Curry Barker potrebbe essere il regista de film horror dell’anno. Il suo Obsession è un film profondamente disturbante che usa il linguaggio dell’ossessione romantica per raccontare il bisogno tossico di possedere qualcuno. Il regista, già noto online per i suoi cortometraggi horror e contenuti virali, realizza qui un’opera sorprendentemente matura, feroce e consapevole, capace di fondere body horror, thriller psicologico, romance malata e satira sociale in un’unica esperienza claustrofobica. Il film prende una paura universale — il desiderio di essere amati — e la trasforma in una condanna. L’idea alla base è semplicissima: “e se la persona che ami ricambiasse… troppo?”. Ma Barker non si limita a sviluppare un concept intrigante; lo usa per scavare nelle insicurezze maschili moderne, nella dipendenza emotiva e nel confine ambiguo tra amore e controllo. Il risultato è un horror che riesce contemporaneamente a inquietare, disgustare e persino commuovere.
Fin dalla première al Toronto International Film Festival nel blocco Midnight Madness, il film è stato accolto come uno dei debutti horror più forti degli ultimi anni. Noi l’abbiamo visto per voi e vi diciamo cosa ne pensiamo, senza spoiler.
LA TRAMA
Esprimi un desiderio (o meglio di no?)
Bear (Michael Johnston) è un ragazzo introverso e socialmente impacciato che lavora in un negozio di musica insieme alla sua migliore amica d’infanzia, Nikki (Inde Navarrette). Da anni è segretamente innamorato di lei, ma non riesce mai a confessare i suoi sentimenti. Nikki gli vuole bene, ma lo considera soltanto un amico, e questa distanza emotiva consuma lentamente Bear, che vive in una costante frustrazione romantica. Una sera, entrando in un ambiguo negozio esoterico, Bear scopre un misterioso oggetto chiamato “One Wish Willow”, una sorta di talismano capace di esaudire un desiderio. Spinto dalla disperazione e dall’illusione di poter finalmente ottenere la felicità che desidera, Bear esprime un desiderio preciso: vuole che Nikki lo ami più di chiunque altro al mondo. Il desiderio si avvera quasi immediatamente. All’inizio sembra tutto perfetto: Nikki diventa affettuosa, presente, completamente devota a lui. Bear vive finalmente la relazione che aveva sempre sognato. Ma molto presto quell’amore inizia a deformarsi in qualcosa di terrificante. Nikki sviluppa una dipendenza patologica nei suoi confronti, perde progressivamente il contatto con la realtà, diventa aggressiva verso chiunque si avvicini a Bear e inizia persino a vedere presenze inquietanti e creature invisibili.
INFO & CAST
Durata: 109 min
Regia: Curry Barker
Cast:
Michael Johnston: Baron “Bear” Bailey
Inde Navarrette: Nikki Freeman
Cooper Tomlinson: Ian
Megan Lawless: Sarah Harper
Andy Richter: Carter Harper
Haley Fitzgerald: Viola
Darin Toonder: Harry
LA RECENSIONE
La regia di Curry Barker è semplicemente incredibile
La cosa più impressionante del film è probabilmente la regia. Barker dirige con un’energia quasi animalesca, costruendo un’atmosfera di disagio costante. Non punta sui classici jumpscare facili, ma su una tensione lenta e crescente, fatta di silenzi, dettagli disturbanti e comportamenti fuori posto. La macchina da presa rimane spesso incollata ai personaggi, creando un senso di intimità tossica che diventa sempre più soffocante man mano che la storia procede. Anche i momenti apparentemente romantici risultano inquietanti, perché Barker riesce continuamente a insinuare il dubbio che qualcosa sia profondamente sbagliato.
Visivamente il film alterna estetica indie, luci fredde e improvvise esplosioni di violenza grafica. Alcune scene horror sono davvero memorabili, non tanto per quantità di sangue quanto per il modo in cui manipolano il corpo e il comportamento umano. Nikki, man mano che perde il controllo, diventa quasi una creatura aliena: i movimenti del corpo, gli sguardi fissi, i sorrisi innaturali trasformano una semplice ragazza innamorata in un incubo vivente.
Molti critici hanno paragonato il film alle opere di Ari Aster, Jordan Peele e persino al miglior horror anni ’80, e forse è vero ma Barker riesce comunque a mantenere la sua impronta personale e a risultare originale.
Michael Johnston e Inde Navarrette, due performance devastanti
Michael Johnston interpreta Bear in maniera molto intelligente, evitando di renderlo un semplice “villain”. Bear non è cattivo nel senso tradizionale del termine: è fragile, immaturo, emotivamente egoista. Vuole essere amato così disperatamente da ignorare le implicazioni morali delle proprie azioni. Johnston riesce a mostrare bene questa trasformazione graduale, passando dalla timidezza alla colpa, fino alla completa disperazione.
Ma la vera sorpresa del film è Inde Navarrette. La sua performance è semplicemente terrificante e forse vi farà smettere di lamentarvi delle vostre fidanzate e/o delle vostre mogli. All’inizio Nikki appare normale, solare, persino rassicurante. Poi, scena dopo scena, il personaggio si deforma davanti agli occhi dello spettatore. L’attrice riesce a essere contemporaneamente tragica e mostruosa, una vittima intrappolata dentro un amore innaturale e una minaccia costante pronta a esplodere. Molti critici hanno definito la sua interpretazione una delle migliori performance horror recenti, e non è difficile capire perché. Ci sono momenti in cui basta un piccolo sorriso o un semplice movimento della testa per creare autentico terrore. Top assoluto e ne sentiremo, sicuramente, parlare ancora perché è proprio brava.
Amore tossico e controllo
Dietro l’aspetto da horror soprannaturale, Obsession è soprattutto una riflessione molto cinica sulle relazioni moderne. Il film parla chiaramente di possesso emotivo, della fantasia maschile del “se solo lei mi amasse”, e di quanto possa essere inquietante il desiderio di controllare i sentimenti di qualcun altro. Bear rappresenta il classico “nice guy” contemporaneo: apparentemente innocuo, ma incapace di accettare che Nikki possa non amarlo nello stesso modo. Il film non lo trasforma mai in un mostro totale, ma ci fa vedere come anche il desiderio più “romantico” possa diventare violento quando elimina il libero arbitrio dell’altra persona. Barker ha spiegato di non voler ridurre Bear a una caricatura misogina, anzi, il regista usa il soprannaturale per esplorare paure e insicurezze molto reali legate alle relazioni e all’identità emotiva maschile.
Un horror moderno che lascia il segno
La forza di Obsession sta nel fatto che riesce a essere intrattenimento puro e allo stesso tempo cinema profondamente disturbante. È un film che – in 109 minuti diverte, spaventa e mette a disagio allo stesso tempo. Alcune sequenze sono scioccanti, ma ciò che rimane davvero impresso è il senso di tragedia inevitabile che accompagna tutta la storia. Non tutto è perfetto: nella parte centrale il ritmo rallenta leggermente e alcuni simbolismi vengono forse sottolineati troppo apertamente. Ma sono difetti minori dentro un’opera che dimostra una personalità registica rara per un autore così giovane.
Curry Barker conferma di essere uno dei nuovi nomi più interessanti dell’horror contemporaneo, e se questo è soltanto l’inizio della sua carriera, il futuro potrebbe essere enorme. Il botteghino mondiale già lo sta premiando e, chissà, forse ci potrebbe essere anche un sequel o altri progetti che potrebbero farne il nuovo Jason Blum (che produce la pellicola con la sua Blumhouse). Staremo a vedere.
Il voto di Cinefily



