Il 2025 sarà ricordato come uno degli anni più contraddittori della storia recente del cinema. Da un lato grandi ritorni, sequel attesi e produzioni miliardarie; dall’altro, una lunga scia di delusioni al botteghino che ha messo in difficoltà anche gli studios più solidi. Le cause? Una combinazione di fattori: saturazione del mercato, strategie di marketing poco efficaci, concorrenza dello streaming e, soprattutto, un pubblico sempre più selettivo. Come riportano diverse analisi, quest’anno non è stato affatto idilliaco per il cinema, con numerosi titoli che hanno mancato clamorosamente le aspettative economiche e critiche.
Tra i casi più discussi spicca Biancaneve, il live action Disney che, nonostante l’enorme investimento e l’attenzione mediatica, è diventato uno dei simboli dei flop dell’anno. Già nei primi mesi del 2025, infatti, il film è stato citato tra i maggiori insuccessi al botteghino, incapace di recuperare il budget e travolto da polemiche e reazioni contrastanti del pubblico. Non è andata meglio a Elio, il nuovo progetto Pixar che avrebbe dovuto segnare un rilancio dopo anni difficili, ma che si è invece scontrato con un mercato sempre più imprevedibile. Anche Thunderbolts, l’ennesimo tassello dell’universo Marvel, ha faticato a imporsi in un panorama ormai saturo di cinecomic, confermando la crisi del genere e la difficoltà degli studios nel proporre qualcosa di davvero nuovo. After the Hunt – Dopo la caccia, il thriller di Luca Guadagnino che prometteva di essere una delle sorprese dell’anno, si è rivelato un altro titolo incapace di trovare il suo pubblico, complice una distribuzione poco incisiva e un passaparola debole.
Questi film non sono casi isolati: il 2025 è stato segnato da una lunga serie di produzioni che, pur partendo con ambizioni enormi, si sono trasformate in veri e propri disastri finanziari. Alcuni, come Better Man, hanno registrato incassi drammaticamente inferiori al budget — appena 10 milioni a fronte di 110 spesi — mentre altri sono semplicemente scomparsi dal radar del pubblico, incapaci di lasciare un segno. In questo contesto, abbiamo raccolto i 15 flop più clamorosi, analizzando non solo i numeri, ma anche le ragioni dietro questi fallimenti: errori strategici, scelte creative discutibili, tempistiche sbagliate o semplicemente un mercato che non perdona più nulla.
I 15 film flop più clamorosi del 2025
1 – Better Man, di Michael Gracey
Better Man, il biopic musicale diretto da Michael Gracey dedicato a Robbie Williams, è diventato uno dei casi più clamorosi del 2025. Nonostante le recensioni positive e l’apprezzamento di chi lo ha visto, il film ha incassato pochissimo rispetto al budget enorme di circa 110 milioni di dollari, arrivando in alcuni mercati a soli 3 milioni nei primi giorni e poco più di 22 complessivi. La scelta artistica più discussa – rappresentare Robbie Williams come una scimmia in CGI – ha incuriosito la critica ma ha probabilmente disorientato il pubblico, contribuendo al flop. Anche problemi esterni, come la cancellazione della premiere di Los Angeles a causa degli incendi, non hanno aiutato. In sintesi, un film amato da chi l’ha visto ma ignorato dal grande pubblico, diventando uno dei primi grandi disastri economici dell’anno
2 – Il bambino di cristallo, di Jon Gunn
Il bambino di cristallo non ha avuto un grande impatto al botteghino, e questo è curioso perché la critica lo ha trattato con una certa serietà. Il film, uscito nelle sale italiane il 27 marzo 2025, racconta la storia vera di Austin LeRette, un ragazzo autistico con una rara fragilità ossea, e segue il punto di vista del padre, ispirandosi al libro autobiografico The Unbreakable Boy. La pellicola di Jon Gunn, con Zachary Levi e Meghann Fahy, punta molto sull’emotività e sul messaggio edificante, muovendosi nella scia di film come Wonder. Proprio questa impostazione, molto densa di temi e sentimenti, è stata vista da alcuni come un limite: un film che vuole dire tante cose e rischia di disperdersi, pur mantenendo un tono sincero e affettuoso. Insomma, nonostante la storia toccante e le buone intenzioni, non è riuscito a trasformare l’interesse critico in un successo commerciale, fermandosi ad un incasso di 7.5 milioni di dollari a fronte di un budget di 20.
3 – Mickey 17, di Bong Joon-ho
Il flop di Mickey 17, che segna il ritorno di Bong Joon-ho, ci ha lasciati interdetti. Dopo il successo di Parasite (4 Oscar e circa 260 milioni d’incasso), questo nuovo tassello, costato circa 118 milioni di dollari più altri 80 per il marketing, avrebbe dovuto incassare almeno 300 milioni per rientrare delle spese, ma si è fermato intorno ai 112 milioni globali secondo alcune fonti, mentre altre riportano un totale di 92,2 milioni dopo un debutto debole e un rapido passaggio allo streaming dopo appena 18 giorni. La Warner Bros. si è trovata così davanti a una perdita significativa, diventata simbolo delle difficoltà del cinema sci-fi di medio-alto budget nel mercato post-pandemico.
4 – Biancaneve, di Marc Webb
Biancaneve di Marc Webb è stato considerato un flop al botteghino soprattutto negli Stati Uniti, dove ha incassato circa 43 milioni di dollari nel weekend d’esordio, una cifra molto inferiore alle aspettative Disney e insufficiente rispetto a un budget di circa 270 milioni di dollari. Le polemiche politiche attorno alle protagoniste, le critiche al tono “troppo politico” e la comunicazione caotica hanno contribuito alla percezione negativa del film. Anche la riedizione successiva ha confermato il disinteresse del pubblico, con soli 210mila dollari incassati in oltre 1.300 sale. Tracollo globale.
5 – Black Bag – Doppio gioco, di Steven Soderbergh
Black Bag – Doppio gioco, di Steven Soderbergh, nonostante le recensioni entusiaste e un cast di alto profilo (Michael Fassbender e Cate Blanchett), si è rivelato un flop al botteghino. Le fonti riportano incassi molto inferiori alle aspettative: alcune parlano di circa 21 milioni di dollari prima del passaggio rapido al VOD, altre di un totale mondiale poco sopra i 38 milioni a fronte di un budget di circa 60 milioni. La delusione ha spinto Soderbergh a riflettere pubblicamente sullo stato del cinema adulto di medio budget, definendo il mercato attuale “una zona morta” e segnalando un problema più ampio per questo tipo di film.
6 – Mr. Morfina, di Dan Berk e Robert Olsen
Mr. Morfina, col figlio d’arte Jack Quaid, ha debuttato al primo posto negli Stati Uniti, ma in uno dei weekend più deboli dell’anno, trasformando la sua uscita in un flop di fatto. Il film ha incassato solo 8,7 milioni di dollari all’esordio, sotto le proiezioni che puntavano almeno ai 10 milioni, e a livello internazionale si è fermato intorno ai 34 milioni (con un budget di circa 20) confermando un interesse molto basso del pubblico. Pur guidando la classifica, il risultato è stato letto come un segnale della crisi del botteghino, con uno dei peggiori weekend post‑pandemia registrati finora.
7 – Thunderbolts, di Jake Schreier
Eh, purtroppo Thunderbolts è stato un flop al botteghino nonostante le recensioni positive. Il film, partendo da un budget di circa 300 milioni, si è fermato a circa 383 milioni d’incasso, diventando il secondo peggior incasso nella storia dei Marvel Studios, superato solo da The Marvels. Le analisi sottolineano che il pubblico non conosceva bene il titolo né molti dei personaggi, spesso legati a serie TV che non tutti avevano visto, un fattore che secondo Kevin Feige ha contribuito al risultato deludente. Il film è stato inoltre ritirato rapidamente dalle sale in diversi Paesi, accentuando la percezione del suo insuccesso commerciale.
8 – Wolf Man, di Leigh Whannell
Wolf Man di Leigh Whannell, pur seguendo la linea Blumhouse dei budget contenuti, ha deluso al botteghino. Nonostante un budget relativamente basso per gli standard hollywoodiani (circa 25 milioni di dollari), gli incassi non hanno raggiunto le aspettative, fermandosi a 34 milioni, confermando un interesse limitato e un impatto commerciale molto inferiore rispetto al precedente successo di Whannell, L’uomo invisibile.
9 – After the Hunt – Dopo la caccia, di Luca Guadagnino
La scure del flop non ha risparmiato neanche After the Hunt – Dopo la caccia, del nostro Luca Guadagnino. Partendo da un budget di 80 milioni di dollari, il film con Julia Roberts e Andrew Garfield, dopo due settimane dall’uscita, aveva raccolto appena 6 milioni, un risultato aggravato anche dal compenso elevato della stessa Roberts, che ha contribuito a far lievitare i costi di produzione. Alla fine, si è fermato a soli 9.4 milioni. Disastro.
10 – Springsteen – Liberami dal nulla, di Scott Cooper
Il biopic di Cooper ha debuttato con soli 9,1 milioni di dollari nel weekend d’apertura negli Stati Uniti, arrivando a un totale globale di 16,1 milioni, ben sotto le previsioni degli analisti. Con un budget di circa 55 milioni di dollari, l’incasso finale di 45 milioni non è bastato nemmeno a raggiungere il pareggio. Dopo una permanenza molto breve nelle sale e recensioni contrastanti, il film è stato rapidamente spostato sulle piattaforme digitali, diventando un caso emblematico di biopic musicale che non riesce a trovare pubblico in sala.
11 – Elio, di Adrian Molina, Domee Shi e Madeline Sharafian
Il flop di Elio è un vero peccato. La creatura Pixar, nel primo weekend, ha incassato solo 21 milioni di dollari negli Stati Uniti, per un totale globale di circa 35 milioni, a fronte di una produzione costata circa 150 milioni (forse anche vicina ai 200). Le analisi parlano di una vera debacle, con un pubblico che non ha premiato il tentativo dello studio di puntare su un film originale non legato a franchise o sequel. Anche la critica ha discusso le ragioni del fallimento, citando problemi di marketing, identità creativa e scarsa riconoscibilità del progetto.
12 – The Smashing Machine, di Benny Safdie
The Smashing Machine, il biopic su Mark Kerr con Dwayne Johnson, è stato un flop cocente. Il film ha debuttato con soli 6 milioni di dollari negli Stati Uniti, il peggior esordio della carriera di Johnson come protagonista, nonostante l’attenzione della critica e l’investimento di circa 50 milioni di dollari da parte di A24. L’incasso complessivo si è fermato attorno ai 21 milioni, troppo poco per recuperare i costi, e il film è passato rapidamente allo streaming dopo una corsa in sala senza slancio
13 – A Big Bold Beautiful Journey – Un viaggio straordinario, di Kogonada
A Big Bold Beautiful Journey, con protagonisti Margot Robbie e Colin Farrell non è riuscito ad attirare pubblico, incassando solo circa 8 milioni di dollari nel weekend d’esordio negli Stati Uniti, nonostante il cast di richiamo e la premessa originale (bello e magnetico anche il trailer). La critica lo ha accolto freddamente prima dell’uscita, contribuendo a un interesse molto basso e a un risultato commerciale deludente, soprattutto in un periodo dominato da titoli molto più forti come Demon Slayer e l’ultimo capitolo della saga horror di The Conjuring. Alla fine, partendo da un budget di circa 45 milioni di dollari, ne ha incassati 22.
14 – Hurry Up Tomorrow, di Trey Edward Shults
Il film con The Weeknd, è stato stroncato dalla critica e ignorato dal pubblico, incassando circa 7.7 milioni di dollari, a fronte di un budget di 15 milioni, dunque ben al di sotto delle aspettative legate alla popolarità dell’artista. Non è riuscito nemmeno a entrare nella top 5 del box office statunitense, confermando un debutto molto debole nonostante l’enorme attenzione mediatica che aveva preceduto l’uscita. Il risultato è stato letto come un fallimento sia commerciale sia d’immagine per un progetto che puntava a un forte impatto culturale.
15 – The Life of Chuck, di Mike Flanagan
The Life of Chuck, nonostante il nome di Stephen King e la regia di Mike Flanagan, non è riuscito ad attirare il pubblico statunitense: nel weekend d’esordio, distribuito in oltre 1100 sale, ha incassato appena 2 milioni di dollari. Il trailer finale e la campagna promozionale non sono bastati a generare interesse, e l’opera — pur apprezzata da parte della critica per la sua struttura particolare e il tono intimista — non ha trovato un pubblico ampio nelle sale. Partendo da un budget di 25 milioni di dollari, l’incasso finale è stato di circa 19.5 milioni.



