C'è sempre il rischio che un film di Christopher Nolan venga sopravvalutato prima ancora di arrivare in sala. L'hype è una bestia difficile da domare. Eppure, proprio mentre l'industria hollywoodiana arranca cercando di affidare budget milionari al primo youtuber di passaggio con un'idea vaga per un horror, l'unico vero "regista del consenso" rimasto a nostra disposizione fa il suo ritorno.
Tre anni fa, con Oppenheimer, Nolan ha compiuto un mezzo miracolo: ha trasformato un biopic di tre ore sulla bomba atomica in un trionfo critico e commerciale da un miliardo di dollari, dominando gli Oscar. Oggi, con un budget quasi triplicato e un cast che da solo vale una galassia, ci riprova. Un film di Christopher Nolan non è più solo un film. È un evento. È teatro su scala monumentale.
LA TRAMA
Il prezzo incalcolabile del ritorno
Dopo l’epica (e sanguinosa) vittoria a Troia, il Re di Itaca, Ulisse (Matt Damon), intraprende un viaggio di ritorno che si trasformerà in un’agonia decennale. Mentre lui, naufrago e smemorato, viene curato dalla ninfa Calipso (Charlize Theron) sull’isola di Ogigia, a casa la situazione è disperata. I Proci, guidati dal viscido e serpeggiante Antinoo (Robert Pattinson), complottano per usurpare il trono, assediando la regina Penelope (Anne Hathaway) e minacciando il giovane figlio Telemaco (Tom Holland). Quest’ultimo intraprenderà un viaggio verso Sparta, alla ricerca del Re Menelao (Jon Bernthal), nel disperato tentativo di scoprire il destino del padre e salvare il proprio regno.
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INFO & CAST
Durata 172 min
Regia Christopher Nolan
Cast
Matt Damon: Odisseo
Tom Holland: Telemaco
Anne Hathaway: Penelope
Robert Pattinson: Antinoo
Lupita Nyong’o: Elena; Clitennestra
Zendaya: Atena
Charlize Theron: Calipso
Benny Safdie: Agamennone
Jon Bernthal: Menelao
LA RECENSIONE
Christopher Nolan trasforma il mito omerico nel più grande spettacolo del decennio
Se guardate da vicino, troverete molto del DNA di Oppenheimer in questa Odissea: un uomo geniale, devastato dagli orrori della guerra, che lotta per fare i conti con i danni macro e microscopici che ha causato (stavolta con la barba). Ma se allarghiamo lo sguardo, vediamo i fili rossi di tutta la sua filmografia: un figlio che fa i conti con l’assenza del padre (Interstellar), un uomo con amnesia che deve ricostruire la propria vita (Memento), il valore cruciale dei sogni (Inception). Forse non ci sono più nuove storie nel mondo, solo nuovi modi di raccontarle. E Nolan sa esattamente come farlo.
Il regista, consapevole di non poter accontentare ogni singolo studioso di lettere classiche (che del resto litigano su questi temi da secoli), si affida alla traduzione di Emily Wilson come stella polare per i dialoghi, ma non rinuncia a prendersi le sue libertà. Dal Ciclope Polifemo (un mostruoso burattino alto 18 metri) alla dea-maga Circe (Samantha Morton), fino a una concessione all’Iliade per mostrare la caduta di Troia.
Il cast corale è semplicemente sontuoso. Matt Damon è un Ulisse severo, testardo, ma profondamente umano, un uomo spinto alla disperazione dall’arroganza degli Dei. Tom Holland spoglia la sua recitazione dai manierismi di Spider-Man per regalare a Telemaco una vulnerabilità fanciullesca, che fa da perfetto contraltare a un Robert Pattinson ormai talmente a suo agio nei panni del villain da farti desiderare di vederlo interpretare Iago nell’Otello.
La forma dell'epica tra estetica e montaggio
Chi si aspetta la Grecia antica dipinta con colori sgargianti rimarrà sorpreso (o forse deluso). Nolan e van Hoytema optano per una palette mutevole e austera – blu, grigi, marroni terra, squarciati da improvvisi lampi di rosso e arancione – che conferisce all’opera una gravitas quasi opprimente. È la cifra stilistica della loro collaborazione, e funziona magnificamente.
Ma il vero trionfo tecnico risiede nella sala di montaggio. Jennifer Lame fa scorrere le (quasi) tre ore di pellicola senza mai un momento di stanca. Le linee temporali si sfiorano, i sogni di Ulisse si mescolano ai ricordi frammentati di un uomo che, senza più memoria, deve separare i fatti dalla finzione. Eventi storici diventano storie orali, e le storie diventano leggende.
IN CONCLUSIONE
Mentre l'industria si interroga ancora su come salvare le sale cinematografiche, affidando tutto il peso sulle spalle di uno o due grandi autori, Nolan ci ricorda perché continuiamo a riunirci nel buio di una sala. Tutto Christopher Nolan esiste dentro questa Odissea, e tutta l'umanità esiste nel cinema.
Al di là del dibattito sull'industria, L'Odissea è un vero capolavoro di tecnica, una trasposizione carnale, maestosa e muscolare che ti prende alla bocca dello stomaco, costringendoti ad affrontare demoni interiori ed esteriori assieme al suo protagonista. È un trionfo visivo e narrativo di cui il cinema, oggi più che mai, aveva disperatamente bisogno.
Il nostro consiglio: Guardatelo nel modo più grande e rumoroso possibile (l'IMAX 70mm è d'obbligo se potete). Ma anche se lo guardaste sullo schermetto del sedile di un aereo, resterebbe una magnifica, titanica impresa di storytelling.
Il voto di Cinefily



