Il franchise de La Casa (Evil Dead), iniziato nel lontano 1981 dal genio visivo e artigianale di Sam Raimi, rappresenta una delle colonne portanti del cinema horror contemporaneo. Nel corso di oltre 40 anni, questa epopea di possessioni demoniache e fiumi di sangue ha saputo mutare pelle senza mai smarrire la propria identità: dall’ironia slapstick dei capitoli originali con Bruce Campbell, si è passati alla ferocia chirurgica del reboot di Fede Álvarez del 2013, fino a raggiungere le claustrofobiche derive urbane de Il risveglio del male nel 2023. Arrivati al 2026, la saga dimostra di non aver esaurito la propria carica eversiva e affida le chiavi del Necronomicon Ex Mortis a Sébastien Vaniček. Il regista francese, già acclamato dalla critica internazionale per il teso e claustrofobico survival-horror Vermines, riceve la benedizione dei produttori storici Sam Raimi e Rob Tapert per plasmare il sesto capitolo del franchise: La Casa – Il Rogo del Male (Evil Dead Burn). Noi l’abbiamo visto per voi e vi diciamo cosa ne pensiamo.
LA TRAMA
Una riunione di famiglia tra rancori e demoni
La vicenda si sviluppa attorno a una classica e isolata casa nel bosco, un’eredità lasciata dal nonno al giovane Joseph. Questo luogo, apparentemente tranquillo, custodisce in realtà un passato oscuro legato alle ossessive ricerche dell’anziano parente sul leggendario e proibito Libro dei Morti. La narrazione entra nel vivo quando Joseph decide di riunire la famiglia in quella stessa dimora per una ricorrenza solenne: commemorare la scomparsa di William. Alla riunione partecipa anche la protagonista Alice, la quale si rende conto ben presto di aver fatto una scelta infelice. L’incontro, concepito originariamente per riallacciare i nodi dell’affetto e trovare una catarsi condivisa, scivola rapidamente in un plumbeo ricettacolo di antichi rancori, recriminazioni e tossicità relazionali mai sopite. La vera tragedia comincia quando, a causa della sconsiderata lettura di alcuni passaggi del Necronomicon, le forze demoniache latenti nel sottosuolo si risvegliano bruscamente. Da quel momento, l’abitazione si trasforma in una prigione ermetica e infernale. Uno dopo l’altro, i membri della famiglia vengono ghermiti e trasformati in spietati e irridenti Deadites. Alice si ritrova costretta a ingaggiare una disperata lotta per la sopravvivenza, realizzando con orrore che le promesse e i voti pronunciati in vita dai suoi cari non si sono dissolti, ma continuano a incatenarla a loro anche oltre la morte, in una grottesca e deformata messinscena della “famiglia perfetta”.
INFO & CAST
Durata 111 min
Regia: Sébastien Vaniček
Cast:
Souheila Yacoub (Alice)
Hunter Doohan (Joseph)
Luciane Buchanan (Thya)
Tandi Wright (Susan)
Erroll Shand (Edgar)
George Pullar (William)
Maude Davey (Polly)
Tapiwa Soropa (Mike)
Keanu Karim (Jared)
Greta Van Den Brink (Jessica)
Alain Chabat (Padre di Alice)
LA RECENSIONE
Una violenza viscerale senza tregua
Dal punto di vista puramente visivo e strutturale, Sébastien Vaniček firma un horror che non concede il minimo respiro e che aggredisce lo spettatore con una ferocia degna del film del 2013 di Álvarez. Il regista francese decide deliberatamente di rinunciare alle ironie e alle parentesi ludiche per abbracciare un approccio drammatico e radicale, in cui lo splatter e il body horror più esasperato diventano il linguaggio esclusivo del racconto. Sostenuto da un montaggio serratissimo curato da Maxime Caro e da un design sonoro a dir poco asfissiante, il film subisce un’accelerazione brutale subito dopo il primo atto, trasformandosi in una lunghissima mattanza coreografata tra arti spezzati, sbudellamenti e teste spappolate. L’uso superbo degli effetti prostetici e del trucco artigianale, riducendo al minimo indispensabile la CGI, conferisce alla violenza una consistenza fisica e tangibile che mette a dura prova la resistenza degli stomaci più deboli.
La famiglia come possessione: la metafora sociale di Vaniček
Il valore aggiunto di questo sesto capitolo risiede nella capacità del regista di utilizzare il canovaccio soprannaturale de La Casa come una feroce metafora delle gabbie relazionali del nucleo familiare. In questa pellicola, la famiglia non rappresenta un porto sicuro in cui rifugiarsi o un valore da difendere, bensì una prigione emotiva da dare alle fiamme per potersi finalmente emancipare. La possessione demoniaca agisce come un formidabile amplificatore dei conflitti preesistenti: la rabbia e il sadismo manifestati dai Deadites non fanno che dare voce e corpo alle umiliazioni, ai silenzi e alle violenze psicologiche che i protagonisti esercitavano l’uno sull’altro ben prima che il Libro dei Morti venisse profanato. Di eccezionale impatto è la gestione del cast, guidato da una straordinaria Souheila Yacoub nei panni di Alice e supportato dalle intense interpretazioni di Hunter Doohan e Luciane Buchanan, capaci di restituire dignità e spessore drammatico a personaggi esposti a un martirio indicibile.
IN CONCLUSIONE
In questo capitolo, Vaniček introduce un'affascinante commistione culturale inserendo partiture e suggestioni tipicamente europee – come le note di Jacques Brel che risuonano improvvisamente in un preciso momento – per scardinare il puritanesimo della mentalità americana. In definitiva, l'opera suggerisce che l'orrore più autentico e difficile da dimenticare non sia quello veicolato dalle forze infernali, ma quello che coviamo e alimentiamo quotidianamente tra le mura domestiche. Che dire, in attesa del nuovo capitolo, la cui uscita è già prevista per il 7 aprile 2028 (il titolo originale è Evil Dead: Wrath) possiamo ampiamente dire che la prova è stata superata con ben 4 stelle. E dire che eravamo partiti piuttosto scettici, non convinti al massimo dal trailer e forse anche un pò stanchi di vedere più o meno sempre le stesse cose, però ci siamo ricreduti alla grande. Ora, attendiamo il vostro giudizio!
Il voto di Cinefily



