Sorry, Baby è uno di quei film che sorprendono per la loro capacità di unire delicatezza emotiva, humour nero e un’osservazione lucidissima delle fragilità umane. L’esordio alla regia di Eva Victor — che interpreta anche la protagonista Agnes — è un’opera che arriva dopo un percorso autoriale già riconoscibile, ma qui trova una maturità sorprendente. Presentato al Sundance 2025 e poi a Cannes, il film ha immediatamente attirato l’attenzione della critica per il suo modo di raccontare il trauma senza spettacolarizzarlo, la solitudine senza compiangerla e la rinascita senza trasformarla in un percorso lineare o consolatorio. Noi l’abbiamo visto, come al solito, per voi e vi diciamo cosa ne pensiamo.

LA TRAMA

Il presente immobile di Agnes

Agnes, giovane professoressa di letteratura inglese in un college del New England, vive intrappolata in un presente immobile, in compagnia della gatta Olga. Un trauma recente la tiene bloccata, mentre la vita intorno a lei sembra procedere con una velocità che non riesce più a sostenere. Amici, colleghi, studenti: tutti continuano a muoversi, a progettare, a desiderare. Agnes invece osserva, partecipa senza esserci davvero, si rifugia in routine che non la consolano. L’arrivo di nuove persone nella sua vita — Gavin, Natasha, Pete, Eleanor — e il rapporto complesso e autentico con la sua amica Lydie (Naomi Ackie), in dolce attesa grazie all’inseminazione artificiale, la costringono lentamente a confrontarsi con ciò che ha cercato di tenere nascosto anche a sé stessa.

INFO & CAST
Anno 2025
Durata 103 min
Regia Victor Eva

Cast
Eva Victor: Agnes
Naomi Ackie: Lydie
Lucas Hedges: Timlin
Louis Cancelmi: Preston Decker
John Carroll Lynch: Pete

LA RECENSIONE

Una regia essenziale, minimalista e fortissima

Vi renderete subito conto che Eva Victor, anche se all’esordio alla regia, dimostra una sorprendente sicurezza dietro la macchina da presa. La sua tecnica è essenziale ma mai minimalista: ogni inquadratura sembra costruita per restituire lo stato emotivo della protagonista. La fotografia di Mia Cioffi Henry, con i suoi toni morbidi e leggermente desaturati, crea un’atmosfera sospesa che rispecchia perfettamente il mondo interiore di Agnes. Il montaggio di Alex O’Flinn e Randi Atkins, basato su ellissi e tagli improvvisi, rende tangibile la frammentazione emotiva del personaggio.

La regista evita qualsiasi tentazione melodrammatica: il dolore di Agnes non viene mai esibito palesemente, ma suggerito. L’umorismo nero, dosato con grande intelligenza, permette di alleggerire senza mai banalizzare. È un equilibrio difficile, che il film mantiene con una naturalezza sorprendente perché la tematica è molto attuale e forte. La Victor costruisce un racconto intimo, quasi sospeso, che si muove tra silenzi, micro-espressioni e piccoli gesti quotidiani. La sua regia non cerca mai il colpo di scena, ma lavora per sottrazione, lasciando allo spettatore lo spazio per respirare e riconoscersi. È un film che parla del “dopo”, di ciò che resta quando un evento doloroso ha già avuto luogo e continua a risuonare nel corpo e nella mente. E lo fa con una sincerità rara, senza retorica, senza moralismi, con una sensibilità che ricorda il miglior cinema indipendente americano.

Non c’è un momento preciso in cui Agnes “guarisce”: Sorry, Baby racconta un processo fatto di tentativi, ricadute, piccoli passi avanti e improvvisi ritorni indietro. È un percorso imperfetto, umano, che la regista interpreta con una vulnerabilità disarmante.

Il cast perfetto e funzionale

La performance di Eva Victor è il cuore pulsante del film. Il suo modo di incarnare Agnes — fatto di sguardi trattenuti, esitazioni, micro-movimenti — racconta più di qualsiasi dialogo. Il suo personaggio ci trasmette emozioni dagli occhi, dai gesti, dal suo approcciarsi alla vita con (apparente) calma e disponibilità, anche se magari dentro ha le fiamme. Naomi Ackie, nei panni di Lydie, offre una presenza calda e complessa, mentre Lucas Hedges e Kelly McCormack arricchiscono il film con personaggi secondari vividi e credibili, mai banali o di contorno. Infatti, ogni figura che ruota attorno ad Agnes rappresenta un diverso modo di affrontare il dolore: chi lo ignora, chi lo razionalizza, chi lo trasforma in energia creativa. Questo mosaico di reazioni rende il film profondamente umano e mai unidimensionale.

IN CONCLUSIONE

Sorry, Baby colpisce perché non cerca risposte semplici. È un film che parla di perdita, ma anche di resilienza, di solitudine, di connessioni inspettate e inattese, di immobilità, ma anche di piccoli movimenti interiori che, messi insieme, possono cambiare una vita. La sceneggiatura, scritta sempre da Eva Victor è brillante, ironica, dolorosa e sorprendentemente leggera quando serve. Questo è un grande plus che le verrà, sicuramente, riconosciuto nelle varie kermesse cinematografiche in giro per il mondo. La colonna sonora di Lia Ouyang Rusli accompagna il racconto con discrezione, senza mai sovrastarlo, anzi, a volte è quasi assente e, un grande plauso va alla produzione A24 che conferma, ancora una volta, la sua capacità di sostenere opere autoriali dal forte impatto emotivo.
Possiamo assolutamente affermare che Eva Victor è una voce nuova e necessaria nel panorama cinematografico contemporaneo, capace di raccontare la fragilità senza retorica e la rinascita senza artifici. Sorry, Baby è un’opera che merita di essere vista, discussa, condivisa — e che probabilmente continuerà a risuonare dentro chi la guarda molto più a lungo del previsto.

Il voto di Cinefily

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