Matt Damon è indiscutibilmente uno degli attori più talentuosi, costanti e versatili della sua generazione, capace di spaziare con disinvoltura dal dramma psicologico all’azione pura, fino alla commedia brillante. La sua straordinaria interpretazione di Ulisse nell’epico Odissea di Christopher Nolan, già lo sta proiettando verso la corsa agli Oscar 2027 e molti scommettono sulla sua vittoria. Questo non fa che confermare una carriera costellata di ruoli magistrali che avrebbero meritato il massimo riconoscimento da parte dell’Academy molto tempo prima. Nel corso degli anni, l’attore ha collezionato ben quattro nomination agli Oscar per la recitazione e una per la sceneggiatura, riuscendo a conquistare la statuetta d’oro una sola volta, ma non come attore, bensì per la Miglior sceneggiatura originale nel 1998 grazie a Will Hunting – Genio ribelle, scritta a quattro mani con l’amico Ben Affleck. Per quanto riguarda le sue candidature come interprete, Damon è stato nominato come Miglior attore protagonista per Will Hunting – Genio ribelle, nel 1998 e per Sopravvissuto – The Martian nel 2016, mentre ha ricevuto le nomination come Miglior attore non protagonista per Invictus – L’invincibile, nel 2010 e per Oppenheimer, nel 2024. Nonostante questo impressionante curriculum, ci sono state numerose occasioni in cui l’attore avrebbe meritato la statuetta per interpretazioni che sono rimaste impresse nella storia del cinema. Eccone 5 che noi riteniamo assolutamente valide.
Prima di Odissea: I 5 film per cui Matt Damon avrebbe meritato già l’Oscar
1. Will Hunting – Genio ribelle (1997) – Gus Van Sant
In questa pellicola Damon non solo ha co-scritto il film, compiendo una vera e propria impresa produttiva insieme a Ben Affleck, ma ha regalato una performance attoriale di una sensibilità e intensità disarmanti che ha ridefinito lo stereotipo del giovane ribelle hollywoodiano. Interpretando Will, un ragazzo prodigio della matematica che lavora come uomo delle pulizie al MIT, tormentato da abusi infantili passati e protetto da rigide barriere emotive, l’attore è riuscito a sviscerare una gamma drammatica straordinaria, specialmente nei serrati e intimi confronti verbali con il terapeuta interpretato da Robin Williams. Ha offerto un ruolo di rara vulnerabilità che quell’anno perse la statuetta come protagonista a favore del veterano Jack Nicholson per Qualcosa è cambiato, in una delle sfide più accese delle edizioni anni ‘90.
2. Il talento di Mr. Ripley (1999) – di Anthony Minghella
Un’altra monumentale prova attoriale completamente snobbata dall’Academy per la categoria principale è quella offerta in questo raffinato e inquietante thriller psicologico tratto dal romanzo di Patricia Highsmith. L’attore ha tratteggiato in modo agghiacciante, camaleontico e magnetico la discesa negli inferi della follia, dell’ossessione e dell’invidia sociale del sociopatico Tom Ripley, un personaggio ambiguo che brama la vita sfarzosa di Dickie Greenleaf fino a sostituirsi a lui. Damon ha dimostrato una gamma sfaccettata di sfumature psicologiche raramente viste sullo schermo, riuscendo a rendere il pubblico paradossalmente complice delle sue bugie e dei suoi crimini efferati, in un’interpretazione disturbante che meritava senza dubbio la candidatura e la vittoria.
3. The Departed – Il bene e il male (2006) – di Martin Scorsese
La sua performance in questo cult poliziesco, vincitore del premio al miglior film, rappresenta un altro picco clamoroso e ingiustamente oscurato della sua ricca filmografia. Damon ha interpretato Colin Sullivan, uno spietato e glaciale criminale cresciuto sotto l’ala protettiva del boss Frank Costello, che riesce a infiltrarsi nei ranghi più alti della polizia di Boston come talpa della malavita organizzata. L’attore ha offerto un ritratto magistrale di un uomo intrappolato in una doppia vita, costantemente logorato dalla tensione paranoica, dal cinismo del doppio gioco e dal terrore viscerale di essere scoperto dal suo alter ego interpretato da Leonardo DiCaprio, mostrando il crollo psicologico di un vincente dietro la cui facciata impeccabile si nasconde un abisso di corruzione morale.
4. The Informant! (2009) – di Steven Soderbergh
Noi di Cinefily vi consigliamo vivamente di recuperare questa sottovalutata commedia satirica a tinte biografiche, dove Damon ha dimostrato una straordinaria capacità di trasformazione fisica e comico-drammatica, ingrassando di molti chili e modificando radicalmente la sua postura per interpretare Mark Whitacre. Si tratta di un bizzarro, logorroico e inaffidabile whistleblower affetto da disturbo bipolare che decide di denunciare alla giustizia la propria azienda per una frode internazionale sui prezzi dei prodotti agricoli. L’attore costruisce un personaggio incredibilmente stratificato che continua a mentire compulsivamente a tutti, inclusi gli agenti dell’FBI e soprattutto sé stesso, narrando le vicende attraverso una voce fuori campo stralunata e sconnessa, dando vita a un ruolo di complessità recitativa assoluta che avrebbe meritato la massima considerazione nei circuiti dei premi principali.
5. Sopravvissuto – The Martian (2015) – di Ridley Scott
Matt Damon ha compiuto un vero e proprio miracolo interpretativo reggendo praticamente da solo sulle proprie spalle l’intero peso narrativo e visivo di un enorme blockbuster fantascientifico, interpretando l’ingegnere e botanico Mark Watney, rimasto accidentalmente abbandonato su Marte a causa di una violenta tempesta di sabbia. L’attore è riuscito nella difficilissima impresa di bilanciare la disperazione cruda della solitudine estrema e dello spettro della morte con un’ironia dissacrante, un ottimismo contagioso e una resilienza straordinaria che hanno ridefinito i canoni del genere. Nonostante abbia ricevuto la nomination come miglior attore protagonista per questa sua magnetica prova in solitaria, si è visto soffiare il premio da Leonardo DiCaprio per il film Revenant – Redivivo, in un anno in cui la sua vittoria sarebbe stata ampiamente giustificata.



