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Ricordo di Sam Neill: L’arte di esserci senza fare rumore

By Settembre 14, 2026No Comments

Colui che ci aveva promesso di non lasciarci in Jurassic Park, due mesi fa l’ha fatto davvero, e oggi, nel giorno del suo 79esimo e primo compleanno senza di lui, la sua mancanza ci fa ancora male. Per quale motivo? Con le parole che seguiranno verrà srotolato il papiro del sentimento, un omaggio delicato per ricordare quanto Sam Neill, senza quasi accorgercene, fosse famiglia.

La sua brillante carriera

Ricordo di Sam Neill: L'arte di esserci senza fare rumore

Sam Neill, nato in Irlanda del Nord e poi trasferitosi subito in Nuova Zelanda, ha costruito un percorso artistico straordinario, fatto di ruoli indimenticabili che hanno segnato la storia del cinema: dagli esordi intensi nei film d’autore come “La mia brillante carriera” e “Possession”, il film più controverso della storia, fino a diventare il paleontologo più famoso del cinema in Jurassic Park.

Eppure, oggi, trovarsi a celebrare il primo compleanno dell’attore in sua assenza fa incredibilmente male. Un dolore sottile che arriva dritto dal constatare quanto il cinema si stia improvvisamente facendo più vuoto e contemporaneamente orfano di quella che era a tutti gli effetti una presenza di famiglia.

In fondo, Sam Neill c’era sempre. È in tutti quei film che hanno trasmesso alle persone l’amore per la settima arte, da Lezioni di piano, a Caccia a ottobre rosso, da L’uomo bicentenario a L’uomo che sussurrava ai cavalli, passando poi per le serie televisive come Merlino e Peaky Blinders e alla saga che l’ha proiettato in tutto il mondo: Jurassic Park. Era, e rimarrà, la figura paterna del cinema, la colonna a cui aggrapparsi, quella certezza che ci fa sentire a casa e al sicuro ogni volta che appare sullo schermo.

Nel corso della sua vita ha mantenuto un legame viscerale con la terra neozelandese, soprattutto con le popolazioni di cultura Māori, scegliendo persino di portare sulla pelle il loro tradizionale tatuaggio sacro. Ha creato, prodotto e diretto contenuti sulle popolazioni indigene del paese e del pacifico, come The Pacific: In the Wake of Captain Cook e Cinema of Uneas. Nel periodo buio del mondo, quello della pandemia, ha tentato di non lasciare le persone completamente sole a loro stesse, allietando i pomeriggi con video sui social in cui suonava il suo fedele amico a quattro corde: l’ukulele. O con tutorial ironici di cucina su YouTube. Sam Neill prima di essere un grande attore, è stato una grande persona dall’animo buono. Venticinque anni fa Alan Grant diceva di essere l’ultimo della sua specie e, a guardarlo oggi, si può constatare che lo stesso Neill lo era.

Ricordo di Sam Neill: L'arte di esserci senza fare rumore

Il grande potere del cinema, l'immortalità

Il cinema possiede una grande capacità: L’IMMORTALITÀ. Grazie a questo, l’attore vivrà per sempre immobile nella sua giovinezza o nella maturità del suo sguardo, con la stessa identica luce negli occhi. In quel minutaggio specifico, pronuncerà le stesse battute con la medesima cadenza e compirà gli stessi movimenti, indipendentemente da ciò che accade nella realtà esterna. È un paradosso struggente e salvifico: il quotidiano costringe ognuno di noi a fare i conti con un’assenza rumorosa, ma il cinema restituisce la facoltà di riaccenderlo. Ogni volta che si sentirà il bisogno di cercarlo, basterà un’ora e mezza, o due, per ridargli vita. Per permettergli di camminare di nuovo, di proteggerci, di esistere.

Gli ultimi lasciti di Sam Neill

Ricordo di Sam Neill: L'arte di esserci senza fare rumore

Finché ci sarà il suo cinema, nessuno potrà mai essere in grado di lasciarlo andare veramente. E con i tre film post mortem in uscita nel corso di quest’anno e dell’anno prossimo l’impresa sarà ancora più titanica. Gli ultimi titoli che Sam Neill lascerà in eredità sono il kolossal Godzilla x Kong: Supernova, la commedia romantica The Last Resort e The Legend of Zelda. È un tempo sospeso, un ultimo conto alla rovescia che la distribuzione sta concedendo prima che il sipario cali davvero. Fino ad allora, la sala buia continuerà a custodire il paradosso di un attore che saluta il pubblico dal futuro, mentre noi, nel presente, impariamo a fare i conti con la sua assenza.

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