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Cosa sapere sui 5 film italiani in concorso a Venezia 79

By Luglio 27, 2022No Comments

La 79esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia (30 agosto – 10 settembre) ha un programma da brividi, ma gli occhi di tanti cinefili erano puntati sui potenziali italiani in concorso. 🇮🇹

E quest’anno le cose sono state fatte proprio in grande dato che a contendersi l’ambito Leone d’Oro con tantissimi altri pezzi da novanta del cinema mondiale, ci saranno “L’immensità”, diretto da Emanuele Crialese; “Bones and All”, di Luca Guadagnino; “Il signore delle formiche”, per la regia di Gianni Amelio; “Chiara”, di Susanna Nicchiarelli e “Monica” di Andrea Pallaoro. Cinque pellicole molto forti e dalle tematiche intense e impattanti, che potrebbero lasciare il segno al Lido e anche in altre manifestazioni. Ecco, allora, tutto quello che c’è da sapere prima dell’inizio della kermesse.

“Il signore delle formiche” di Gianni Amelio

Il pluripremiato Gianni Amelio torna a Venezia, dopo aver ricevuto il Leone d’Oro nel 1998 per lo straordinario “Così ridevano”, con un biopic intenso e profondo intitolato “Il Signore delle Formiche”. Il regista di “Hammamet”(2020), stavolta racconta la storia dello scrittore e drammaturgo Aldo Braibanti, accusato e condannato per plagio nel 1968, anche se l’imputazione serviva a coprire l’accusa reale, cioè la sua omosessualità. 

Questa la trama ufficiale: “Alla fine degli anni 60 si celebrò a Roma un processo che fece scalpore. Il drammaturgo e poeta Aldo Braibanti fu condannato a nove anni di reclusione con l’accusa di plagio, cioè di aver sottomesso alla sua volontà, in senso fisico e psicologico, un suo studente e amico da poco maggiorenne. Il ragazzo, per volere della famiglia, venne rinchiuso in un ospedale psichiatrico e sottoposto a una serie di devastanti elettroshock, perché “guarisse” da quell’influsso “diabolico”. Alcuni anni dopo, il reato di plagio venne cancellato dal codice penale. Ma in realtà era servito per mettere sotto accusa i “diversi” di ogni genere, i fuorilegge della norma. Prendendo spunto da fatti realmente accaduti, il film racconta una storia a più voci, dove, accanto all’imputato, prendono corpo i famigliari e gli amici, gli accusatori e i sostenitori, e un’opinione pubblica per lo più distratta o indifferente. Solo un giornalista s’impegna a ricostruire la verità, affrontando sospetti e censure.” 

Nel cast ci sono Luigi Lo Cascio, Elio Germano, Sara Serraiocco, Leonardo Maltese, Anna Caterina Antonacci, Rita Bosello, Davide Vecchi, Maria Caleffi, Roberto Infurna, Valerio Binasco, Luca Lazzareschi, Alberto Cracco, Elia Schilton, Giovanni Visentin, Fabio Zulli e Alessandro Bressanello. Le musiche sono state curate dal premio Oscar Nicola Piovani. L’uscita nelle nostre sale è prevista per il prossimo 8 settembre 2022.

“Chiara” di Susanna Nicchiarelli

Susanna Nicchiarelli, regista romana di “Miss Marx”(2020) e della serie tv “Luna Nera”(2020), è in concorso al Lido con “Chiara”. 

La trama ufficiale ci riporta nella Assisi del 1211. Chiara ha diciotto anni e una notte scappa di casa per raggiungere il suo amico Francesco. Da quel momento la sua vita cambia per sempre. E’ La storia di una santa, di una ragazza e del suo sogno di libertà. 

Gli attori principali che compongono il cast sono Margherita Mazzucco (nota per il ruolo di Elena Greco nella serie “L’amica geniale”), Andrea Carpenzano, Carlotta Natoli, Paola Tiziana Cruciani, Flaminia Mancin, Valentino Campitelli, Paolo Briguglia, con la partecipazione di Luigi Lo Cascio. 

A proposito del suo film, la regista ha detto: “La storia di Chiara e Francesco è entusiasmante. Riscoprire la dimensione politica, oltre che spirituale, della radicalità delle loro vite – la povertà; la scelta di condurre un’esistenza sempre dalla parte degli ultimi, ai margini di una società ingiusta; il sogno di una vita di comunità senza gerarchie e meccanismi di potere – significa riflettere sull’impatto che il francescanesimo ha avuto sul pensiero laico, interrogandosi con rispetto sul mistero della trascendenza. La vita di Chiara, meno conosciuta di quella di Francesco, ci restituisce l’energia del rinnovamento, l’entusiasmo contagioso della gioventù, ma anche la drammaticità che qualunque rivoluzione degna di questo nome porta con sé.

“Bones and All” di Luca Guadagnino

Cosa sapere sui 5 film italiani in concorso a Venezia 79

Dopo l’acclamato e premiatissimo “Chiamami col tuo nome”(2017) e il remake di “Suspiria”(2018), il palermitamo Luca Guadagnino presenta in concorso “Bones and All”, adattamento per il grande schermo del romanzo “Fino all’osso”, di Camille DeAngelis, incentrato su un legame tra due adolescenti diviso tra amore e cannibalismo. 

Riprendendo la tematica del libro, il film narra la storia d’amore tra Maren, una giovane donna che impara a sopravvivere ai margini della società, e Lee, un reietto vagabondo dall’animo combattivo. I due intraprenderanno un’odissea di centinaia di chilometri lungo l’America di Ronald Reagan, tra passaggi segreti, botole e stradine di provincia. Ma per quanto ci provino, qualunque strada non farà che portarli indietro ai loro terribili trascorsi, sino al momento finale, che decreterà se il loro amore sarà realmente in grado di sopravvivere al loro essere “altro” rispetto al mondo che li circonda. 

Nel cast Guadagnino ha voluto nuovamente quasi tutti attori con cui ha già lavorato in passato come Timothée Chalamet, poi Taylor Russell, Mark Rylance, André Holland, Jessica Harper, Michael Stuhlbarg, David Gordon-Green, Francesca Scorsese e Chloë Sevigny.

“L’Immensità” di Emanuele Crialese

“L’Immensità” di Emanuele Crialese

Crialese approda nuovamente a Venezia dopo aver portato a casa Il Premio Pasinetti per “Nuovomondo”(2006) e “Terraferma”(2011). Quest’anno lo fa con un’altra storia forte, intima, familiare, di grande impatto, che potrebbe colpire nel segno e stupire la giuria del Festival. 

Il regista ci riporta nella Roma degli anni ’70, un mondo sospeso tra quartieri in costruzione e varietà ancora in bianco e nero, conquiste sociali e modelli di famiglia ormai superati. Qui Clara e Felice si sono appena trasferiti in un nuovo appartamento. Il loro matrimonio è finito: non si amano più, ma non riescono a lasciarsi. A tenerli uniti, soltanto i figli su cui Clara riversa tutto il suo desiderio di libertà. Adriana, la più grande, ha appena compiuto 12 anni ed è la testimone attentissima degli stati d’animo di Clara e delle tensioni crescenti tra i genitori. Adriana rifiuta il suo nome, la sua identità, vuole convincere tutti di essere un maschio e questa sua ostinazione porta il già fragile equilibrio familiare ad un punto di rottura. Mentre i bambini aspettano un segno che li guidi, che sia una voce dall’alto o una canzone in tv, intorno e dentro di loro tutto cambia. I protagonisti sono il premio Oscar Penelope Cruz, Vincenzo Amato, Elena Arvigo, Aurora Quattrocchi, Filippo Puccillo, Rita De Donato, Carlo Gallo, Alvia Reale, Giuseppe Pattavina e Laura Nardi. 

A proposito del suo film, Crialese ha dichiarato: “E’ il film che inseguo da sempre: è sempre stato “il mio prossimo film”, ma ogni volta lasciava il posto a un’altra storia, come se non mi sentissi mai abbastanza pronto, maturo, sicuro. un film sulla memoria che aveva bisogno di una distanza maggiore, di una consapevolezza diversa. Come tutti i miei lavori, in fondo è prima di tutto un film sulla famiglia: sull’innocenza dei figli, e sulla loro relazione con una madre che poteva prendere vita solo nell’incontro, artistico e umano, con Penelope Cruz, con la sua sensibilità e la sua straordinaria capacità di interazione con tre giovanissimi non attori che non avevano mai recitato prima. Luana, Patrizio e Maria Chiara sono rimasti bambini sempre e come tali sempre intensamente e immensamente veri.

“Monica” di Andrea Pallaoro

“Monica” di Andrea Pallaoro

Dopo i bellissimi “Medeas”(2013) e “Hannah”(2017), entrambi presentati a Venezia, il trentino Andrea Pallaoro stavolta prova la corsa al Leone d’Oro con  la sua nuova e attesissima pellicola, “Monica” girata negli Stati Uniti, dove il regista vive da un po’. 

Pallaoro segue la storia di Monica (Trace Lysette), una donna che torna a casa per la prima volta dopo una lunga assenza. Ritrovando sua madre e il resto della sua famiglia, da cui si era allontanata da adolescente, intraprende un percorso nel suo dolore e nelle sue paure, nei suoi bisogni e nei suoi desideri fino a scoprire dentro di sé la forza per guarire le ferite del proprio passato. Il ritratto intimo di una donna che esplora i temi universali dell’abbandono e dell’accettazione, del riscatto e del perdono. Nel cast ci sono anche Emily Browning, Patricia Clarkson, Adriana Barraza, Joshua Close, Ali Amine, Jean Zarzour e Vladimir John Perez.

Perché ha scelto di raccontare questa storia? E’ stato proprio il regista a dare una spiegazione: “Negli ultimi anni, il confronto con la malattia di mia madre mi ha portato a riflettere sul mio passato e sugli effetti psicologici dell’abbandono. A partire da questa esperienza ho voluto raccontare una storia che esplorasse la complessità della dignità umana, le conseguenze profonde del rifiuto e le difficoltà nel guarire le proprie ferite. Attraverso un linguaggio cinematografico che prende forma da un costante dialogo tra l’estetica dell’intimità e dell’alienazione, in bilico tra l’interiorità della protagonista e il mondo che la circonda, i miei collaboratori ed io ci siamo addentrati nel mondo emotivo e psicologico di Monica per riflettere sulla natura precaria dell’identità di ciascuno di noi quando è messa alla prova dalla necessità di sopravvivere e trasformarsi.” 

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