Tira una brutta aria al Festival di Venezia in queste ore. Il collettivo Venice4Palestine (V4P) ha lanciato un appello pubblico alla Biennale di Venezia e alle sezioni del festival, chiedendo una presa di posizione netta contro il genocidio in corso a Gaza e la pulizia etnica in Palestina. In aggiunta, chiedono il boicottaggio degli attori Gerard Butler e Gal Gadot, rei di appoggiare Israele.

A poche ore dall’inizio dell’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (27 agosto – 6 settembre 2025), è esplosa una mobilitazione senza precedenti nel mondo del cinema e della cultura italiana e internazionale. Il collettivo Venice4Palestine (V4P) ha lanciato un appello pubblico alla Biennale di Venezia e alle sezioni del festival, chiedendo una presa di posizione netta contro il genocidio in corso a Gaza e la pulizia etnica in Palestina.

Venice4Palestine è un gruppo trasversale di registi, attori, sceneggiatori, musicisti, giornalisti, critici, distributori, associazioni culturali e sindacati. In pochi giorni, la loro lettera aperta ha raccolto oltre 1.500 firme, tra cui nomi di spicco come: Marco Bellocchio, Ken Loach, Abel Ferrara, Matteo Garrone, aleria Golino, Laura Morante, Toni e Peppe Servillo, Fiorella Mannoia, Carlo Verdone, Gabriele Muccino, Alba e Alice Rohrwacher, Céline Sciamma, Charles Dance, Roger Waters, Paola Turci, Miriam Leone, Jasmine Trinca.

Cosa chiede V4P?

Le richieste del collettivo sono chiare, radicali e articolate:

1. Condanna esplicita del genocidio: V4P accusa la Biennale di evitare di nominare la Palestina e lo Stato di Israele nei suoi comunicati ufficiali, scegliendo una posizione “equidistante” che il collettivo definisce inaccettabile. Chiede che tutte le sezioni del festival condannino apertamente le azioni del governo israeliano.

2. Spazio agli artisti palestinesi: durante la cerimonia d’apertura, V4P propone di dare voce a artisti palestinesi che possano portare testimonianze dirette dal conflitto.

3. Ritiro degli inviti a Gal Gadot e Gerard Butler: i due attori sono protagonisti del film fuori concorso The Hand of Dante di Julian Schnabel. V4P accusa entrambi di sostenere pubblicamente e attivamente la condotta militare di Israele, e chiede che il loro invito venga revocato. Gal Gadot ha già annunciato che non sarà presente alla Mostra.

4. Sfilata con la bandiera palestinese: il collettivo chiede che lo spazio sul red carpet venga concesso a una delegazione di artisti che sfileranno con la bandiera palestinese.

5. Interruzione di partnership con enti filoisraeliani: V4P invita la Biennale a interrompere ogni collaborazione con organizzazioni che sostengono il governo israeliano, direttamente o indirettamente.

6. Supporto alla manifestazione del 30 agosto: Il gruppo sostiene la protesta “STOP AL GENOCIDIO – PALESTINA LIBERA” che si terrà al Lido di Venezia, promossa da collettivi locali e nazionali, e dalla rete Artisti #NoBavaglio.

La risposta della Biennale

La Biennale ha risposto con un comunicato in cui ribadisce di essere un “luogo di confronto aperto e sensibile”, ma senza entrare nel merito delle accuse o nominare Palestina e Israele. Questo ha suscitato ulteriore amarezza da parte del collettivo.

Le sezioni indipendenti del festival, come le Giornate degli Autori e la Settimana Internazionale della Critica, hanno invece espresso solidarietà e apertura al dialogo, rilanciando l’appello sui propri canali social.

La Biennale ha dichiarato di essere:

  • “Un luogo di confronto aperto e sensibile”, dove le voci artistiche possono esprimersi liberamente.
  • Ha ribadito il suo impegno a difendere la libertà di espressione e a garantire che il festival rimanga uno spazio inclusivo per tutte le culture.

Reazioni al comunicato

La risposta ha suscitato delusione e indignazione tra molti artisti e attivisti:

  • Venice4Palestine ha accusato la Biennale di neutralità complice, sostenendo che evitare di nominare il conflitto equivale a ignorarlo.
  • Alcuni firmatari hanno definito il comunicato “una cortina fumogena diplomatica”, utile solo a evitare polemiche senza affrontare il problema.
  • Le sezioni indipendenti del festival, come le Giornate degli Autori e la Settimana Internazionale della Critica, hanno invece espresso solidarietà esplicita con il collettivo, rilanciando l’appello e aprendo spazi di dialogo.

La mancata presa di posizione della Biennale solleva interrogativi più ampi: può un festival internazionale restare “neutrale” di fronte a un conflitto che coinvolge crimini contro l’umanità, come denunciato da molte ONG e osservatori internazionali? Il mondo dell’arte ha il dovere di prendere posizione, o deve limitarsi a offrire una piattaforma neutra?

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