Il 9 settembre, Adam Sandler compie 60 anni. Con oltre 50 film all’attivo, una casa di produzione multimilionaria come la Happy Madison Productions e miliardi di dollari incassati al botteghino mondiale, l’attore è una delle star più potenti, amate e influenti della storia di Hollywood.
60 anni fa nasceva, a Brooklyn, un artista destinato a stravolgere per sempre le regole dell’intrattenimento popolare americano, trasformando una comicità viscerale e volutamente infantile in un impero cinematografico senza precedenti. Con oltre 50 pellicole all’attivo, una casa di produzione diventata sinonimo di successi al botteghino mondiale e un fatturato complessivo da capogiro, Adam Sandler è una vera e propria istituzione culturale. La sua è una parabola artistica del tutto anomala nel panorama globale: partito dai cabaret newyorkesi e diventato celebre con le sue dissacranti uscite televisive, l’attore ha saputo costruire una carriera monumentale fondata su un legame viscerale e indistruttibile con il grande pubblico, resistendo per decenni ai pregiudizi della critica tradizionale. Capace di passare con una disinvoltura disarmante dalle farse più sfrenate e surreali ai ritratti drammatici più nevrotici, intimi e laceranti, ha conquistato i più grandi registi del cinema d’autore mondiale mantenendo sempre intatta la sua natura di eterno ragazzo della porta accanto.
L'esordio al Saturday Night Live e la nascita delle prime iconiche commedie
La carriera di Adam Sandler prende slancio nei primi anni ’90 grazie al celebre programma televisivo Saturday Night Live, dove si distingue subito come autore e comico irriverente grazie a personaggi bizzarri e canzoni umoristiche divenute di culto. Il passaggio al cinema avviene da protagonista assoluto e impone immediatamente il suo stile unico, fatto di comicità demenziale, scatti d’ira improvvisi e un fondo di grande bontà. Il debutto che lo lancia nell’olimpo della commedia americana è Billy Madison (1995), diretto da Tamra Davis, in cui interpreta un erede viziato costretto a ripetere tutte le scuole elementari e superiori per dimostrare al padre di essere maturo. Poco dopo conferma il suo enorme appeal commerciale con Un tipo tipo poco comune (1996), per la regia di Dennis Dugan, dove veste i panni di un giocatore di hockey fallito che trasferisce la sua rabbia sul campo da golf. Il vero salto di qualità per la sua popolarità internazionale arriva con la commedia romantica Prima o poi me lo sposo (1998), firmata da Frank Coraci, film ambientato negli anni ’80 in cui la chimica con Drew Barrymore conquista sia il pubblico che la critica, mostrando un lato più dolce e vulnerabile dell’attore. Nello stesso anno sbanca letteralmente i botteghini americani interpretando un timido e goffo addetto all’acqua in Waterboy (1998), diretto ancora da Frank Coraci, trasformandolo in un improbabile campione di football americano. La consacrazione definitiva di questo primo capitolo della sua carriera si chiude con il grande successo di Big Daddy – Un papà speciale (1999), con la regia di Dennis Dugan, storia di un trentenne pigro e irresponsabile che adotta un bambino per impressionare la sua ex fidanzata, finendo per scoprire un sincero e profondo senso di paternità.
La svolta autoriale, le nomination e i grandi ruoli drammatici
Nonostante per anni la critica lo abbia ingiustamente etichettato come attore legato solo al genere demenziale, grandi maestri del cinema d’autore hanno saputo intravedere la rabbia repressa e la complessità emotiva nascoste dietro la sua maschera comica. Il primo a scommettere forte su di lui in un ruolo drammatico è Paul Thomas Anderson, che lo vuole come protagonista nel bellissimo Ubriaco d’amore (2002). In questo film Sandler interpreta Barry Egan, un piccolo imprenditore affetto da solitudine e frequenti crisi d’ansia, regalando un’interpretazione magistrale che gli vale la candidatura ai Golden Globe e gli applausi del Festival di Cannes. Dimostrata la sua straordinaria versatilità, si cimenta in un ruolo ancora più cupo e toccante nel film Riconoscere i propri limiti – Reign Over Me (2007), diretto da Mike Binder, in cui veste i panni di un uomo devastato dalla perdita della moglie e delle figlie negli attacchi dell’11 settembre. La critica di tutto il mondo torna ad acclamarlo a gran voce con Un taglio diamante – Uncut Gems (2019), diretto da Ethan Safdie e Joshua Safdie, thriller frenetico e nevrotico ambientato nel distretto dei gioielli di New York dove Sandler interpreta Howard Ratner, un gioielliere sommerso dai debiti e ossessionato dalle scommesse sportive, fornendo quella che da molti viene considerata la miglior prova recitativa della sua intera carriera.
Il successo commerciale, i grandi franchise e l'impero dello streaming
Parallelamente ai ruoli impegnati, Sandler non ha mai smesso di alimentare la sua vocazione principale: intrattenere il grande pubblico con commedie corali, spesso scritte, prodotte e realizzate insieme al suo storico gruppo di amici di sempre. Il sodalizio con Drew Barrymore si rinnova con enorme successo in 50 volte il primo bacio (2004), diretto da Peter Segal, commedia romantica ambientata alle Hawaii in cui prova a conquistare ogni singolo giorno una ragazza affetta da amnesia a breve termine. Negli anni successivi esplora le sfumature della commedia familiare con elementi fantastici in Cambia la tua vita con un click (2006), diretto da Frank Coraci, in cui un telecomando magico gli permette di mandare avanti e indietro i momenti della propria esistenza, fino a creare un vero e proprio fenomeno di costume con Un weekend da bamboccioni (2010), per la regia di Dennis Dugan, dove riunisce colleghi e amici storici per raccontare la reunion di cinque compagni d’infanzia. In tempi più recenti, Sandler è stato tra i primi divi hollywoodiani a intuire la portata rivoluzionaria dello streaming, siglando un contratto storico e miliardario con Netflix. Questa partnership ha prodotto titoli da record di visualizzazioni come la commedia investigativa Murder Mystery (2019), diretta da Kyle Newacheck al fianco di Jennifer Aniston, e il toccante dramma sportivo Hustle (2022), diretto da Jeremiah Zagar, in cui interpreta uno scout di pallacanestro a caccia del riscatto personale.



