Con Il bacio della donna ragno, il regista Bill Condon torna al musical dopo aver firmato opere di grandissimo successo, ma molto diverse tra loro, come Dreamgirls e La Bella e la Bestia. Il risultato è un film ambizioso, elegante e complesso, che cerca di fondere il dramma politico, la riflessione sull'identità sessuale e la tradizione del grande musical hollywoodiano in un'unica opera.
L'adattamento nasce da una lunga stratificazione artistica. Alla base vi è il celebre romanzo di Manuel Puig del 1976, successivamente trasformato nel film del 1985 diretto da Héctor Babenco, che valse l'Oscar a William Hurt. Negli anni Novanta l'opera divenne anche un musical di enorme successo firmato da John Kander, Fred Ebb e Terrence McNally. Il film rappresenta dunque l'incontro tra tutte queste incarnazioni: il romanzo, il dramma politico, il musical di Broadway e il cinema contemporaneo. Noi l’abbiamo visto per voi e vi diciamo cosa ne pensiamo.
LA TRAMA
La forza della fantasia
Argentina, 1981. Nel pieno della cosiddetta “guerra sporca”, il regime militare perseguita oppositori politici, attivisti e dissidenti. Tra questi vi è Valentín Arregui Paz (Diego Luna), un militante marxista incarcerato e sottoposto a continui interrogatori.
La sua esistenza cambia quando viene costretto a condividere la cella con Luis Molina (Tonatiuh), un parrucchiere omosessuale condannato per presunta corruzione di minore. I due uomini appaiono inizialmente incompatibili: Valentín è idealista, severo e profondamente impegnato nella lotta politica; Molina è sognatore, romantico e apparentemente distante da ogni forma di attivismo. Per sfuggire all’angoscia della prigionia, Molina racconta e rivive nella propria immaginazione i film della sua attrice preferita, Ingrid Luna (Jennifer Lopez). Tra questi vi è una pellicola incentrata sulla misteriosa Donna Ragno, una creatura affascinante e mortale che seduce le proprie vittime attraverso un bacio fatale.
Mentre il confine tra realtà e fantasia diventa sempre più sottile, tra i due detenuti nasce un rapporto inatteso fatto di confidenze, comprensione reciproca e affetto. Attraverso il potere delle storie e dell’immaginazione, Molina e Valentín finiscono per trasformarsi a vicenda, trovando una forma di libertà interiore persino all’interno della loro cella.
INFO & CAST
Durata: 128 min
Regia: Bill Condon
Cast:
Diego Luna: Valentin Arregui/Armando
Tonatiuh: Luis Molina/Kendall Nesbitt
Jennifer Lopez: Ingrid Luna/Aurora/la Donna Ragno
Tony Dovolani: Johnny
Josefina Scaglione: Marta
Bruno Bichir: direttore della prigione
Aline Mayagoitia: Paulina
Kevin Michael Brennan: Shady Mocambo Man
Thomas Canestraro: scagnozzo di Desiderio
Eduardo Ramos: Armando
David Turner: Kendall Nesbitt
LA RECENSIONE
Tra Hollywood classica e tragedia politica
Diciamo subito che la pellicola non è né semplice né così immediata come appare dal trailer. Condon sceglie di alternare due registri apparentemente inconciliabili: da una parte il realismo brutale delle carceri argentine durante la dittatura militare, dall’altra l’universo scintillante dei film immaginati dal protagonista Luis Molina. Questa dualità costituisce il cuore stesso del racconto e determina tanto i suoi momenti più esaltanti quanto le sue inevitabili imperfezioni.
L’aspetto più interessante del film è probabilmente la sua messa in scena. Le sequenze ambientate nel carcere sono dominate da colori spenti, ambienti claustrofobici e una fotografia che enfatizza il senso di oppressione. Le scene immaginate da Molina, invece, esplodono in un tripudio di colori, costumi, luci e coreografie che richiamano il cinema musicale classico americano.
Questa contrapposizione non è soltanto estetica. La fantasia diventa un vero strumento di sopravvivenza. Molina non racconta quei film soltanto per intrattenere il compagno di cella: li utilizza per resistere psicologicamente a una realtà disumana. In questo senso il film parla dell’arte come rifugio, del cinema come forma di salvezza e della narrazione come atto di resistenza.
Il regista dimostra grande esperienza nella gestione dei numeri musicali, che risultano spettacolari e spesso visivamente magnifici. Alcuni critici hanno però osservato come il regista sembri più a suo agio nelle sequenze fantastiche che in quelle drammatiche, dove il racconto perde talvolta intensità e incisività rispetto al celebre adattamento di Babenco.
Tonatiuh e Diego Luna, due performance al top
Se la componente spettacolare è affidata principalmente alla Donna Ragno/Jennifer Lopez, il vero fulcro emotivo dell’opera rimane il rapporto tra Molina e Valentín.
L’interpretazione di Tonatiuh è probabilmente la rivelazione del film. Il suo Molina evita ogni caricatura e riesce a trasmettere fragilità, ironia e malinconia con sorprendente naturalezza. Il personaggio vive costantemente in equilibrio tra il desiderio di evasione e la consapevolezza della propria vulnerabilità.
Accanto a lui, Diego Luna offre una prova intensa e davvero emozionante, ma diciamo che conoscendo già l’attore, ce lo aspettavamo. Il suo Valentín rappresenta l’impegno politico, la razionalità e il sacrificio. Nel corso della storia il personaggio si ammorbidisce progressivamente grazie al contatto con Molina, dando vita a un’evoluzione emotiva credibile e toccante.
La chimica tra i due attori costituisce la vera forza della pellicola. Molti recensori hanno infatti sottolineato come siano proprio le loro scene condivise a conferire profondità al film, ben più delle pur spettacolari parentesi musicali.
Jennifer Lopez e la magnificenza della Donna Ragno
Avevamo grande curiosità e grandi aspettative per la presenza di Jennifer Lopez nel ruolo di Ingrid Luna e della Donna Ragno. La fenomenale J.lo offre, probabilmente, una delle performance più complete della sua carriera recente. Attrice, cantante e ballerina, Lopez sfrutta pienamente tutte le sue qualità artistiche in un personaggio costruito per incarnare il glamour del cinema classico. Ogni sua apparizione è studiata come un evento visivo: costumi elaborati, scenografie sontuose e numeri musicali ricchi di fascino.
Pur non essendo il personaggio principale della storia, la sua presenza domina il lato immaginifico del racconto. Alcune recensioni hanno evidenziato come la sua interpretazione rappresenti uno dei maggiori punti di forza del film, arrivando persino a generare discussioni sulle possibili candidature ai premi cinematografici della stagione. Staremo a vedere, ma nel frattempo vi diciamo che la sua stella non è affatto appannata, anzi, dopo questo film vi risulterà ancora più sfavillante.
Libertà, identità, immaginazione e limiti
Sotto la superficie del musical di Condon si nasconde un'opera ricca di contenuti. Il film affronta, innanzitutto, il tema della repressione. La dittatura argentina diventa il simbolo di ogni sistema che tenta di controllare i corpi, i desideri e le idee. Valentín rappresenta la persecuzione politica; Molina quella sessuale e identitaria.
Ma la pellicola parla anche della forza delle storie. Le fantasie di Molina non sono una fuga codarda dalla realtà, bensì una forma di resistenza. Attraverso il cinema egli conserva la propria umanità e riesce perfino a costruire un ponte emotivo con qualcuno che, inizialmente, sembra appartenere a un mondo completamente diverso.
L'opera riflette inoltre sulla natura dell'amore e dell'empatia. La relazione tra i due protagonisti sfugge alle definizioni più semplici e si sviluppa come un percorso di reciproca comprensione che supera le differenze ideologiche, culturali e personali.
Nonostante le numerose “note positive”, Il bacio della donna ragno non è privo di difetti. La durata superiore alle due ore e la struttura ereditata dal musical teatrale generano talvolta problemi di ritmo. Alcuni passaggi risultano dilatati, mentre altri sembrano affrettati. Anche l'alternanza tra realtà carceraria e fantasia musicale non sempre raggiunge un perfetto equilibrio.
Inoltre, chi conosce il romanzo originale, o il film del 1985, potrebbe percepire una minore durezza nella rappresentazione del contesto politico e della repressione. Alcuni critici hanno lamentato una certa attenuazione degli aspetti più tragici e brutali della vicenda, a favore dello spettacolo musicale. Tuttavia, pur senza raggiungere l'impatto emotivo e la forza politica dell'adattamento del 1985, questa nuova versione possiede una personalità autonoma e un'ambizione rara nel panorama cinematografico contemporaneo. Un musical drammatico che riesce a essere al tempo stesso spettacolo, riflessione e dichiarazione d'amore verso il cinema stesso.
Il voto di Cinefily



