di partenza. Un conto è la morte accidentale di un chierichetto (come in In Bruges), un altro è giocare in modo grottesco con una dittatura reale e sanguinosa come quella di Pinochet. L’assurdità tragicomica tipica del regista a volte stona, facendo sembrare l’impianto emotivo “fabbricato” a tavolino. Nonostante ciò, il film si salva in calcio d’angolo grazie a interpretazioni magistrali: John Malkovich regala la sua miglior performance dai tempi di Burn After Reading, perfetto nel calibrare la strafottenza di un cowboy spietato e la paranoia di una mente che svanisce, supportato da un Sam Rockwell sempre impeccabile come spalla esasperata. Quando nella seconda metà entrano in gioco i vertici della CIA (tra cui spicca un burbero Steve Buscemi), il ritmo si fa frenetico tra proiettili, esplosivi e ostaggi, ma il cuore del film resta attorno ad una sceneggiatura altrettanto pungente e vivace.

Recensione Wild Horse Nine | Malkovich e Rockwell a Venezia 83

Rapa Nui, un set ai confini del mondo

Sapevate che Wild Horse Nine è solo il secondo lungometraggio della storia del cinema a essere stato girato sul suolo remotissimo dell’Isola di Pasqua (dopo il dimenticato Rapa Nui del 1994)? McDonagh sfrutta al massimo questa location, splendidamente fotografata da Ben Davis (già direttore della fotografia de Gli Spiriti dell’Isola). Il contrasto visivo e tematico è potentissimo: i giganteschi e antichi Moai, testimoni silenziosi del crollo di imperi secolari, osservano impassibili le miserie umane e politiche di questi due agenti americani, ricordandoci quanto le cospirazioni della Guerra Fredda siano minuscole rispetto all’eternità del tempo.

IN CONCLUSIONE

Un western atipico e pungente che schiaccia l'acceleratore sul cinismo. Da vedere assolutamente per la chimica esplosiva tra Malkovich e Rockwell, un po' meno per la tenuta emotiva della storia. In Wild Horse Nine, l'interventismo americano funziona meglio come amara punchline che come solida premessa drammatica.

Il voto di Cinefily

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