Nel panorama della commedia italiana contemporanea, spesso sospesa tra tradizione teatrale e contaminazioni televisive, Mi batte il corazon si inserisce come un’opera che prova a coniugare leggerezza popolare e riflessione esistenziale. Diretto da Francesco Prisco e interpretato dall’amatissimo Peppe Iodice, il film parte da un presupposto narrativo volutamente paradossale: un uomo muore, viene dichiarato tale, ma torna improvvisamente in vita nel momento meno opportuno, il proprio funerale.
Questa premessa, che richiama una lunga tradizione di commedie surreali e grottesche, diventa il punto di partenza per un racconto che si muove tra satira sociale, comicità partenopea e momenti di sorprendente introspezione. Il film gioca con l’assurdo per raccontare una realtà fin troppo riconoscibile, quella di un’esistenza vissuta a metà, tra compromessi, paure e verità mai dette.
Accanto a Iodice, il cast corale — che include volti noti come Ivana Lotito, Yari Gugliucci e Gianni Ferreri — contribuisce a costruire un universo umano variegato, fatto di caratteri vividi e situazioni quotidiane deformate dalla lente dell’ironia. La produzione, firmata da Alessandro Cannavale e Andrea Cannavale, figli del grande e indimenticabile Enzo, porta con sé anche un’eredità simbolica: quella di una comicità radicata nel territorio ma capace di parlare a tutti. Noi l’abbiamo visto per voi e vi diciamo cosa ne pensiamo.
LA TRAMA
"Quello che ha visto Maradona"
Peppe Iovine, giornalista di una piccola emittente locale, conduce una vita tranquilla e mediocre, finché viene colto da infarto e muore. Fine dei giochi. O almeno, così sembra. Perché il giorno seguente, nel bel mezzo del suo funerale, Peppe si risveglia nella bara. Da lì comincia il suo personale inferno: per lo Stato è morto, per la moglie è un mistero, e per il quartiere è “quello che ha visto Maradona”. Convinto di averlo incontrato davvero nell’aldilà, Peppe decide di cambiare vita: dire sempre la verità, senza più paura di niente e nessuno. Ma la verità può essere un’arma pericolosa. E tra burocrazie assurde, confessioni esplosive e momenti di tenerezza disarmante, Peppe scopre che forse le seconde opportunità non servono a rifarsi… ma a capirsi davvero.
INFO & CAST
Durata 96 min
Regia Francesco Prisco
Cast
Peppe Iodice: Peppe Iovine
Ivana Lotito
Yuri Gugliucci
Francesco Procopio
Ivan Castiglione
LA RECENSIONE
La comicità di Iodice tra tradizione e contemporaneità
Peppe Iodice porta sullo schermo una comicità fortemente identitaria, fatta di ritmo, espressività e improvvisazione controllata. Il suo stile si rifà chiaramente alla tradizione teatrale napoletana, ma riesce a dialogare con un pubblico moderno – proprio come fa nella sua famosa trasmissione tv – grazie a tempi comici più serrati e a una scrittura che alterna battute immediate a momenti più riflessivi.
La regia di Prisco – autore anche della sceneggiatura con Francesco Procopio, Peppe Iodice, Francesco Burzo, Marco Critelli basata sullo spettacolo teatrale “Ho visto Maradona” dello stesso Iodice – accompagna questa energia senza mai soffocarla, lasciando spazio agli attori ma mantenendo una struttura narrativa coerente. Il risultato è un equilibrio non sempre perfetto, ma spesso efficace: alcune sequenze brillano per spontaneità, altre risultano più costruite, ma nel complesso il film mantiene un’identità riconoscibile. Il cuore del film emerge quando Peppe, convinto di aver avuto un’esperienza nell’aldilà, decide di dire sempre la verità. Questo espediente narrativo, apparentemente semplice, diventa il motore di una serie di situazioni comiche ma anche profondamente rivelatrici.
Dire la verità, nel mondo di Peppe, significa rompere equilibri fragili: relazioni costruite su mezze bugie, dinamiche lavorative basate su compromessi, legami familiari mai veramente messi alla prova. La comicità nasce proprio da questo cortocircuito tra sincerità assoluta e realtà sociale, dimostrando quanto spesso la verità sia più destabilizzante della menzogna.
Il film suggerisce che la seconda possibilità non è tanto un’occasione per cambiare vita in senso spettacolare, quanto per guardarsi dentro. Peppe non diventa un eroe, ma un uomo che finalmente si confronta con sé stesso.
Il cast corale e la dimensione umana
Uno dei punti di forza del film è il cast corale, che arricchisce la narrazione con personaggi secondari ben caratterizzati. Ivana Lotito offre una prova intensa, capace di bilanciare ironia e fragilità, mentre Yari Gugliucci e Gianni Ferreri contribuiscono a costruire un contesto credibile e dinamico. Anche i ruoli minori, interpretati da attori come Antonio Milo e Maria Bolignano, partecipano alla riuscita complessiva, creando un microcosmo che riflette con efficacia la vita di quartiere.
Francesco Prisco dimostra una buona padronanza del mezzo, soprattutto nella gestione dei tempi comici e nella direzione degli attori. Tuttavia, il film presenta qualche discontinuità nel ritmo: alcune sequenze risultano più dilatate del necessario, mentre altre avrebbero beneficiato di maggiore sviluppo. Nonostante ciò, la regia riesce a mantenere coerenza tonale, passando con naturalezza dal grottesco al tenero, senza mai perdere completamente il filo emotivo della storia.
Un'idea surreale che tocca corde autentiche
Mi batte il corazon è una commedia che, pur partendo da un’idea surreale, riesce a toccare corde autentiche. Non è un film perfetto: soffre di qualche squilibrio narrativo e di una certa prevedibilità in alcuni passaggi. Tuttavia, compensa con un’anima sincera, una comicità radicata e un messaggio che arriva con semplicità ma efficacia. Alla fine, il viaggio di Peppe non è tanto quello di un uomo tornato dalla morte, quanto quello di una persona che impara finalmente a vivere. E in questa consapevolezza, tra risate e momenti di malinconia, il film trova la sua dimensione più riuscita. Prova superata Peppe!
Il voto di Cinefily



