Con Dune – Parte Tre, in arrivo nelle sale italiane il 16 dicembre 2026, il visionario Denis Villeneuve adatta il celebre romanzo Messia, di Dune di Frank Herbert. Vediamo insieme di cosa parlerà questo terzo capitolo e chi saranno i protagonisti. Manca poco all’atto finale, quindi, correte subito a leggere il nostro speciale.
Il conto alla rovescia è ufficialmente iniziato per il capitolo che chiuderà una delle saghe sci-fi più monumentali e influenti della storia del cinema moderno. Con Dune – Parte tre, la cui uscita nelle sale cinematografiche italiane è fissata per il 16 dicembre 2026 (In USA Il 18 dicembre), il visionario regista Denis Villeneuve torna dietro la macchina da presa per portare sul grande schermo la complessa e disillusa materia narrativa del celebre romanzo Messia, di Dune di Frank Herbert. Dimenticate la classica avventura eroica o la classica ascesa del predestinato: questo kolossal punta dritto alle ombre più profonde del potere, decostruendo il mito dell’eroe e chiudendo il cerchio iniziato nel 2021 con un’opera totale che promette di ridefinire radicalmente i confini visivi, narrativi ed etici del genere fantascientifico.
La fine del mito e il peso insopportabile della corona imperiale
La narrazione fa un salto temporale significativo di 12 anni rispetto agli eventi drammatici e polverosi di Dune – Parte due, trasportando lo spettatore in un futuro ormai irriconoscibile. Paul Atreides siede ora saldamente sul trono imperiale dell’intero universo conosciuto, ma la vittoria e la conquista celano un prezzo psicologico e umano devastante. La cruenta guerra santa, il jihad galattico scatenato in suo nome dai fedelissimi Fremen, si è propagata inesorabilmente in tutta la galassia, lasciando dietro di sé una scia di miliardi di morti e pianeti interi messi a ferro e fuoco. Paul si ritrova tragicamente intrappolato nella sua stessa leggenda vivente, ridotto a prigioniero impotente di visioni future che non riesce più a controllare e di un impero tentacolare che scricchiola sotto il peso delle proprie contraddizioni religiose e politiche. Mentre il suo legame profondo e viscerale con Chani entra in una crisi insanabile e dolorosa, una fitta e complessa rete di cospirazioni, intrighi di palazzo, manovre religiose e tradimenti interni prende forma nell’ombra per detronizzarlo. A minacciare il suo regno assoluto non sono soltanto i vecchi nemici assetati di vendetta politica, ma soprattutto il costo morale e spirituale definitivo di essere assurto allo status di dio vivente, un fardello che rischia di trascinarlo nella follia e di annientare la sua stessa umanità.
Un cast stellare e monumentale tra ritorni iconici e nuovi volti leggendari
Il film schiera sul campo un ensemble attoriale straordinario e di primissimo piano, capace di unire perfettamente le colonne portanti delle prime due pellicole a nuovissimi ingressi di altissimo livello artistico. Ritroviamo Timothée Chalamet nei panni tormentati e complessi di Paul Atreides, affiancato ancora una volta dalla magnetica Zendaya nel ruolo dell’irriducibile Chani e da una superba Rebecca Ferguson come la calcolatrice Lady Jessica. Fanno il loro ritorno sul grande schermo anche Florence Pugh nel ruolo della sofisticata Principessa Irulan Corrino, l’intenso Javier Bardem nei panni dell’estremista religioso Stilgar, Josh Brolin come il leale guerriero Gurney Halleck, la magnetica Charlotte Rampling nel ruolo della sinistra Reverenda Madre Gaius Helen Mohiam e Jason Momoa, che torna a vestire i panni di Duncan Idaho nella particolare forma biologica del ghola Hayt. Ad arricchire ulteriormente un quadro già eccezionale ci sono Anya Taylor-Joy nel ruolo centrale di Alia Atreides, Robert Pattinson nei panni del micidiale e sfuggente mutaforma Scytale, e il carismatico Isaach de Bankolé nel ruolo di Farok. Completano la ricca scuderia artistica i giovanissimi Nakoa-Wolf Momoa e Ida Brooke, chiamati a interpretare i misteriosi gemelli imperiali Leto II e Ghanima.
L'addio definitivo e solenne di Denis Villeneuve all'universo di Arrakis
Con questo terzo e attesissimo capitolo, Denis Villeneuve compie una scelta coraggiosa e definitiva, chiudendo per sempre la sua straordinaria esperienza nel polveroso e affascinante mondo di Arrakis. Nonostante la vastissima e pressoché infinita ricchezza dell’universo cartaceo originale ideato da Frank Herbert, Villeneuve ha ribadito in più occasioni che Messia di Dune rappresenterà la sua ultima e conclusiva incursione cinematografica nella saga, preferendo concentrarsi interamente sulla stesura e sulla realizzazione di un arco narrativo perfettamente chiuso, coerente e autoconclusivo piuttosto che rischiare di trascinare il franchise all’infinito in sequel commerciali privi della stessa visione autoriale. Le premesse tecniche, le scelte estetiche, la cura maniacale per la messa in scena e la profondità emotiva parlano chiaro e senza appello: preparatevi a vivere un’esperienza cinematografica totalizzante e monumentale, concepita e strutturata appositamente per lasciare un segno indelebile e duraturo nella storia della settima arte sul grande schermo.



