Il panorama dei remake live-action firmati Disney ha ormai abituato il pubblico a un'operazione nostalgica quanto controversa, ma l'adattamento di Oceania, diretto da Thomas Kail, rappresenta uno dei punti di svolta più dibattuti di questa tendenza produttiva. Rilasciato nelle sale a 10 anni esatti dall'uscita del fortunatissimo classico d'animazione del 2016, il film si presenta come una trasposizione fedele, a tratti persino troppo timorosa di allontanarsi dai binari tracciati dal materiale d'origine. La scelta di affidare la regia a Kail, celebre per la sua sensibilità teatrale e per aver diretto lo spettacolare adattamento filmico di Hamilton, aveva acceso grandi speranze sulla capacità del progetto di trovare un proprio ritmo visivo e narrativo autonomo. La produzione ha voluto scommettere su un volto nuovo, la 17enne Catherine Laga'aia nel ruolo della giovane navigatrice Vaiana, affiancandole la carismatica presenza di Dwayne Johnson, che torna a vestire i panni fisici del semidio Maui dopo avergli prestato la voce originale nel film animato. Ora, in USA il film non ha riscosso il successo sperato e la critica specializzata lo ha demolito. Noi l’abbiamo visto per voi e vi diciamo cosa ne pensiamo.
LA TRAMA
Titolo introduttivo alla trama
La vicenda segue passo dopo passo la struttura narrativa del capolavoro d’animazione originale, ambientata sulle isole della Polinesia di duemila anni fa. Vaiana, figlia del capo della piccola e protetta isola di Motunui, sente fin dall’infanzia un’attrazione insopprimibile verso l’oceano, un richiamo costante che il padre cerca in ogni modo di soffocare per garantire la sicurezza del suo popolo. Quando un’oscura piaga ambientale inizia a distruggere la vegetazione dell’isola e a far sparire la fauna marina, la nonna di Vaiana le rivela la verità taciuta per generazioni: il loro popolo era un tempo composto da grandi navigatori e la sofferenza dell’oceano è dovuta al furto del Cuore di Te Fiti, la dea creatrice, perpetrato secoli prima dal semidio mutaforma Maui. Spinta dal dovere e guidata dallo spirito dell’oceano, la giovane protagonista si imbarca in un’avventura solitaria oltre la barriera corallina con l’obiettivo di rintracciare Maui, recuperare il suo amo magico e costringerlo a restituire la gemma sacra per salvare il mondo. Il viaggio dell’improbabile coppia si trasforma in un susseguirsi di pericoli tra le acque aperte, dall’assalto delle comiche ma agguerrite creature Kakamora fino alla discesa nel regno dei mostri di Lalotai per sfidare il gigante crostaceo Tamatoa. Il culmine dell’impresa li porterà a confrontarsi con la furia del demone di fuoco Te Kā.
INFO & CAST
Durata: 115 min
Regia: Thomas Kail
Cast:
Catherine Laga’aia: Vaiana Waialiki ragazza
Amaya Masoli: Vaiana Waialiki a 8 anni
Emma Puahi-Shapazian: Vaiana Waialiki a 4 anni
Dwayne Johnson: Maui
John Tui: Tui Waialiki
Frankie Adams: Sina
Rena Owen: Nonna Tala
Michael Alisa: Matai Vasa
LA RECENSIONE
La mancanza di originalità e la rigidità della regia
Eh beh, la prima grande critica sollevata dalla stampa internazionale riguarda l’incapacità del film di giustificare la propria esistenza artistica, traducendosi in quella che molti recensori hanno definito un’operazione di puro ricalco priva di anima. In realtà, tutte le emozioni della versione animata, noi le abbiamo ritrovate. E’ vero che la regia di Thomas Kail, seppur impeccabile nella gestione delle sequenze musicali e nella composizione delle inquadrature, soffre di un’eccessiva rigidità teatrale che male si adatta alla natura libera e sconfinata del racconto marinaro. Il passaggio dall’animazione al live-action, in questo caso, mette a nudo la mancanza di invenzione visiva, ma il fatto di avere attori in carne ed ossa da quel senso di concretezza e “calore” che è normale non ritrovare rispetto al cult del 2016. Pensate se il regista avesse stravolto la storia principale o aggiunto delle licenze esagerate, non saremmo stati qui a parlare di “aggiunte” o variazioni eccessive?
E’ altrettanto vero che, in alcuni punti, c’è un’eccessiva prolissità, un ritmo che appare paradossalmente più lento e appesantito nonostante la presenza di scene d’azione realistiche e che il film non aggiunge quasi nulla di significativo alla caratterizzazione dei personaggi o alla mitologia della storia, ma vale lo stesso discorso fatto poc’anzi. Tutti dipende dalle nostre aspettative.
Gli effetti visivi e la resa del fantastico
L‘impatto visivo e l’uso degli effetti speciali funzionano a tratti. Per coloro che non hanno mai visto il film d’animazione, questa pellicola risulterà fantastica e visivamente mozzafiato. La scelta, però, di rendere “reale” un mondo pieno di magia e folklore ha fatto storcere il naso a tutti, specialmente nella resa dell’oceano antropomorfizzato e delle creature fantastiche. Se nell’animazione il mare che interagisce con Vaiana risultava poetico e giocoso, nel live-action la CGI fatica a integrare gli elementi acquatici con gli attori, restituendo un’immagine spesso patinata, priva della matericità necessaria per far sentire allo spettatore il vento e la forza della natura. La stessa sorte spetta ai mostri come Tamatoa o le orde dei Kakamora, ovvero, ciò che prima era stilizzato ed esuberante si trasforma qui in figure digitali iperrealistiche che rischiano di oscillare tra il grottesco involontario e il visivamente caotico. Dwayne Johnson è chiamato a salvare tutto con la sua naturale carica carismatica nel corpo imponente di Maui, e infatti la resa visiva dei suoi tatuaggi animati e dei suoi cambi di forma ci fanno sorridere e apprezzare la sua brillantezza e ironia in un ruolo totalmente inedito per lui.
Interpretazioni, comparto sonoro e verdetto della critica
La giovane debuttante Catherine Laga'aia si dimostra una rivelazione, dotata di una presenza scenica fresca, autentica e di doti vocali impressionanti che le permettono di reggere il confronto con l'eredità di Auliʻi Cravalho; la sua prova ci offre momenti di sincera emozione, in particolare nell'esecuzione dei brani iconici della colonna sonora. Anche il comparto musicale si conferma solido e coinvolgente, beneficiando della supervisione attenta di un team che ha saputo preservare la bellezza degli arrangiamenti originali. Tuttavia, la critica internazionale è stata implacabile nel sottolineare come il talento del cast resti imbrigliato in una formula commerciale stanca. Il punteggio basso assegnato dai recensori riflette la frustrazione generale verso un modello industriale che preferisce la sicurezza del marchio collaudato all'audacia narrativa. In definitiva, il film viene percepito come un esercizio di stile superfluo, un'opera visivamente spettacolare in singoli frangenti ma incapace di accendere la stessa scintilla di meraviglia, finendo per confermarsi come l'ennesimo esempio di come la magia dell'animazione non sempre possa essere tradotta e replicata nel mondo reale. Per noi, in generale, non è così catastrofico e, se non ci soffermiamo meramente sugli aspetti tecnici e ci facciamo trasportare semplicemente dalle emozioni, allora tutto risulta avere un altro sapore.
Il voto di Cinefily



