La scomparsa di Tim Curry a 80 anni priva il cinema di un gigante camaleontico, capace di spaziare dal musical all’horror fino alla commedia farsesca con uno sguardo luciferino e un carisma senza pari. Ecco, allora, 7 ruoli che lo hanno già reso un’icona indimenticabile.
La scomparsa di Tim Curry all’età di 80 anni è stata un fulmine a ciel sereno e ci priva di un interprete la cui versatilità e carisma sfrontato hanno ridefinito il concetto stesso di attore caratterista. Capace di spaziare dal teatro classico al musical, dalla commedia surreale all’horror più viscerale, Curry ha attraversato 50 anni di carriera rifiutando qualsiasi etichetta e costruendo una galleria di personaggi leggendari. Dotato di una dizione shakespeariana impeccabile, di una voce profonda e inconfondibile e di uno sguardo luciferino capace di passare in un istante dall’irresistibile al terrificante, l’attore britannico non si è mai limitato ad abitare le storie: le ha incendiate. I suoi ruoli si sono impressi a fuoco nell’immaginario collettivo, superando le epoche e trasformandosi in vere e proprie icone pop che continuano a conquistare nuove generazioni. Eccone, allora, 7 che resteranno incastonati nella nostra memoria per sempre.
1. Dr. Frank-N-Furter – The Rocky Horror Picture Show (1975), diretto da Jim Sharman
Questa interpretazione ha consacrato Tim Curry e ha riscritto indelebilmente la storia della cultura pop ed etichettato per sempre l’idea di opera cult. Nei panni dell’eccentrico, magnetico ed edonista scienziato proveniente dal pianeta Transexual, l’attore regala una prova attoriale di una carica erotica, sovversiva e libertaria senza precedenti. Il suo iconico ingresso in scena in corsetto, calze a rete e trucco marcato sulle note di Sweet Transvestite resta una delle sequenze musicali più folgoranti e coraggiose della storia del cinema, capace di abbattere tabù e celebrare l’inclusività molto prima che diventasse un tema di dibattito pubblico.
2. Pennywise – IT (1990), diretto da Tommy Lee Wallace
Ben prima delle recenti trasposizioni cinematografiche, Tim Curry è stato il volto incubo che ha traumatizzato l’infanzia e l’adolescenza di intere generazioni in tutto il mondo. Nella miniserie televisiva tratta dal capolavoro di Stephen King, Curry si sottopone a ore di trucco prostetico per trasformarsi nel macabro entità mutaforma che si cela dietro le vesti di un clown apparentemente innocuo. La forza monumentale della sua prova risiede nel contrasto stridente tra la giovialità sfacciata da intrattenitore per bambini e l’improvviso e sviscerale sadismo che balena nei suoi occhi, creando una creatura dal dinamismo impressionante che rimane tuttora il parametro assoluto per l’iconografia del terrore televisivo.
3. Signore delle Tenebre (Lord of Darkness) – Legend (1985), diretto da Ridley Scott
Completamente irriconoscibile sotto chili di protesi rosso fuoco, muscoli possenti e corna mastodontiche disegnate dal genio del trucco Rob Bottin, Tim Curry regala un’incarnazione del Diavolo che è a tutti gli effetti un capolavoro visivo e recitativo. L’enorme merito dell’attore risiede nella capacità di trasparire nitidamente attraverso la pesante armatura di lattice: la sua presenza fisica è imponente e aggraziata, mentre la sua dizione barocca e profonda trasforma ogni battuta in una vera declamazione teatrale. La sua figura domina l’estetica dark fantasy di Ridley Scott, trasformando il Signore delle Tenebre in una delle creature più affascinanti e maestose mai apparse sul grande schermo.
4. Wadsworth – Signori, il delitto è servito (Clue) (1985), diretto da Jonathan Lynn
Adattare un celebre gioco da tavolo in un film poteva rivelarsi un’operazione rischiosa, ma il ritmo travolgente e l’energia indiavolata di Tim Curry hanno trasformato questa commedia thriller in una pietra miliare della farsa cinematografica. Nel ruolo del rigido, impeccabile ed enigmatico maggiordomo Wadsworth, Curry dimostra un controllo dei tempi comici e del linguaggio corporeo semplicemente perfetto. La sua prova culmina nello straordinario e faticosissimo monologo finale, dove ripercorre a velocità folle tutti i possibili finali dell’enigma accumulando un crescendo di frenesia, sudore e mimica facciale che rimane una lezione magistrale di recitazione farsesca.
5. Long John Silver – I Muppet nell'isola del tesoro (1996), diretto da Brian Henson
Immergersi nel folle universo creato da Jim Henson al fianco di decine di pupazzi animati richiede un talento speciale per evitare di apparire fuori posto, e Curry affronta questa sfida da vero mattatore. Nel ruolo dell’iconico pirata con la gamba di legno nato dalla penna di Robert Louis Stevenson, l’attore offre una prestazione godibilissima, equilibrata tra la malvagità di un corsaro e la simpatia di un mentore. Con brani musicali cantati a squarciagola e risate teatrali a pieni polmoni, Curry dimostra la sua inimitabile capacità di non prendersi mai troppo sul serio senza scendere a patti con la qualità e la passione della sua recitazione.
6. Mr. Hector – Mamma, ho riperso l'aereo - Mi sono smarrito a New York (1992), diretto da Chris Columbus
Anche quando la sceneggiatura lo colloca in un ruolo di comprimario, Tim Curry ha la straordinaria capacità di rubare la scena e rendere indelebile ogni singolo fotogramma in cui compare. Nel secondo capitolo del classico natalizio, interpreta il sospettoso e pedante concierge del Plaza Hotel, intenzionato in ogni modo a smascherare le scappatoie del piccolo Kevin McCallister. Tra camminate rigide, smorfie di pura diffidenza ed equivoci esilaranti, Curry scolpisce nell’immaginario collettivo momenti indimenticabili, primo fra tutti il suo diabolico, inquietante e grottesco sorriso mentre osserva la carta di credito del giovane protagonista superare la verifica dell’hotel.
7. Dottor Poole – Oscar - Un fidanzato per due (1991), diretto da John Landis
All’interno di un cast corale ricchissimo e al fianco di un inedito Sylvester Stallone in veste comica, Curry svela un lato raffinato e squisitamente britannico del suo talento. Interpreta il Dr. Thornton Poole, un pomposo e snob professore di dizione ingaggiato da un gangster per affinare il linguaggio della propria figlia. Sfruttando appieno la sua formazione teatrale classica, Curry gestisce con rara maestria i meccanismi perfetti della commedia degli equivoci, regalando un personaggio esilarante nel suo continuo sbigottimento di fronte al caos che lo circonda e confermando, ancora una volta, di poter rendere memorabile qualsiasi tipo di registro recitativo.



