Da The Rocky Horror Picture Show a Thelma & Louise, fino al trionfo da Oscar con Dead Man Walking – Condannato a morte: il 4 ottobre 2026 la leggendaria Susan Sarandon compie ottant’anni. Ripercorriamo la carriera, i successi e la vita di un’indomabile icona di Hollywood .

Sguardo inconfondibile, spirito ribelle e un’eleganza che sfida il tempo: il 4 ottobre, Susan Sarandon compie 80 anni. In oltre mezzo secolo di carriera, l’attrice newyorkese ha riscritto le regole del divismo hollywoodiano, trasformando ogni ruolo in un’opera d’arte e ogni battaglia sociale in una scelta di vita. Un’icona senza tempo che continua a incantare il pubblico con la sua immutata forza espressiva. 

Nata a New York nel 1946, la futura icona del cinema globale cresce all’interno di un’intransigente famiglia cattolica d’origine italiana, gallese e inglese. Prima di nove figli, impara precocemente il valore del senso di responsabilità, dell’indipendenza e dell’autonomia di pensiero, caratteristiche che avrebbero poi plasmato l’intero suo percorso artistico e personale. L’incontro con il mondo della recitazione avviene quasi per puro caso durante gli studi universitari alla Catholic University of America di Washington, dove conosce il primo marito Chris Sarandon, di cui deciderà saggiamente di mantenere il cognome d’arte anche dopo la fine del loro unione matrimoniale. Accompagnando il consorte a una prova di casting nella Grande Mela nel 1970, i selezionatori rimangono letteralmente folgorati dal suo sguardo magnetico, dai suoi enormi e penetranti occhi scuri e da una naturalezza espressiva del tutto fuori dal comune. Le viene affidato immediatamente un ruolo drammatico di rilievo nel lungometraggio La notte del massacro (1970), John G. Avildsen, che segna l’avvio folgorante di una carriera irripetibile. 

Gli inizi con The Rocky Horror Picture Show

Fin dai suoi primissimi passi sul set, Susan Sarandon dimostra di non possedere affatto i tratti stereotipati della classica ragazza ingenua dell’industria cinematografica dell’epoca. Al contrario, rivela una maturità precoce e un’intensità recitativa in grado di fondere perfettamente sensualità, acuta intelligenza, fragilità emotiva e un’incrollabile determinazione. Negli anni Settanta conquista l’immaginario collettivo globale trasformandosi nella candida e innocente Janet Weiss nell’irriverente cult cinematografico The Rocky Horror Picture Show (1975), di Jim Sharman, pellicola diventata un cult assoluto. Subito dopo mette alla prova la sua duttilità recitativa cimentandosi con i ritmi incalzanti e la satira pungente della commedia d’autore in Prima pagina (1974), di Billy Wilder, al fianco di giganti del calibro di Jack Lemmon e Walter Matthau. L’attrice dimostra un coraggio espressivo fuori dal comune accettando ruoli complessi e provocatori, come dimostra la sua intensa partecipazione nel controverso affresco storico Scommessa con la morte (1977), di George Roy Hill, e la collaborazione con la cinematografia europea nel drammatico Cappello a tesa larga (1978), di Louis Malle, ambientato nei quartieri a luci rosse di New Orleans. È proprio il sodalizio artistico con il maestro transalpino Louis Malle a regalarle la prima consacrazione critica internazionale grazie alla sublime e toccante interpretazione in Atlantic City, U.S.A. (1980), opera fondamentale che le vale la prima nomination ai Premi Oscar e la rivela definitivamente al mondo intero come una delle interpreti drammatiche più dotate, sfaccettate e carismatiche della sua generazione. 

L'età d'oro: le streghe, le eroine ribelli e il trionfo dell'Oscar

Il decennio degli anni ’80 e quello dei ’90, vedono Susan Sarandon posizionarsi al centro assoluto dei progetti cinematografici più audaci, stimolanti e memorabili realizzati a Hollywood. Il grande pubblico e la critica d’autore la acclamano a gran voce sia nella veste di donna misteriosa, sensuale e inquieta nel celebre thriller noir a tinte vampiriche Miriam si sveglia a mezzanotte (1983), di Tony Scott, dove recita accanto a due mostri sacri come Catherine Deneuve e David Bowie, sia nell’iconica, scoppiettante e travolgente commedia cult Le streghe di Eastwick (1987), diretta da George Miller, recitando al fianco di un cast stellare composto da Jack Nicholson, Cher e Michelle Pfeiffer. La sua incredibile naturalezza nel passare dal registro drammatico alla commedia sofisticata trova nuova linfa nel mondo dello sport e della passione sentimentale con Bull Durham – Un gioco a incastro (1988), di Ron Shelton. Proprio sul set di questa pellicola scocca la scintilla dell’amore con il collega Tim Robbins, con il quale formerà per oltre vent’anni una delle coppie più ammirate, solide e impegnate sul fronte dei diritti civili di tutto lo show business. Successivamente conferma la sua predilezione per ruoli intensi prendendo parte al dramma politico Un’arida stagione bianca (1989), di Euzhan Palcy, dove affianca il leggendario Marlon Brando, e alla commedia drammatica I caldi anni del 68 (1990), di Luis Mandoki. 

Da Thelma & Luise all'Oscar per Dead Man Walking

Il 1991 segna una svolta epocale e indelebile nella storia della settima arte contemporanea con l’uscita nelle sale di un vero e proprio manifesto di libertà e solidarietà femminile: Thelma & Louise (1991), di Ridley Scott. Nel ruolo della pragmatica, protettiva e ferita Louise Elizabeth Sawyer, accanto a Geena Davis, Susan Sarandon incarna in modo sublime la voglia di riscatto, la fuga dagli stereotipi oppressivi e la ribellione aperta contro il sistema patriarcale, conquistando un’altra strameritata candidatura all’Academy Award. La sua maturità artistica continua a regalarci interpretazioni viscerali e memorabili a ritmo continuo: commuove fino alle lacrime il pubblico mondiale nel ruolo di una madre coraggio disposta a tutto nel dramma L’olio di Lorenzo (1992), di George Miller, e sfoggia una tempra d’acciaio, unita a un profondo senso di umanità, nel legal thriller Il cliente (1994), di Joel Schumacher, tratto dall’omonimo romanzo di John Grisham. In questi stessi anni ricchi di successi spazia con versatilità recitando nel delicato adattamento in costume Piccole donne (1994), di Gillian Armstrong, e nella commedia surreale Soffio al cuore (1995), diretto da Wayne Wang. La consacrazione artistica definitiva giunge infine con l’assegnazione dell’Oscar come Miglior Attrice Protagonista per la straordinaria e toccante prova recitativa offerta nei panni di Suor Helen Prejean in Dead Man Walking – Condannato a morte (1995), di Tim Robbins, intenso e doloroso viaggio nei meandri del perdono e della redenzione che si trasforma in un potentissimo e universale atto d’accusa contro la pena capitale. 

Maturità d'autore, televisione d'eccellenza e i progetti più recenti e futuri

Nei decenni successivi l’attrice newyorkese continua a scegliere scrupolosamente ruoli complessi e non banali, rifiutando categoricamente di farsi ingabbiare dagli angusti stereotipi legati all’età che troppo spesso penalizzano le carriere delle interpreti femminili a Hollywood. Regala una prova recitativa di straziante bellezza e generosità nel toccante dramma familiare Nemicheamiche (1998), di Chris Columbus, dove condivide lo schermo in uno splendido duello emotivo con Julia Roberts, per poi prestare la sua presenza carismatica al film d’epoca Il prezzo della libertà (1999), per la regia di Tim Robbins. Con il nuovo millennio dimostra una classe immutata prendendo parte a opere d’autore e commedie di grande successo come Iintriganti e complici (2002), Burr Steers, la commedia irriverente Due amiche esplosive (2002), di Bob Dolman, e la raffinata rivisitazione Alfie (2004), di Charles Shyer. L’attrice continua a essere un punto di riferimento per grandi maestri del cinema, lavorando nel sognante e malinconico Elizabethtown (2005), diretto da Cameron Crowe, nel toccante dramma sul lutto Amabili resti (2009), di Peter Jackson, e nel teso dramma d’inchiesta politico-militare Nella valle di Elah (2007), di Paul Haggis. 

Un'instancabile diva camaleontica

Sempre desiderosa di mettersi alla prova di fronte a nuove sfide espressive, spazia tra produzioni indipendenti e blockbuster visionari: la vediamo nell’avventuroso Speed Racer (2008), di Lilly e Lana Wachowski, nell’ambiziosa e monumentale opera corale Cloud Atlas (2012), diretto sempre da Lana e Lilly Wachowski e Tom Tykwer, e nel serrato thriller ambientato nel mondo dell’alta finanza La frode (2012), di Nicholas Jarecki. Con immutata curiosità conquista anche il pubblico del piccolo schermo e delle piattaforme di streaming, regalando un’interpretazione magistrale della leggenda del cinema Bette Davis nella celebrata serie antologica Feud (2017), di Ryan Murphy, in cui rievoca con acume e profonda umanità la storica e feroce rivalità con Joan Crawford. Negli anni più recenti la stella di Susan Sarandon ha continuato a brillare intensamente tra grandi produzioni mainstream e cinema indipendente d’autore: ha vestito con irresistibile ironia i panni dell’astuta e spietata antagonista Victoria Kord nel cinecomic Blue Beetle (2023), di Angel Manuel Soto, è apparsa nella commedia sentimentale Ti amo da morire (2023), di Michael Jacobs, e ha preso parte al solido dramma storico The Six Triple Eight (2024), diretto da Tyler Perry. La sua vitalità recitativa la vede ancora splendida protagonista nella commedia corale sulla terza età The Fabulous Four (2024), per la regia di Jocelyn Moorhouse, e nell’affettuoso ritratto di famiglia Nonnas (2025), di Stephen Chbosky. Infine, tra le sue partecipazioni più recenti e attese nei progetti futuri figura come emozionante protagonista dell’intimo dramma sentimentale Exit Right (2026), di Thomas Bezucha, oltre ad essere inserita nel cast di prestigio del teso thriller d’autore The Echo Chamber (2026), di Andrea Pallaoro. Una stella immensa, una donna d’acciaio e di sconfinato cuore che celebra ottanta primavere vissute a testa alta, con lo stesso sguardo coraggioso, la stessa indomabile passione e l’inconfondibile sorriso che hanno segnato per sempre la storia del cinema mondiale. 

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