Nel sequel più atteso di sempre, la moda torna al centro della scena con un intreccio ancora più ricco di riferimenti a stilisti e maison di fama mondiale. Tra look iconici, nuove tendenze e giochi di potere dietro le quinte, il film costruisce una vera e propria mappa del lusso contemporaneo, svelando chi detta davvero le regole dello stile. Ecco, allora, la guida che aspettavate!
Mancano pochissimi giorni all’uscita de Il Diavolo veste Prada 2, pellicola che si configura già come uno degli eventi culturali e cinematografici più rilevanti degli ultimi anni, non solo per il ritorno di personaggi iconici, ma soprattutto per il modo in cui si propone di raccontare l’evoluzione del sistema moda globale. A distanza di quasi 20 anni dal primo film, il sequel reinterpreterà il fashion system alla luce delle profonde trasformazioni che hanno investito l’industria: dalla digitalizzazione delle riviste al dominio dei social media, fino alla crescente centralità della sostenibilità e della brand identity.
In questo scenario, i costumi assumono un ruolo ancora più centrale rispetto al passato, diventando veri e propri dispositivi narrativi capaci di definire gerarchie di potere, cambiamenti personali e tensioni tra tradizione e innovazione. Proprio per questo motivo, la scelta degli stilisti coinvolti non è casuale, ma risponde a una strategia precisa che intreccia estetica, storytelling e posizionamento culturale del film.
La nuova direzione dei costumi: continuità e rinnovamento creativo
Uno degli aspetti più discussi riguarda il passaggio di testimone nella direzione dei costumi, che segna una fase di transizione significativa per l’identità visiva del film. Se il primo capitolo era stato fortemente plasmato dall’estro di Patricia Field, figura leggendaria nel mondo della moda e del costume design, il sequel vede invece al timone Molly Rogers, sua storica collaboratrice. Questo cambiamento implica una continuità evolutiva dato che la Rogers conosce profondamente il DNA estetico della saga, ma allo stesso tempo porta uno sguardo più aggiornato e sensibile alle dinamiche contemporanee.
Il suo approccio, secondo quanto emerso da interviste e indiscrezioni dal set, punta a mantenere l’impatto iconico degli outfit – che nel primo film erano diventati veri simboli culturali – integrandolo con una visione più realistica e attuale del fashion system. Questo significa, ad esempio, inserire capi che riflettano il nuovo equilibrio tra lusso e quotidianità, tra esclusività e accessibilità, ma anche dare spazio a brand che incarnano valori emergenti come sostenibilità e inclusività. La sfida principale è quindi quella di costruire un guardaroba che sia allo stesso tempo aspirazionale e credibile, spettacolare ma coerente con il mondo reale della moda di oggi.
Le maison confermate: il cuore storico del lusso internazionale
Tra le informazioni più affidabili emerse online, spicca la presenza di alcune delle più importanti case di moda al mondo, che rappresentano il nucleo storico e simbolico del film. In prima linea troviamo Prada, che non è soltanto un marchio tra gli altri, ma un vero e proprio elemento identitario della saga. Il nome stesso del film richiama infatti l’estetica e il potere evocativo della maison, rendendola una presenza quasi inevitabile e centrale nella costruzione visiva del sequel.
Accanto a Prada, emergono altri colossi come Chanel, Dolce & Gabbana e Valentino, tutti marchi che incarnano diverse declinazioni del lusso: dalla classicità sofisticata di Chanel alla teatralità mediterranea di Dolce & Gabbana, fino all’eleganza couture di Valentino. A questi si aggiunge Schiaparelli, maison che negli ultimi anni ha conosciuto una rinascita spettacolare grazie a un’estetica audace e surrealista, perfetta per rappresentare il lato più sperimentale e visionario della moda contemporanea.
La presenza di queste firme non è soltanto decorativa: ciascun brand contribuisce a definire il linguaggio visivo dei personaggi, rafforzando il loro ruolo all’interno della narrazione e sottolineando le dinamiche di potere e status che attraversano il mondo di Runway.
I brand avvistati sul set: la moda contemporanea in azione
Oltre alle maison storiche, un ruolo fondamentale è giocato dai brand emersi attraverso leak fotografici e paparazzate durante le riprese, che offrono uno sguardo più immediato e concreto sul guardaroba del film. Tra questi spiccano Dior, Stella McCartney e Saint Laurent, nomi che rappresentano in modo emblematico la moda contemporanea.
Questi marchi si distinguono per un approccio più moderno e versatile rispetto alle maison tradizionali: Dior continua a reinventare il proprio heritage con collezioni che dialogano con il presente, Saint Laurent incarna un’idea di eleganza minimalista e potente, mentre Stella McCartney è diventata un punto di riferimento per la moda sostenibile e cruelty-free. La loro presenza suggerisce che il film non si limiterà a celebrare il lusso classico, ma cercherà di raccontare anche le nuove direzioni dell’industria, mostrando come il concetto stesso di eleganza si sia evoluto negli ultimi anni.
Inoltre, questi brand sembrano particolarmente adatti a rappresentare personaggi più dinamici e contemporanei, come una Andy Sachs ormai affermata e consapevole, o una Emily trasformata in figura di potere nel mondo della moda.
Il legame con il sistema moda reale: tra fashion week e cameo eccellenti
Un elemento che rende il progetto ancora più interessante è il suo forte legame con il mondo reale della moda, che va ben oltre la semplice collaborazione con le maison. Le riprese si sono infatti intrecciate con eventi autentici come le settimane della moda, creando una fusione tra finzione cinematografica e realtà industriale.
In questo contesto, ha fatto particolarmente discutere la presenza di Donatella Versace, figura iconica del fashion system, che potrebbe essere coinvolta nel film attraverso un cameo o una collaborazione indiretta. Questo tipo di partecipazione rafforza l’idea che Il Diavolo veste Prada 2 non sia soltanto un film sulla moda, ma un prodotto immerso nella moda stessa, capace di dialogare direttamente con i suoi protagonisti reali.
Questo intreccio tra cinema e realtà contribuisce a rendere l’universo narrativo ancora più credibile e affascinante, trasformando il film in una sorta di specchio – a volte realistico, a volte satirico – del funzionamento interno dell’industria fashion globale.
Il press tour come estensione narrativa del guardaroba
Un aspetto particolarmente significativo per comprendere l’estetica del film è rappresentato dal press tour, che negli ultimi anni è diventato una vera e propria estensione narrativa dei progetti cinematografici. Nel caso de Il Diavolo veste Prada 2, le apparizioni pubbliche del cast riflettono chiaramente l’identità visiva del film e offrono indizi preziosi sui brand coinvolti.
Anne Hathaway, ad esempio, ha sfoggiato look firmati da Valentino, Balenciaga e Schiaparelli, dimostrando una forte connessione tra il suo stile pubblico e quello del personaggio di Andy. Allo stesso modo, Meryl Streep ha indossato creazioni di Prada e Chanel, rafforzando ulteriormente il legame tra Miranda Priestly e le grandi maison del lusso.
Queste scelte non sono casuali: il press tour diventa una sorta di “continuazione estetica” del film, un modo per mantenere viva l’attenzione mediatica e allo stesso tempo consolidare l’immaginario visivo associato ai personaggi.



