Il regista firma l’apertura della kermesse Festa del Cinema di Roma con la trasposizione del suo omonimo romanzo. Dopo i grandi successi di pubblico e critica come Immaturi, Perfetti sconosciuti e Supereroi, torna dietro la macchina da presa per esplorare con rara intensità i cortocircuiti delle relazioni umane. Un racconto intimo e potente che trasforma le paure quotidiane e il coraggio di cambiare in un’opera emozionante e necessaria. 

Paolo Genovese ha rotto il ghiaccio alla Festa del Cinema di Roma. Con Il rumore delle cose nuove, firma una prova di forza registica e narrativa capace di scuotere la Capitale, confermandosi ancora una volta il maestro indiscusso delle relazioni umane e dei loro cortocircuiti più intimi. Tratto dall’omonimo romanzo scritto dallo stesso regista, il film rappresenta una nuova tappa fondamentale nel percorso di un autore che ha saputo firmare alcuni dei più grandi successi del cinema italiano contemporaneo: dal fenomeno corale Immaturi (2011) al trionfo al box office di Tutta colpa di Freud (2014), fino allo spartiacque globale di Perfetti sconosciuti (2016) — capolavoro da David di Donatello e record mondiale di remake — senza dimenticare la complessità emotiva di The Place (2017), Supereroi (2021) e Il primo giorno della mia vita (2023).  

In questa sua ultima fatica, il regista romano orchestra una detonazione silenziosa ma potentissima: prende l’ordinario e lo trasforma in un thriller dell’anima, dove il vero pericolo non è ciò che sta fuori, ma la comoda prigione che ognuno di noi edifica attorno alla propria vita. Una sinfonia di sguardi, non detti e paure condivise che apre il festival con un racconto visceralmente sincero, capace di fare male, guarire e far riflettere su quanto possa essere assordante il coraggio di ricominciare. Curiosi eh?

La trama

Tre coppie diverse e del tutto sconosciute tra loro condividono un elemento invisibile ma decisivo: la gabbia che si sono faticosamente costruite attorno nell’illusione di proteggersi dal mondo esterno e dai rischi della vita. Un perimetro tranquillo all’interno del quale i sentimenti sono stati lentamente compressi, finendo per addormentare passioni, paure ed aspirazioni autentiche. 

Andrea è un fotografo che porta dentro di sé il desiderio mai del tutto espresso di diventare padre, pur dovendo fare i conti con la complessa condizione sentimentale e psicologica della moglie Andreina, un’infermiera a cui è legato da un debito emotivo e fisico profondo. Poco distante si muove la vita di Ralph, un tecnico del suono abituato a cogliere frequenze nascoste, e di sua moglie Viola, un’attrice abituata a recitare ruoli anche quando il sipario è ormai calato; la loro unione barcolla sotto il peso di preoccupazioni economiche, ambizioni insoddisfatte e la difficoltà di gestire le problematiche del figlio Mirko, vittima di episodi di bullismo a scuola. In un registro decisamente più drammatico si colloca invece la vicenda di Alba e Umberto: lei è una donna fragile finita nella morsa di un matrimonio segnato dalla sopraffazione e dalla violenza domestica, mentre lui è un uomo apparentemente irreprensibile che dedica la vita professionale alle cure dei bambini malati, nascondendo tra le pareti di casa la propria indole abusante.  

A rompere questo fragile equilibrio interviene la presenza del piccolo Mirko, la cui inaspettata curiosità agisce come una vera e propria reazione in catena. Un evento apparentemente marginale finisce così per far collidere le traiettorie di tutti i protagonisti, costringendoli a uscire dalle riserve mentali in cui si erano rifugiati e ad affrontare il rumore assordante e necessario delle cose che cambiano.  

Il cast

Il cast completo del film è composto da: Stefano Accorsi (Andrea), Vittoria Puccini (Andreina), Claudia Pandolfi (Viola), Lino Musella (Ralph), Emanuela Fanelli (Alba), Edoardo Pesce (Umberto), Claudio Santamaria (Elio), Riccardo Vitalone (Mirko) e Rolando Ravello (Psicanalista). 

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