Dimenticate i polverosi uffici di redazione in giacca e cravatta. Con Ink, presentato in concorso a Venezia 83, Danny Boyle prende la vera storia dell'ascesa di Rupert Murdoch e la inietta di quell'energia cinetica e ribelle che aveva reso immortale Trainspotting. Adattato dalla fortunata opera teatrale di James Graham, il film è un giro sulle montagne russe dentro la trasformazione della stampa britannica: da austero veicolo di notizie a spietata macchina da intrattenimento di massa.
LA TRAMA
La guerra di Fleet Street
Londra, 1969. Il magnate australiano Rupert Murdoch (Guy Pearce) irrompe nella compassata Fleet Street acquistando un quotidiano in declino, The Sun. Per compiere il miracolo e battere la concorrenza del Daily Mirror, Murdoch stringe una sorta di patto faustiano con Larry Lamb (Jack O’Connell), un caporedattore di origini operaie con una gran sete di rivalsa. La missione? Trasformare il giornale in un tabloid populista dove scandali, sensazionalismo e ragazze in topless diventano la colazione quotidiana del Regno Unito. Ad affiancarli c’è Jules (Claire Foy), una giornalista brillante e ambiziosa a cui viene affidata la neonata, e controversa, pagina femminile.
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INFO & CAST
Durata 116 min
Regia Danny Boyle
Cast
Jack O’Connell: Larry Lamb
Guy Pearce: Rupert Murdoch
Claire Foy: Jules Davies
LA RECENSIONE
Ink: Danny Boyle trasforma l'ascesa di Rupert Murdoch in una corsa punk sulle montagne russe
Boyle non ha perso il suo tocco. Ink è un’esplosione visiva: montaggio frenetico, estetica che richiama la grana ruvida della carta stampata e una colonna sonora trascinante che mescola post-punk e indie rock, infischiandosene dell’accuratezza filologica degli anni ’70 per puntare tutto sul ritmo. Il cast è in stato di grazia. Guy Pearce restituisce un Murdoch spietato, esilarante e impermeabile alle critiche dello snobismo inglese, ma è Jack O’Connell a reggere il cuore pulsante del film, mostrando la trasformazione di Lamb da professionista scettico a mastino senza scrupoli. La sceneggiatura evita abilmente il sermone moralista: sceglie la via della cronaca adrenalinica, lasciando che sia il pubblico a trarre le proprie conclusioni etiche su una linea editoriale che ha fatto scuola (nel bene e nel male). Il risultato è puro intrattenimento d’autore, anche se il finale lascia un leggero senso di irrisolto.
Le origini del clickbait
Uno degli aspetti più affascinanti di Ink è la sua spietata lucidità nell’analizzare le radici del presente. Guardare la genesi del The Sun significa assistere alla nascita dell’era della post-verità. Le sequenze in cui la redazione impara a trasformare ogni piccolo furto in un thriller o a manipolare l’opinione pubblica cavalcando la pancia dei lettori, sono lo specchio perfetto della nostra attuale dieta mediatica fatta di clickbait, algoritmi e polarizzazione estrema sui social network.
IN CONCLUSIONE
Un film viscerale e furbissimo che usa il giornalismo come pretesto per un heist-movie dell'informazione. Danny Boyle si conferma un maestro del ritmo. Assolutamente da non perdere per chiunque sia affascinato dai retroscena dei media e dalle performance attoriali di altissimo livello.
Il voto di Cinefily



