La pellicola segna il debutto alla regia cinematografica di Fortunato Cerlino e racconta un’intensa storia di formazione ambientata nella periferia napoletana degli anni ‘80. Tratto dal romanzo autobiografico “Se vuoi vivere felice”, il film segue il giovane Felice nel suo percorso tra povertà, violenza e sogni di riscatto, con un cast che comprende Salvatore Esposito, Marianna Fontana e Mario Di Leva. Dopo l’anteprima al Torino Film Festival, arriverà nelle sale italiane il 25 giugno.
Si, c’è una Napoli lontana dagli stereotipi e dalle rappresentazioni più immediate, una città fatta di periferie popolari, famiglie numerose, sacrifici quotidiani e sogni che sembrano impossibili da realizzare. È proprio da questo universo umano e sociale che prende forma Avemmaria, il nuovo film diretto da Fortunato Cerlino, tratto dal suo romanzo autobiografico, Se vuoi vivere felice (2018) e in arrivo nelle sale il 25 giugno 2025. Presentato in anteprima alla 43ª edizione del Torino Film Festival, il lungometraggio segna l’esordio cinematografico alla regia dell’attore napoletano, noto al grande pubblico per le sue intense interpretazioni sul piccolo e grande schermo.
Ambientato nel quartiere di Pianura, alla periferia occidentale di Napoli, nei primi anni ’80, Avemmaria è un racconto di formazione che affonda le radici nella realtà sociale del Sud Italia, ma che assume un valore universale grazie alla sua capacità di parlare di crescita, speranza e desiderio di emancipazione. Il film segue il percorso di un bambino che tenta di sottrarsi a un destino che sembra già scritto, trovando nella musica, nell’immaginazione e nell’incontro con figure positive la forza per guardare oltre i confini della propria condizione.
Il titolo stesso richiama una preghiera popolare e suggerisce una dimensione intima e spirituale che attraversa l’intera narrazione. Non si tratta soltanto della storia di un ragazzo che sogna una vita diversa, ma di un viaggio emotivo dentro una comunità segnata da difficoltà economiche e marginalità sociale, dove ogni possibilità di cambiamento appare come una conquista straordinaria. In questo senso, Avemmaria si propone come una riflessione profonda sul tema del riscatto individuale e collettivo, mettendo al centro la convinzione che il futuro non sia necessariamente determinato dalle circostanze di nascita.
La trama
Felice vive in due stanze buie col padre Raffaele, che ha appena perso il lavoro, sua madre Antonietta, con pochi anni, troppi figli e un lutto da elaborare, nonna Filomena, una donna perennemente vestita di nero e soffocata dal rancore, tre fratelli e un quinto in arrivo. A Pianura, come in tutte le province del mondo, soprattutto quando sei povero, essere bambini o sognatori è uno stigma. Da quelle parti, “Chi è nato tondo nun pò murí quadrato”. Con queste premesse un ragazzino dell’età di Felice ha due destini possibili: essere sopraffatto dalle logiche dalla miseria e la violenza o avere fede nei suoi sogni.
Il cast e i personaggi
Mario Di Leva (figlio d’arte del pluripremiato Francesco) interpreta il giovane Felice, restituendo sullo schermo la fragilità, la determinazione e la sensibilità di un bambino che cerca una strada alternativa a quella che il contesto sociale sembra avergli riservato. Attraverso il suo sguardo passa gran parte della forza emotiva del film, ma la pellicola è composta da una coralità di figure che rappresentano il tessuto sociale della Napoli popolare degli anni ‘80: genitori, insegnanti, vicini di casa e amici diventano tasselli essenziali di una comunità che condiziona, sostiene e accompagna il percorso del giovane protagonista.
Accanto a lui, Cerlino ha voluto il suo grande amico Salvatore Esposito (col quale ha condiviso il set di Gomorra – La serie) e poi Marianna Fontana, Carmine Borrino, Gennaro Di Colandrea, Franca Abategiovanni, Giulia Coppini, Cecilia Bertozzi, Giovanni Petrone, Francesco Verde, Francesca Colapietro, Armando Manfregola e Gabriele Di Gennaro.
Il pensiero di Fortunato Cerlino
Nelle sue dichiarazioni sul film, Fortunato Cerlino ha spiegato di aver voluto raccontare una storia che mettesse al centro la possibilità del cambiamento e della trasformazione personale. Il regista ha sottolineato come Avemmaria sia nato dal desiderio di esplorare il tema della rivalsa sociale attraverso gli occhi di un bambino, capace di conservare sogni e speranze anche all’interno di una realtà difficile.
Il film intende sfidare una convinzione molto radicata nella cultura popolare, sintetizzata, come dicevamo, dal proverbio napoletano «Chi è nato tondo nun pò murí quadrato». Attraverso il percorso di Felice (che rispecchia quello del regista), la narrazione dimostra invece che il destino non è immutabile e che la volontà, il talento e l’incontro con persone capaci di credere in noi possono aprire strade inattese.
Per il regista, la musica, la scuola e l’immaginazione rappresentano gli strumenti attraverso cui il protagonista riesce a opporsi alla rassegnazione. Da qui nasce un racconto che assume i contorni di una preghiera laica e di un intenso coming of age, in cui il desiderio di affermare la propria identità diventa un atto di resistenza contro ogni forma di esclusione sociale.
Con il suo esordio alla regia, Cerlino firma così un’opera che guarda alle periferie senza indulgere nel pietismo o nella retorica, scegliendo invece di raccontare la forza dei sogni e la possibilità concreta di cambiare il corso della propria vita.



